Ristoranti, Ramponi: «La ristorazione e il cibo hanno bisogno di rispetto»

Al via da oggi la protesta di due giorni di un centinaio di esercenti veronesi, che hanno deciso di tenere chiuse le proprie attività. Su questo tema è intervenuto Leopoldo Ramponi, presidente dell'Associazione Ristoratori di Confcommercio Verona e proprietario della trattoria Al Bersagliere.

Al via da oggi la protesta di due giorni di un centinaio di esercenti veronesi, che hanno deciso di incrociare le braccia e tenere chiuse le proprie attività. Il gesto è una forma di protesta contro la decisione del governo di ritornare in zona gialla per soli due giorni, eccezione all’interno di una più ampia zona arancione. Ai microfoni di Radio Adige, su questo tema, è intervenuto Leopoldo Ramponi, presidente dell’Associazione Ristoratori di Confcommercio Verona e proprietario della trattoria Al Bersagliere.

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«L’idea di una protesta è nata ancora il 14 dicembre sia per la sicurezza dei nostri clienti ma anche per la nostra dignità. È vergognoso farci aprire per solo due mezze giornate, probabilmente chi l’ha deciso non sa cosa significhi aprire un ristorante. Un’attività non è un interruttore della luce, non si accende e spegne a piacere».

Prosegue manifestando grande preoccupazione per la filiera: «Se facciamo un’analisi dell’anno appena terminato, la nostra è la categoria è la più colpita dalla pandemia. Ricordo che da ottobre siamo chiusi anche la sera. Grave è il fatto che hanno chiuso Natale e Capodanno, giornate in cui lavoravamo di più. E nonostante queste limitazioni ai nostri esercizi, il contagio è aumentato: i ristoranti erano e sono luoghi estremamente sicuri. Chiediamo alla politica che decida una volta per tutte cosa vogliono che facciamo. Siamo persone con famiglie e collaboratori, e dietro c’è una grande filiera. La cassa integrazione non è sufficiente per vivere, siamo preoccupati per i nostri dipendenti».

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In merito al servizio di consegna a domicilio, Ramponi è chiaro: «Non trovo il delivery una soluzione valida. La ristorazione e il cibo hanno bisogno di rispetto. Il ristorante deve essere un punto di convivio, un momento per rilassarsi. Non possiamo portare spaghetti e bistecche a casa: è un insulto al cibo. Lo dico senza paura: il delivery è dato dalle grandi aziende, non dai ristoranti. In questo mondo globalizzato verremo quindi mangiati dai più grandi».

Per quanto riguarda gli aiuti finanziari del governo: «L’aiuto che ci hanno dato è molto piccolo, non è sufficiente per tenere in vita un’attività. Non ci stanno dando una mano, non trovo giusto uno stipendio per stare a casa quando io ho un negozio. Se vogliono farci chiudere, basta palesarlo».