Variante 29, da ex carcere a ostello per i giovani. Così rinasce il “Campone”

Delle sorti dell'ex Campone si è parlato a lungo, diverse le ipotesi che si sono susseguite negli ultimi anni non solo per toglierlo dal degrado, ma anche per restituirlo alla città con funzioni adeguate. La svolta arriva con la Variante 29.

All’ex Campone il tempo si è fermato agli anni Novanta, quando il lungo edificio di via Del Fante ospitava il carcere cittadino. Se si esclude la sporcizia e il degrado causati dallo stato di abbandono in cui si trova da più di 20 anni, tutto è rimasto uguale. Al primo piano i parlatoi dove i detenuti incontravano i parenti, la mensa, il cinema e gli uffici delle guardie. Al secondo le celle vere e proprie, stanzoni che ospitavano fino a trenta carcerati. Bisogna entrare per riuscire solo lontanamente a immaginare la vita lì dentro.

Tuttavia, la destinazione a penitenziario è stata solo l’ultima della lunga vita dell’ex caserma asburgica, realizzata intorno alla metà del 1850 per diventare caserma di fanteria. Ai militari asburgici seguirono quelli italiani, che vi rimasero fino al secondo Dopoguerra, quando la struttura, per la capienza e le caratteristiche, venne destinata a carcere. Rimase tale per diversi decenni, poi la dismissione nel 1997 quando venne inaugurata la casa circondariale di Montorio.

Delle sorti dell’ex Campone si è parlato a lungo, diverse le ipotesi che si sono susseguite negli ultimi anni non solo per toglierlo dal degrado, ma anche per restituirlo alla città con funzioni adeguate alla posizione centralissima oltre che alla vicinanza con la cittadella della giustizia veronese.

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Anche per questa ampia superficie da rigenerare, 19 mila metri quadrati complessivi, la svolta arriva con la Variante 29. La riqualificazione dell’ex Campone è infatti una delle 145 manifestazioni di interesse che hanno partecipato allo specifico bando, cogliendo l’opportunità fornita dal nuovo strumento urbanistico per un iter amministrativo rapido che con un solo provvedimento porta avanti tutte le richieste ritenute ammissibili.

Dal 2006 l’ex caserma è di proprietà del Gruppo Santoni, che l’ha acquistata dal Monopolio di Stato. Una proposta progettuale c’è già, tuttavia si tratta di un progetto di massima, aperto ad ulteriori sviluppi in base alle indicazioni del Comune. Gli spazi di certo non mancano. Lungo 240 metri e largo 18, l’edifico ospita due piani più un sottotetto di 5 mila metri quadrati ciascuno. Con lo spazio esterno si raggiungono appunto quasi 20 mila metri quadrati di superficie utilizzabile.

L’idea è quella di sfruttare la vicinanza con il centro e con il tribunale, realizzando al piano terra alcuni negozi, uffici, bookshop, locali per la ristorazione. Per il secondo piano si pensa ad un ostello, per promuovere un turismo giovane e ampliare l’offerta cittadina. L’ipotesi di creare un parcheggio di tre piani interrati, sarebbe anche una risposta alla necessità di nuovi posti auto nella zona, e libererebbe l’area esterna per realizzare un ulteriore polmone verde.

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I vincoli monumentali del compendio ne aumentano il valore storico, simbolico e architettonico. Elementi che i proprietari vorrebbero valorizzare approfittando della vicina cinta magistrale. Demolendo l’attuale recinzione su via Del Fante, si potrebbe infatti ricavare un’ampia corsia pedonale che arriverebbe, attraverso una passerella o altre soluzioni adeguate, a collegarsi direttamente con il bastione di San Francesco.

Proprio all’ex Campone è proseguito il tour alla scoperta delle aree dismesse private che verranno rigenerate attraverso la Variante 29. Presenti il sindaco Federico Sboarina e l’assessore alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala, guidati dal proprietario Silvano Santoni. Al sopralluogo c’erano anche i consiglieri della prima Circoscrizione Alvise Turco e Luigi Grassi.

«Entrare qua dentro fa sempre effetto, sapendone la storia. Sono anni che si parla di come recuperare questo immobile misterioso» ha detto il sindaco. «Ora, grazie alla Variante 29, c’è la possibilità concreta di farlo rivivere e di connetterlo con il tessuto cittadino. Al di là di questo muro, a pochi metri di distanza, c’è la cittadella della giustizia veronese, il tribunale con tutte le sue sezioni, la corte d’assise e gli uffici giudiziari, per migliaia di persone che ogni giorno vi transitano».

«Adesso, la forza del nuovo strumento urbanistico è proprio quello di rigenerare ampie porzioni di città con spazi come questi. Bene l’idea dell’ostello, per un’offerta turistico-ricettiva a 360 gradi e che trova forza nella posizione davvero strategica dell’immobile. Continuiamo con i sopralluoghi per vedere sul posto le tante e interessanti proposte che sono arrivate al bando e per renderci conto di come sarà Verona grazie al processo che abbiamo avviato» prosegue.

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«Uno sviluppo la cui regia e controllo sono sempre in capo all’amministrazione – ha sottolineato il sindaco- perché la rigenerazione che vogliamo deve inserirsi correttamente e in modo armonioso nel contesto, diventandone valore aggiunto».

«Questo edificio ha avuto una storia lunga e complessa, ma adesso è arrivata l’ora del riscatto» ha detto l’assessore Segala. «La superficie è davvero considerevole, il progetto di massima è già stato vagliato ma la volontà è quella di svilupparlo insieme alla proprietà, per una soluzione che sia la migliore possibile sotto tutti i punti di vista. E’ anche l’occasione per avviare il recupero di due palazzine di proprietà comunale che confinano proprio con l’ex Campone, sono certa che sarà avviata la giusta sinergia tra Comune e proprietà».