Il dramma dei contagi nelle Rsa, Elio: «L’emergenza ora è brutale»

Il direttore generale di Fondazione Pia Opera Ciccarelli, Elisabetta Elio, è intervenuta stamattina su Radio Adige Tv per parlare della situazione drammatica che si è venuta a creare nelle case di riposo veronesi, dove gran parte degli ospiti e degli operatori sono infettati.

Nelle case di riposo, nelle rsa, i contagi da covid, negli ultimi giorni, sono tornati a crescere in modo esponenziale. L’11 dicembre i dati drammatici della pandemia a Verona parlavano di un ospite su 5 contagiati (circa il 20%), il dato peggiore di tutto il Veneto, e di 566 morti totali da marzo. Ad aggravare la situazione c’è anche la carenza di personale, che spesso si trova contagiato e quindi impossibilitato a tornare al lavoro. A denunciare le difficoltà, il 4 dicembre scorso, è stato anche il Coordinamento Enti Gestori Centri Servizi Anziani ULSS 9 Scaligera, che ha inviato una lettera aperta alle autorità proprio per denunciare questa mancanza di figure professionali. Tra i firmatari di questa lettera anche Elisabetta Elio, direttore generale di Fondazione Pia Opera Ciccarelli, che è intervenuta su Radio Adige Tv.

«La prima cosa che volevamo fare con questa lettera era di dichiarare pubblicamente ciò che stiamo facendo, come stiamo lavorando e in quali condizioni dobbiamo operare in questo momento, in cui la seconda ondata della pandemia si è rivelata più faticosa della precedente, e per lanciare un grido di aiuto dalle nostre strutture. – ha detto Elio – Sono molti gli operatori socio sanitari e gli infermieri che sono stati attratti dai concorsi degli ospedali e da Azienda Zero e quindi in questo momento noi ci troviamo senza il personale specializzato necessario per affrontare la pandemia. Non dico che stiamo facendo miracoli, ma ci stiamo avvicinando molto».

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«In questo momento i nostri focolai sono sotto controllo e nel momento in cui entra il virus nelle nostre strutture, indipendentemente da tutto e dalle precauzioni, il covid fa la sua parte: la mortalità è medio alta, rispetto a qualsiasi influenza degli anni scorsi, e la maggioranza degli operatori è asintomatica. – ha spiegato Elio – Nel momento in cui c’è la positività scattano gli isolamenti stretti e questo comporta una riorganizzazione costante fintanto che non ci sono le negativizzazioni, quindi è una continua onda. Abbiamo la sensazione che tutti dovremo contagiarci, perchè come si comporta il virus è ancora un mistero».

Sull’arrivo di nuovi infermieri annunciato dall’Ulss 9: «Da noi arriveranno subito tre infermieri e due forse la prossima settimana e ci tenevo a sottolineare cosa significa per i centri di servizio questa iniezione di personale dagli ospedali: si tratta di colleghi infermieri che mettono a disposizioni ore extra a seconda della disponibilità. Questo significa che con tre infermieri, nel centro servizi centrale di San Giovanni, riusciamo a coprire tre turni questa settimana: menomale che ci sono. Io non finirò mai di ringraziare loro e l’ufficio dell’Ulss 9 che sta lavorando per riuscire a trovare i rapporti con queste persone, ma è una situazione di estrema emergenza e non può durare. Sono anche un esborso notevole per i centri servizi, nel senso che la convenzione regionale ha imposto determinati costi ai centri servizi per poter avere questo personale, che va giustamente pagato».

E sulla situazione all’interno dell’Istituto Assistenza Anziani di Verona e lo sciopero degli operatori indetto dai sindacati: «Non ne conosco i dettagli, ma in via generale io non capisco come in questo momento si possa utilizzare lo strumento sciopero in questa situazione di emergenza. – ha detto Elio – È vero: gli operatori sono sotto stress però non credo si possa scegliere in questo momento. Così come mi fa tenerezza sentire le lacrime perchè non possiamo passare il Natale in famiglia: con tutto il rispetto, io sono la prima a voler tornare alla normalità, ma in questo momento non si può scegliere e chi sta lavorando deve stra-lavorare. Non ci sono serate, non ci sono sabati o domeniche e non ci sono feste, perchè l’emergenza quando si esprime è brutale. Da quello che viviamo noi nei centri servizi il mancato lockdown più stretto nella seconda ondata sta creando dei danni infiniti, e anche negli ospedali che sono al collasso e rifiutano i nostri anziani che stanno male. Questa è una situazione che mi dice che il problema non è “l’acquisto di Natale”, ma che non dobbiamo ammalarci tutti insieme».

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