Pressione ospedali, Zaia: «Verona è la maglia nera»

«Verona ha la maglia nera» in Veneto, per la pressione ospedaliera, ha detto il presidente della Regione Veneto Luca Zaia.

Luca Zaia
Luca Zaia

La pressione ospedaliera causata dalla pandemia da Covid-19 costringe di nuovo il sistema sanitario a ridurre i servizi non urgenti. La misura sarà attuata in particolare in provincia di Verona, ha fatto sapere il presidente della Regione Luca Zaia, che ha definito “maglia nera” il territorio scaligero rispetto al resto della regione.

I dati del contagio in Veneto

Vi sono 2.829 nuovi positivi in Veneto nelle ultime 24 ore. È quanto emerge dal bollettino Covid-19 diffuso della Regione. Il totale dei positivi da inizio pandemia ammonta a 193.470. Attualmente i pazienti con tampone positivo al virus sono 92.528. I morti nelle ultime ore sono 26 in più, dato che porta il totale a 4.827.

Il commento del presidente Zaia

Luca Zaia oggi durante il consueto punto stampa ha commentato così la curva dei contagi: «Il dato è di un rallentamento della crescita. Non la definirei una direzione, ma un timido rallentamento. La pressione sanitaria è invece importante».

Il confronto rispetto alla prima ondata: «Abbiamo avuto il picco delle terapie intensive il 31 marzo, 356. Oggi sono 373. A queste si sommano 207 terapie intensive non Covid. Considerate che mediamente abbiamo 200 terapie intensive totali in Veneto».

«Il picco di ricoverati è stato l’1 aprile con 2’028. Oggi sono 3’267. Rispetto al picco di marzo abbiamo un leggero aumento di terapie intensive, ma oltre un terzo in più dei ricoveri non intensivi».

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Per quanto riguarda la pressione sanitaria «purtroppo Verona ha la maglia nera: non per demeriti, ma purtroppo questa è la situazione epidemiologica. Verona avrà quindi una contrazione di servizi sanitari ordinari per far fronte al Covid. Spieghiamolo ai cittadini: avere 3267 pazienti Covid non significa avere pazienti normali, ma pazienti che hanno bisogno di cure specifiche e professionalità».

Fatte salve le emergenze e le prestazioni oncologiche, quindi Verona va verso altre riduzioni dei servizi sanitari.

Zaia ha commentato con durezza le immagini viste in questi giorni dei centri affollati. A Verona, sabato, è stato istituito il senso unico in via Mazzini per regolare il traffico pedonale.

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«Gli assembramenti vanno avanti senza soluzioni di continuità. Anche in zone che hanno avuto zone con restrizioni superiori alla nostra: mi sento spesso con il collega Fedriga del Friuli Venezia Giulia. La vera partita è quella dei contagi» ha aggiunto.

«Abbiamo tre interessi nel rispettare le norme anti contagio: non ammalarci, non fare ammalare altri e non intasare gli ospedali. Se non abbiamo ben chiari questi tre interessi, non ci siamo. Lo spettacolo immondo accaduto in tutta Italia e anche in Veneto, nonostante la crisi della sanità, è indescrivibile. Vedrò i sindaci e di certo qualcosa bisognerà fare. Ma è una sconfitta».

Le critiche a Zaia

Il presidente ha richiamato all’ordine i cittadini, nel rispetto delle regole, affermando che non ci si possa solo appellare alla legalità dei comportamenti.

Dicono Anna Lisa Nalin, portavoce +Europa Veneto, e Giorgio Pasetto, responsabile area sanità +Europa Veneto e coordinatore +Europa Verona: «Per Zaia la colpa dei contagi in regione è a giorni alterni, dei veneti o del governo. Non lo dice più solo nel suo show quotidiano, ma ora perfino sul Corriere della Sera: ”Se siamo zona gialla l’hanno deciso a Roma”».

«Questa è l’autonomia di comodo e così non funziona. Il consueto scarica barile del Presidente del Veneto, questa volta, è inchiodato proprio dai numeri, quelli che lui ama citare confondendo spesso persino se stesso. Ha fatto di tutto per far rimanere in
Veneto zona gialla, che significa meno restrizioni e più libertà per le attività economiche e di movimento per i cittadini, e quindi maggiore possibilità per il virus di correre. Anche l’uso sempre più crescente di tamponi rapidi – meno affidabili rispetto ai molecolari – allarga le maglie alla diffusione. Ma prima dà la colpa ai veneti, ora pure a Roma».

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Sulla stessa linea il deputato veronese del Partito democratico Diego Zardini: «Zaia si assuma le proprie responsabilità. Dal governo ha avuto ampie coperture politiche, legislative e finanziarie per contrastare la seconda ondata di coronavirus. Purtroppo in Veneto il numero di contagi è ampiamente sopra la media nazionale, così come quello dei decessi. Lo hanno evidenziato la settimana scorsa i sindacati dei medici, degli infermieri e degli operatori ospedalieri, disperati e lasciati soli davanti al procedere inarrestabile del numero di positivi e di morti».

«Lo aveva previsto, inascoltato, il professor Crisanti, criticando la scelta di basare la prevenzione sui tamponi cosiddetti ‘rapidi’. Ammesso che i dati forniti dalla Regione Veneto al ministero della Sanità siano corretti, e non ho dubbi che sia così, è chiaro che il sistema sanitario regionale non sta funzionando. Trincerarsi dietro i numeri mentre i cittadini cadono è doppiamente colpevole».