Cattolica Assicurazioni: l’assemblea apre le porte a Generali

Il 31 luglio 2020 è una data spartiacque per Cattolica Assicurazioni. L'assemblea della società cooperativa fondata nel 1896 ha votato la trasformazione in società per azioni. Casa Cattolica, la rete di soci contrari all'operazione: «Forti del 29% dei voti, valuteremo tutte le azioni necessarie per difendere la società».

IMAGO 2019 - CATTOLICA ASSICURAZIONI
La sede di Cattolica Assicurazioni in via Enrico Fermi a Verona

Il 31 luglio 2020 è una data spartiacque per Cattolica Assicurazioni. L’assemblea della società cooperativa fondata nel 1896 ha votato la trasformazione in società per azioni.

Al voto hanno partecipato 2.645 aventi diritto sui circa 18mila e 600 soci: a favore della spa si sono espressi in 1.910 (70,74% dei votanti) a fronte di 785 voti (29,07%) contrari, superando così, seppur di poco, il quorum di due terzi richiesto per l’approvazione della delibera.

La trasformazione, che avrà efficacia dal primo aprile 2021, è funzionale all’ingresso nel capitale delle Generali, che hanno sottoscritto una partnership industriale che prevede un aumento riservato da 300 milioni di euro.

L’assemblea ha anche approvato le modifiche statutarie chieste da Generali a tutela del suo investimento, con 1908 voti a favore (70,82%) e 775 (28,77%) contrari.

Alla storica assemblea ha partecipato il 14,56% del numero complessivo dei soci, in rappresentanza del 14,96% del capitale. In sede ordinaria è stato eletto in cda con circa il 70% dei voti il direttore generale Carlo Ferraresi, che prende il posto dell’ex ad Alberto Minali.

«La votazione di oggi permetterà alla compagnia di essere sempre più forte sul mercato, solida e proiettata verso il futuro attraverso l’alleanza strategica con un player di grande rilievo quale è Generali. Tutto ciò senza rinunciare, anche attraverso la Fondazione Cattolica, ai propri valori, alla propria identità e al radicamento sul territorio» ha commentato il presidente, Paolo Bedoni.

assemblea soci cattolica assicurazioni 31 luglio 2020

Non è mancata la risposta di Casa Cattolica, la rete di soci e associazioni, di cui fanno parte anche il patti di sindacato “Le Api” e l’associazione Apaca, che si è opposto a queste scelte della società, considerate una «svendita a Generali».

«Vogliamo ringraziare i 790 soci, pari al 29,07% dei votanti, che hanno votato contro la svendita di Cattolica, sfidando la calura estiva, il Covid, la tecnologia e la complessità del voto».

«Un grazie in particolare ai soci, lavoratori, professionisti, volontari, sindaci che hanno dedicato parte del loro tempo per informare e spiegare (spesso a persone anziane) la reale situazione di Cattolica, a soci spesso completamente ignari delle tensioni patrimoniali di Cattolica e dell’aumento di Capitale riservato a Generali senza il diritto di opzione» dicono da Casa Cattolica.

«Siamo certi che con una informativa più chiara e trasparente, coerente con i veri valori etici di Cattolici, sostituiti spesso dal “burocratese”, e con un’assemblea in “presenza” con un reale dibattito, negato anche telematicamente, si sarebbero raccolti facilmente ben oltre i 100 voti per raggiungere il quorum e bloccare la trasformazione in spa».

La convinzione della rete di Casa Cattolica è che «Cattolica Assicurazioni, i suoi soci, dipendenti e agenti siano un patrimonio dell’intero territorio che va difeso ad oltranza da attacchi ostili che ne tradiscono i valori e ne vogliono rescindere il legame».

Nei prossimi giorni il coordinamento di Casa Cattolica, allargato non solo ai soci ma anche a tutto il territorio e agli stakeholder, si ritroverà «con la giusta serenità, ma assoluta consapevolezza» per analizzare tutta la documentazione legale raccolta nelle scorse settimane ai fini di valutare l’impugnazione anche dell’assemblea del 31 luglio oltre a quella dello scorso 27 giugno.

Casa Cattolica
La presentazione di Casa Cattolica, 4 luglio 2020

Casa Cattolica infatti, nelle scorse settimane, aveva chiesto l’annullamento della delibera dell’Assemblea straordinaria tenutasi il 27 giugno concernente la delega al Consiglio di Amministrazione dell’aumento di capitale fino ad euro 500 milioni. Si attende quindi il 17 agosto, data dell’udienza al Tribunale delle Imprese di Venezia.

Tanti i punti sul tavolo per Casa Cattolica «tra cui il disatteso articolo dello Statuto che prevede per esempio che per la trasformazione della forma societaria serva l’unanimità dei soci. Oppure il discusso punto (5) dell’accordo tra Cattolica e Generali, reso noto solamente al mercato e ai soci sul quotidiano “Italia Oggi” il 28 luglio, ultimo giorno di votazioni utile, che di fatto spiana la strada alla fusione di Cattolica in Generali. La conoscenza a priori di tale evenienza avrebbe sicuramente influenzato il voto di tanti soci che ne erano all’oscuro».

«Nelle prossime ore l’invito alla società e agli organi competenti per il celere rilascio dei verbali dell’assemblea per sapere anche a quanti ammontano i voti annullati o non ritenuti validi» è l’auspicio di Casa Cattolica.

«Con Casa Cattolica, il territorio veronese si è mostrato coeso e deciso per difendere non solo il presente ma anche il futuro della società che in 124 anni di storia ha creato allo stesso ricchezza, sviluppo e occupazione» concludono i soci aderenti a Casa Cattolica.