Ucraina, Zaia: «In Veneto arrivati 2.500 profughi, ci prepariamo per 40-50mila»
I profughi dall’Ucraina ad oggi registrati in Veneto sono 2mila e 500, ha fatto sapere questa mattina il Presidente Luca Zaia durante la conferenza stampa dedicata a situazione Covid e accoglienza. «Il numero cambia di ora in ora. Le modalità di arrivo sono molteplici: pullman, auto, treni». I tamponi Covid effettuati alle persone arrivate nella regione sono stati 2’306, di cui 47 risultati positivi.
Non tutti, però, si sono fermati in Veneto. Per una buona parte di loro la nostra regione è solo una tappa del viaggio, nota Zaia.
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«Le persone in arrivo saranno sempre di più. Se si confermasse questa immane tragedia, dal punto di vista migratorio, in Italia potrebbe arrivarne 1 milione. Ci prepariamo ad accogliere in Veneto 40-50mila persone. Quindi ci stiamo organizzando per far fronte a questi numeri: se davvero arrivassero, dobbiamo fare in modo che ci sia qualcuno ad accoglierli con un tè caldo, un tampone e un letto».
Il tampone Covid, ha specificato Zaia, sarà obbligatorio (a breve il presidente firmerà l’ordinanza) al fine di garantire la sicurezza di tutti, viste anche le scarse percentuali di vaccinazione nella popolazione ucraina.
Agli ucraini in arrivo verranno consegnate delle tessere sanitarie provvisorie, affinché possano accedere ai servizi sanitari. Già 862 sono state rilasciate, delle quali il 48% sono state rilasciate a minorenni.
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Circa 5mila e 600 posti letto sono stati messi a disposizione dai cittadini e dalle imprese venete attraverso il sistema regionale di raccolta delle offerte. Sul conto corrente del Veneto dedicato alle donazioni per l’emergenza ucraina i versamenti sono già 1893 per 291mila euro.
Covid in Veneto
Per quanto riguarda la situazione Covid, il presidente sottolinea come sia un «buon dato» il calo dei ricoverati totali, che oggi sono 904 in Veneto, 47 in meno di ieri. Di questi, 833 sono in area non critica (meno 51) e 71 in terapia intensiva (più 4).
«In giro per l’Europa c’è qualche recrudescenza» dei contagi, nota Zaia. «La percentuale dei positivi sui tamponi fatti è bassa» aggiunge. «Il virus c’è, circola, costringe molti a stare a casa con alcuni sintomi, ma non causa molte ospedalizzazioni».
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