Scuole superiori, lunedì in Veneto si torna in aula con prudenza

Durante le prime tre settimane di febbraio le presenze nelle scuole superiori venete aumenteranno gradualmente dal 50 al 75 per cento. I mezzi di trasporti saranno tarati fin da subito per l'obiettivo finale.

SCUOLA
Foto d'archivio.

Questa mattina si è tenuto un confronto sulla riapertura delle scuole all’indomani della lettera invita dalla Regione del Veneto e dall’Ufficio Scolastico Regionale a firma congiunta dei dirigenti Santo Romano e Carmela Palumbo nella quale si forniscono indicazioni relativamente alla riapertura del primo febbraio

studenti e genitori contro la didattica a distanza - scuola - scuole di Verona
Una protesta contro la didattica a distanza dello scorso dicembre davanti al Messedaglia

Nella lettera inviata a tutti i dirigenti scolastici delle scuole secondarie di secondo grado, ai direttori delle scuole della formazione professionale, ai dirigenti degli uffici di ambito territoriale e per conoscenza a prefetti e presidenti di provincia, si richiamano i contenuti del DPCM del 14/01/2021, con cui si prevedeva una ripresa di almeno il 50 per cento, e fino ad un massimo del 75 per cento, della popolazione studentesca per garantire la ripresa della didattica in presenza

Per il Veneto la differenza tra l’applicazione della percentuale del 50 per cento rispetto a quella del 75 per cento nel rientro in classe della scuola secondaria di secondo grado è di oltre 53mila studenti. Nella nota congiunta, ai fini del contenimento dell’epidemia in ambiente scolastico, si consiglia in via prudenziale alle scuole di attestarsi sulla percentuale del 50 per cento, nelle prime tre settimane di febbraio, «attuando una rotazione settimanale o bisettimanale tra le classi» e auspicando il mantenimento dell’unitarietà del gruppo classe.

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Situazione trasporti

Da lunedì 1 febbraio tornano quindi in classe metà degli studenti veronesi e veneti che nelle ultime settimane sono rimasti in didattica a distanza, quelli delle scuole superiori.

Secondo i dati della Regione Veneto e dei piani operativi delle prefetture, si tratta di circa 213mila studenti, di cui circa 155mila “pendolari”, oltre a circa 17mila docenti. I mezzi di trasporto potranno trasportare il 50 per cento delle persone rispetto al limite dell’omologazione.

La capacità di carico totale dei mezzi di trasporto sarà comunque dimensionata fin dal primo febbraio come se gli studenti fossero in presenza per il 75 per cento (mentre saranno al 50 e aumenteranno gradualmente). Sul territorio saranno impiegati anche 224 “steward” per sorvegliare la salita sui mezzi.

Il costo totale del piano si stima in 6 milioni e mezzo di euro al mese.

Il questionario e mezzi nel Veronese

A dicembre era stato inviato a tutti gli studenti delle superiori un questionario sul tema trasporti. Hanno risposto 134.660 studenti, pari circa il 63% della popolazione degli istituti superiori del Veneto. Tra questi, 94.246 studenti, circa il 70% ha dichiarato di essere un utente del trasporto pubblico locale e ha fornito i dati dei propri movimenti. I risultati sono stati messi a disposizione delle varie aziende locali.

Per quanto riguarda la provincia di Verona, i mezzi Atv aggiuntivi a disposizione sono circa 85, con 70 persone in ausilio alla salita.

Il commento di Donazzan dopo l’incontro di oggi sulla riapertura

«Lo sforzo organizzativo del Veneto è stato di mantenere sempre in presenza le scuole dell’infanzia, le primarie e secondarie di primo grado, principalmente per due ragioni: si tratta di minori che non avrebbero potuto affrontare ancora didattica a distanza senza accusare gravi lacune e comunque con un problema di accudimento per le famiglie, e perché da 0 a 10 anni è dimostrato che i bimbi sono soggetti a bassa trasmissione al di là del contesto dei contagi, e sulla fascia d’età tra i 10 e i 14 la comunità scientifica non è concorde ma resta un bassissimo tasso di positività» afferma l’assessora regionale all’Istruzione Elena Donazzan a margine dell’incontro.

Elena Donazzan faccetta nera
Elena Donazzan

«Anche il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità del 30 dicembre attesta che vi è un nesso di correlazione tra la popolazione studentesca dai 14 anni in su rispetto alla diffusione dei contagi: questo ci impone una analisi dei dati tempestiva e particolareggiata» aggiunge Donazzan. «In seguito al confronto di oggi chiederò alla Direzione Prevenzione, anche a nome dell’Ufficio Scolastico Regionale, che si produca un focus sulla scuola per poter attuare le migliori politiche rispetto all’aumento o al mantenimento del numero di studenti in presenza».

«Non solo trasporti quindi, ma anche ciò che accade dentro la scuola sarà oggetto di studio per comprendere meglio ciò che accade con tempestività per poter assumere decisioni consapevoli e spiegabili ad una comunità scolastica sottoposta a troppa incertezza – afferma ancora Donazzan, che conclude – sono dell’idea che ci vogliano dati per poter scegliere bene come proseguire il cammino per tutto l’anno scolastico e che il massimo della trasparenza nella comunicazione possa aiutare a far condividere le decisioni anche da parte delle famiglie e degli studenti per poter affrontare i prossimi mesi con serenità».

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