Scuola, altre regioni fanno slittare il ritorno in classe

Dopo Calabria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche e Sicilia, dove i ragazzi delle superiori torneranno in aula il 1 febbraio, anche Lazio, Emilia Romagna, Umbria e Sicilia si sono unite alle Regioni che non cominceranno con la didattica in presenza dall'11 gennaio.

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Dopo Calabria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche e Sicilia, dove i ragazzi delle superiori torneranno in aula il 1 febbraio, anche Lazio, Emilia Romagna, Umbria e Sicilia si sono aggiunte al fronte delle Regioni che hanno deciso di lasciare in didattica a distanza i propri alunni. In alcuni casi i governatori hanno deciso di lasciare a casa per le prossime settimane anche gli alunni delle medie e delle elementari.

I ragazzi delle superiori del Lazio rimarranno in dad fino al 17 gennaio, così come Molise e Piemonte, stop fino al 24 per Emilia Romagna e Lombardia mentre in Sicilia la sospensione delle attività didattiche in presenza è fino al 16 gennaio per le scuole elementari e medie inferiori e fino al 30 gennaio per gli istituti superiori.

In Umbria la didattica a distanza è fino al 23 gennaio nelle scuole superiori. L’ordinanza regionale pugliese ha stabilito invece che sino al 15 gennaio in tutte le scuole ci sarà didattica a distanza, concedendo però la possibilità alle famiglie di chiedere ai presidi le lezioni in presenza. «La scuola non è esente da rischi ma si può convivere con il rischio. Dobbiamo valutare area per area se le condizioni esterne alla scuola sono state soddisfatte» afferma il presidente del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo.

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«Se non si entra nella logica del rischio accettabile la scuola resterà chiusa con la didattica a distanza fino a settembre – ottobre, quando l’immunità di gregge sarà raggiunta» prosegue. «Il governo – gli fa eco il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia – lavora per fare tornare i ragazzi in classe nel più breve tempo possibile. Eppure riaprire le scuole di ogni ordine e grado e riattivare completamente i contatti sociali senza misure restrittive potrebbe determinare “un’onda epidemica non contenibile”, rivela uno studio Inail-Iss pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences of the Us (Pnas).

Anche in Basilicata il rientro in aula degli studenti delle scuole superiori è rinviato almeno fino al prossimo 31 gennaio. La decisione è stata presa dal presidente della Regione, Vito Bardi, che nelle prossime ore firmerà un’ordinanza per disporre la didattica a distanza fino al prossimo 31 gennaio. 

«Così è il caos: chiediamo che il governo, a fronte del fallimento delle misure che andavano adottate, si assuma la responsabilità del rinvio dell’apertura delle attività didattiche in presenza. Non si deleghi più nulla alle Regioni» chiede la Flc Cgil, che si dice pronta alla mobilitazione.

Nel frattempo, il governatore della Lombardia Attilio Fontana annuncia che partirà a breve una sperimentazione mirata basata sullo screening di studenti e docenti delle scuole secondarie di secondo grado per verificare concretamente l’incidenza del virus in questo ambito.

Intanto monta la polemica dentro alla maggioranza di governo, con i Cinque stelle che si dicono “traditi” dal Pd, come dice la senatrice Bianca Granato, nell’impegno alla riapertura delle scuole; mentre il segretario dei democratici, Nicola Zingaretti, si rivolge direttamente alla ministra Lucia Azzolina. «Con la riapertura la politica e i partiti non c’entrano nulla, perché si tratta di scelte che toccano la vita e la sicurezza delle persone».

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