Dichiara Vanna Giantin, segretaria generale di FNP – CISL Veneto: «Per gli anziani nelle RSA, è gravissimo non poter vedere i propri familiari. Già nella prima parte della pandemia, durante il lockdown, avevamo insistito – precisa Giantin – perché si attivassero dentro le case di riposo modalità di contatti anche visivi tra familiari e pazienti».

«Non si è sviluppato alcun contagio nel periodo post lockdown e oggi anche le case di riposo, che avrebbero la possibilità di collegare i familiari con gli anziani, non sono in grado di farlo perché c’è una forte carenza di personale, sia di infermieri sia di OSS. Avendo tempi molto limitati e difficoltà ad assistere gli ospiti, è chiaro che non sono in grado di mettere in contatto le singole persone con le famiglie».

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Prosegue Giantin: «Ad aggravare questa situazione, c’è che lo sviluppo dell’epidemia dentro le case di riposo è nato dopo che avevano proibito ai familiari di accedervi. Questo sviluppo del Covid dentro le case di riposo sicuramente non è stato portato dai familiari, perché sono stati esclusi dai contatti con i propri familiari».

«Evidentemente c’è stata una carenza anche nei dispositivi di sicurezza per le persone che sono entrate nelle case di riposo, che non sono sicuramente i familiari degli ospiti. La mancanza di personale sanitario – afferma ancora Giantin – è grave sotto due aspetti: il primo, perché la regione non ha fatto nulla per mettere in sicurezza le assunzioni per queste persone, familiari, infermieri e OSS. Non parliamo poi dei medici perché li hanno portati via dalle case di riposo per mandarli negli ospedali a curare il Covid».

«Questi anziani vivono un doppio disagio: il primo, che sono assistiti sempre da un numero minore di persone e avendo tempi limitati non hanno il tempo di assisterli come dovrebbero. Il rapporto tra personale e ospiti è effettivamente carente. L’altro problema è che gli infermieri e i medici hanno transitato sulle strutture pubbliche perché, avendo aperto la possibilità di accedere agli ospedali, è chiaro che anche il personale è andato alla ricerca di un posto di lavoro migliore rispetto alla casa di riposo. Contemporaneamente non sono stati attivati né concorsi né ricerca di personale per sopperire a questa situazione», conclude Giantin.

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A questo proposito Vanna Giantin, segretaria generale di FNP – CISL Veneto, ricorda la richiesta rivolta dall’assessore Lanzarin al Ministro della Sanità, chiedendogli di intervenire per accelerare la possibilità di avere infermieri nelle case di riposo. Commenta Giantin: «Si tratta di una responsabilità che va a ricadere sulla Regione, perché abbiamo una regione che rivendica autonomia su 23 materie, tra le quali la sanità, e ricorre al Ministro della Sanità quando ha l’acqua alla gola, senza aver fatto nulla prima per poter mettere a disposizione il personale che serviva».

«Noi lo scorso anno abbiamo fatto manifestazioni, richieste di incontro e di un tavolo aperto con la Regione sulla riforma delle Ipab – Istituto pubblico di assistenza e beneficenza, e per discutere delle case di riposo private e pubbliche. Da parte della Regione c’è stato il muro di gomma: non hai mai risposto alle nostre richieste e adesso si chiede al Ministero di intervenire perché non si è stati capaci né di programmare né di attivare le necessità delle case di riposo».

Conclude Vanna Giantin, segretaria generale di FNP – CISL Veneto: «Non si può arrivare all’ultimo momento con le case di riposo che stanno scoppiando perché non c’è personale. Sono necessità che vanno programmate nel tempo con un serio piano sanitario e di intervento sulle case di riposo, perché queste stanno diventando dei ghetti dove i nostri anziani soffrono e muoiono senza nessun contatto con i propri affetti familiari».