L’aumento esponenziale dei contagi in Italia e in Veneto è chiaro. Solo nella nostra regione le persone attualmente positive sono oltre 53mila. A rischiare più di altri sono però determinate categorie di persone, tra cui anche gli anziani nelle RSA, dove ultimamente i contagi sono tornati a fare paura non solo agli ospiti, ma anche agli operatori sociosanitari, che sono investiti di grande responsabilità. Ne abbiamo parlato con Linda Croce, presidente della Cooperativa Sociale Azalea, che con i suoi 400 dipendenti è impegnata proprio sul fornire assistenza nelle residenze per anziani.

«Innanzitutto bisogna fare un distinguo tra la prima e la seconda fase: nella prima si è trattato di attutire l’impatto di un trauma collettivo e poi capire i dpcm continui che uscivano ogni giorno, rimodellare procedure complesse e poi c’è stato un momento di difficoltà di reperimento dei Dpi. – ha spiegato Croce – Ora siamo nella seconda fase, anche se nel socio-sanitario non abbiamo mai allentato: per noi è una fase continua con alti e bassi. Sono tutti stremati e c’è anche un’ondata emotiva. Ora si aggiunge un’altra difficoltà: quella del reperimento del personale. Sono state assunte molte persone all’interno degli ospedali e nella sanità pubblica, che sono uscite dagli enti privati, quindi si è spostato il buco da una parte all’altra. È un problema principalmente di organizzazione: i corsi hanno una programmazione annuale che è sotto il fabbisogno».

«Gli operatori ora sono stanchi: arriviamo da mesi e mesi in cui non ci siamo mai potuti staccare e il personale è poco. Anche gli operatori hanno una vita a casa e per questo stiamo facendo tanta formazione, perchè hanno bambini, hanno famigliari anziani anche loro e hanno paura anche loro. Il contatto quando cambi le persone, fai igiene, hai paura che quel contatto possa generare un contagio. Poi c’è anche la paura di quello che ti porti a casa: addirittura facciamo formazione su come fare la vestizione a casa prima di vedere i propri bambini».

Sui contagi tra gli ospiti delle residenze dove lavorano i soci della cooperativa: «Nella prima ondata non avevamo avuto contagi, ma si facevano anche meno tamponi a livello nazionale. Ora nella seconda ondata qualche positivo c’è, anche se non sono asintomatici fortunatamente».

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