Omicidio Khadija: spunta l’ipotesi dell’esecuzione

Un’esecuzione, questo emerge dalle prime ricostruzioni dei Ris che nei giorni scorsi si sono introdotti nell’appartamento di Agim Ajdinaj e Khadija Bencheickh, la donna uccisa e fatta a pezzi nel dicembre scorso. Probabilmente la donna sarebbe stata uccisa perché ostile al clan della famiglia del compagno, gli Ajdinaj, e l’assassino (o gli assassini) avrebbe tentato di impedire l’identificazione del corpo bruciandone i polpastrelli. Ora si indaga sul fratello di Agim, Vezir, che probabilmente si trovava nell’abitazione di piazzale Olimpia 54 al momento dell’omicidio e che ha portato Agim a Valeggio, dove l’uomo si è liberato dei resti della donna.

Particolari agghiaccianti quelli che si aggiungono alla già tragica vicenda dell’omicidio di Khadija Bencheickh, la donna uccisa e fatta a pezzi ritrovata in alcuni sacchi a Valeggio sul Mincio nel dicembre scorso. La donna, infatti, probabilmente assassinata nella casa dove viveva con il compagno reoconfesso, Agim Ajdinaj, potrebbe essere stata vittima di un’esecuzione.

Dalle indagini emerge l’ipotesi che, la sera dell’omicidio, Khadija potrebbe aver trovato il fidanzato in compagnia del fratello di lui, Vezir, e proprio per l’avversione provata dalla donna nei confronti del clan Ajdinaj sarebbe stata il fattore scatenante della tragedia conclusasi con la sua uccisione. Il colpevole non è ancora stato accertato e nonostante le ripetute ammissioni di colpa da parte del fidanzato, sembra improbabile che abbia potuto agire da solo, essendo malato di Parkinson da tempo.

C’è qualcosa che non torna in tutta la storia e ciò che rende tutto ancora più inquietante è che i polpastrelli della donna sono stati bruciati (probabilmente quando ormai era già stata fatta a pezzi) per impedire l’identificazione del corpo. La ricostruzione dei Ris parla addirittura di un procedimento meticoloso, che non è di certo frutto di un assassino inesperto: Khadija, dopo essere stata colpita, forse, alla testa, sarebbe stata messa, ancora viva, nella vasca da bagno per farla dissanguare. Ma il sangue non è stato fatto scorrere nelle tubature del bagno, altrimenti qualcuno avrebbe potuto ritrovarne i residui. Qui spunta allora l’ipotesi che il sangue della povera donna sia stato raccolto e poi inserito nei bottiglioni ripresi anche dalle telecamere del palazzo.

Ora si indaga quindi sul fratello di Agim, Vezir, che ha ammesso di aver accompagnato l’uomo a Valeggio ignorando il contenuto dei bottiglioni e dei sacchi dove, ormai, giaceva a pezzi Khadija. Non si esclude anche un suo coinvolgimento diretto nell’omicidio.