Omicidio di Khadija: c’è l’ipotesi di un complice di Ajdinaj

Dopo la confessione del convivente della vittima, si cerca di capire se sia stato aiutato da qualcuno nel trasporto e nella distruzione del corpo. Le indagini, nel frattempo, proseguono e si sposteranno negli appartamenti di Ajdinaj e del nipote di Khadija, dove probabilmente è avvenuto l’omicidio.

Ha confessato l’omicidio Agim Ajdinaj, il cinquantunenne di origine albanese convivente di Khadija Bencheickh, la donna marocchina di 46 anni ritrovata a pezzi nei campi di Corte Gardoni a Valeggio sul Mincio. Il movente sarebbe stato l’ennesimo litigio finito, questa volta, in tragedia.

Nella mattinata di oggi, 9 gennaio, si è tenuta la conferenza stampa presso il comando provinciale dei carabinieri di Verona nel corso della quale è stato reso noto che, dopo la confessione avvenuta nel corso dell’interrogatorio svoltosi nel carcere di Montorio lunedì 8 gennaio, ad Ajdinaj è stato convalidato l’arresto da parte del gip Paola Vacca. Il fermo è stato convalidato anche per il nipote di Khadija, Lisand Ruzhdija di 27 anni, accusato di distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere; tuttavia il ventisettenne è stato rilasciato dopo l’udienza senza misure cautelari.

Stando alla ricostruzione delle forze dell’ordine, Khadija sarebbe uscita la mattina del 29 dicembre per recarsi al lavoro e, a quanto emerge dai filmati della videosorveglianza del condominio dove abitava con Ajdinaj, sarebbe rientrata nel tardo pomeriggio. Più tardi, alle 23, le telecamere posizionate nell’androne del palazzo avrebbero registrato diversi spostamenti del reoconfesso, che avrebbe fatto più viaggi dall’appartamento alla macchina, appartenente al nipote, con alcune borse ritrovate poi sul luogo del delitto.

A muovere inizialmente gli agenti verso il compagno e il nipote di Khadija sarebbe stato non solo la mancata segnalazione, da parte dei due, della scomparsa della donna, ma anche il ritrovamento dell’auto di Lisand a meno di 700 metri dal corpo della vittima nel presunto giorno dell’omicidio.

Ciò che rimane ancora da esaminare è l’appartamento di Khadija e Ajdinaj, dove si presume che sia avvenuto l’omicidio e dove forse si troverà lo strumento, probabilmente un grosso coltello, usato per fare a pezzi la donna. Inoltre è da accertare, sempre tramite i filmati della videosorveglianza, la presenza di ulteriori persone, forse complici che potrebbero aver aiutato l’uomo nello smembramento e nel trasporto del corpo fino a Corte Gardoni; l’ipotesi, infatti, sarebbe più che legittima considerando la malattia di Ajdinaj, il quale soffre del morbo di Parkinson che, quindi, non gli consentirebbe di guidare e trasportare grandi pesi.

Khadija Bencheickh viveva nella zona dello Stadio a Verona e lavorava come donna delle pulizie. Era uscita da alcuni anni da un primo matrimonio difficile, restando comunque in buoni rapporti con l’ex marito. La relazione con Ajdinaj, invece, durava da qualche anno e stando alle dichiarazioni dell’uomo, era diventata insostenibile proprio a causa dei frequenti litigi.