Nomine Veronafiere: Pd all’attacco, replica Sboarina

Rotta, Dal Moro e altri esponenti del Pd, anche non veronesi, attaccano Veronafiere e l'amministrazione per le nomine nel cda dell'ente, senza donne e a ridosso delle elezioni. Replica Sboarina: «Speculazione priva di fondamento».

Alessia Rotta e Federico Sboarina
Alessia Rotta e Federico Sboarina

Attacco frontale all’amministrazione comunale di Verona e ai vertici di Veronafiere oggi da parte del Partito Democratico, che con i suoi esponenti ha rilasciato numerose dichiarazioni contro quella che già negli scorsi giorni era stata definita «logica spartitoria» per quanto riguarda il cda dell’ente.

A far alzare i toni per il Pd, oltre alla vicinanza con il voto del 12 giugno, è stata l’assenza di donne fra i sette membri del nuovo consiglio di amministrazione. «Bagarre politica solo per far dimenticare tutte le volte che il Pd ha scolorito le quote rosa» ha replicato il sindaco di Verona Federico Sboarina.

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La deputata Pd, e candidata al consiglio comunale a sostegno di Damiano Tommasi, Alessia Rotta parla di «ennesima prova dell’arroganza politica dell’amministrazione Sboarina e dei partiti che la sostengono. Con la Lega che ha fatto merce di scambio della candidatura a sindaco, accettando di sostenere Sboarina in cambio della presidenza a Bricolo. Una pratica spartitoria inaccettabile tipica di chi predilige logiche di potere all’interesse generale, che in questo caso è ancora più odiosa perché esclude la rappresentanza femminile da un ente di primo piano per la città».

«Era quantomeno opportuno aspettare fino a dopo le elezioni per procedere alla nomina del nuovo CdA. E non è vero che non si poteva aspettare, c’è già un precedente: per Expo Milano fu prorogato il consiglio dopo la scadenza elettorale» ha aggiunto Rotta.

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Gianni Dal Moro
Gianni Dal Moro

Dopo aver parlato di «Furore maschilista», torna a esprimersi anche il deputato e candidato al consiglio comunale Gianni Dal Moro: «Non ci sono parole per definire le scandalose scelte del sindaco Sboarina. Da settimane mi batto per scongiurare questo scempio». E ancora: «Osservo con piacere che una battaglia da me promossa tempestivamente, viene fatta propria da molti, in città e nel Paese. Viene infranta la parità di genere senza alcun rispetto della norma europea che mette a repentaglio anche i contributi e i provvedimenti previsti solo per chi, in Europa, rispetta la volontà dell’Europa».

Si esprimono anche deputati non veronesi come Beatrice Lorenzin («14 nomine tutte al maschile, nessun rispetto per la parità di genere. Una vergogna»), Francesco Boccia («Per il sindaco Sboarina una città come Verona non ha donne all’altezza di far parte del Cda di Veronafiere») e il segretario del Pd Veneto Andrea Martella («Il socio di maggioranza di Veronafiere, il Comune di Verona, ha commesso un atto di ingiustizia e di miopia politica»).

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E chiude il cerchio la consigliera regionale del Pd Anna Maria Bigon: «Veronafiere ancora nel 2022 nomina un board di soli uomini e giustamente viene indicata a livello nazionale come un clamoroso e inaccettabile caso di discriminazione retrograda. Il Sindaco uscente Sboarina non si lamenti della stampa cattiva: anche questa volta se l’è andata a cercare».

La replica del sindaco

Sindaco Federico Sboarina
Federico Sboarina, sindaco di Verona.

Il sindaco Federico Sboarina (Fratelli d’Italia) replica agli attacchi degli esponenti dem: «Senza i riflettori delle campagne elettorali, il partito ha indicato solo maschi per le nomine delle partecipate comunali: Consorzio Zai, Amt e collegio sindacale di Veronamercato e Solori».

«Non avevano donne all’altezza? La parità di genere è buona solo quando serve a fare polemica, non quando va applicata. La professionalità delle donne è una cosa seria, che esiste e non va strumentalizzata. Invece la sinistra ci costruisce una speculazione priva di fondamento e piena di svarioni. Non sanno nemmeno di cosa stanno parlando. Le nomine fatte dall’assemblea non sono state 14 ma 7, tanti i componenti del nuovo cda più la sostituzione di un componente dimissionario del collegio dei revisori che non è in scadenza».

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«Sempre a casaccio è stato citato il presunto mancato rispetto delle regole. Per Veronafiere la regola è che, non essendo a controllo pubblico, le quote rosa non sono un obbligo, la composizione del cda è libera come per qualsiasi Spa. Infatti, nel caso di Veronafiere, ognuno degli 11 soci ha individuato le competenze ritenute migliori per gestire questa fase della vita aziendale».

Continua Sboarina: «La lista unitaria di tutti i soci, compresi quelli privati, è stata composta pensando all’interesse aziendale, non ai consensi elettorali di qualche lobby. Lo stesso vale la tempistica. Il rinnovo dei vertici è stato fatto adesso nel nome della continuità aziendale e dell’efficienza della società, che deve stare sul mercato nella ripresa post Covid e non può attendere i tempi della politica. Con buona pace di chi, invece che alle performance economiche, si frega le mani pensando alle lottizzazioni».

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