La RiEvoluzione del Festival della Scienza (spiegata)

La co-founder e responsabile comunicazione del Festival Scienza Verona, Giulia Zanetti, è intervenuta su Radio Adige Tv per parlare dell'organizzazione di questa seconda edizione del festival e del riscontro del pubblico virtuale.

È partito lo scorso 12 marzo il Festival della Scienza di Verona. Un think tank online arrivato alla sua seconda edizione, dal titolo RiEvoluzione. Cosa significa? Il festival è uno sguardo verso il futuro in diversi ambiti: tecnologico, ambientale, biologico e culturale, che riesce a unire il concetto di rivoluzione a quello di evoluzione, quindi uno sguardo sì, verso il futuro, ma con un occhio sempre a quello che è il nostro passato. Il festival proseguirà fino al 21 marzo con un calendario di eventi molto ricco e disponibile per chiunque. A parlarcene è stata Giulia Zanetti, co-founder e responsabile comunicazione del Festival Scienza Verona.

Questo secondo Festival della Scienza si sta svolgendo in una cornice ben diversa da quella del 2019. Tutti gli appuntamenti, infatti, ora sono online. Insomma come siete riuscite a dare vita a un evento del genere?

«La situazione è stata difficile per organizzarci, anche perchè alle spalle avevamo solamente un’edizione. Quando è arrivata questa pandemia noi eravamo in corso di organizzazione della seconda edizione e alla fine abbiamo dovuto riorganizzarci. In pieno spirito resiliente ci siamo riadattati. Ogni giorno è stato un capire come poter fare le cose in modo diverso e in modo del tutto digitale. Abbiamo proprio scelto di creare questa seconda edizione digitale, ma poi vedremo se quando migliorerà la situazione riusciremo a tornare in presenza, magari anche quest’anno o nel 2022».

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Passando al titolo del festival, perchè avete deciso di chiamarlo “RiEvoluzione”?

«RiEvoluzione non è un titolo scelto a caso: ci troviamo in questa situazione dove abbiamo scelto la rievoluzione per sottolineare la necessità di andare avanti, di essere resilienti e quindi fare le cose in modo nuovo ma senza dimenticarci del nostro passato, delle nostre radici».

Per quanto riguarda gli ospiti: abbiamo personalità provenienti da tutto il mondo: è stato difficile mettere insieme così tante personalità di spicco?

«Noi abbiamo capito che da questa crisi dovevamo cogliere l’opportunità di poter contattare persone da tutto il mondo, infatti il digitale ci ha permesso di riuscire a contattare personalità non solo in ambito italiano. Abbiamo colto l’opportunità e al Festival quest’anno parteciperanno ricercatori da tutto il mondo. Ad aprire e chiudere il festival sono due donne: abbiamo aperto con Gabriella Greison, laureata in fisica nucleare, è giornalista, scrittrice e fa spettacoli per avvicinare le persone alla fisica. Abbiamo aperto con lei che si è collegata dai Navigli di Milano ed è stato un incontro molto bello. Chiuderemo con Maria Rita Borsogna, fisica a Los Angeles. Lei si è laureata a Padova e a un certo punto ha saputo che un’azienda petrolifera voleva rovinare il territorio abruzzese per fare degli impianti e così ha iniziato una rivoluzione dal basso con alcune persone e ha fatto questa operazione di cittadinanza attiva impedendo questo scempio».

Quanta soddisfazione c’è ad aver dotato Verona, di un festival della scienza di questa caratura?

«Era un’esigenza che c’era già in città. Quando abbiamo iniziato a lavorare per il Festival abbiamo trovato una rete di associazioni, privati e aziende molto interessate a partecipare. È stato bellissimo trovare porte aperte, la voglia di creare rete e per noi è una soddisfazione enorme, ma speriamo di crescere ancora».

Ormai siamo al sesto giorno, con oggi, del festival. Come sta procedendo? Che riscontro avete avuto dal pubblico?

«Noi siamo consapevoli che abbiamo iniziato in un weekend di fuoco, con la zona rossa. Siamo tutti pieni di contenuti online e noi abbiamo con un livello molto alto e abbiamo visto che nonostante tutto c’è molta risposta: non solo nelle dirette, ma a anche nelle registrazioni. Ci sono tante scuole che hanno chiesto di poterle proiettare in classe e i riscontri sono sempre molto positivi».