Festival della Scienza, Boccato: «Un’iniziativa fondamentale per il Veneto»

Il 12 marzo ha preso il via il Festival della Scienza di Verona: un evento interamente digitale che fino al 21 marzo proseguirà con un calendario molto ricco. A parlarcene è intervenuta Caterina Boccato, astronoma, responsabile della didattica e divulgazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e membro del comitato scientifico del festival.

La giornata di oggi è dedicata al Festival della Scienza di Verona, che dal 12 marzo ha preso il via in modalità telematica con un’edizione dal titolo “RiEvoluzione”. Il festival è infatti uno sguardo verso il futuro in diversi ambiti, ma tenendo un’occhio anche verso il passato. Il festival proseguirà fino al 21 marzo con un calendario molto ricco, e per parlarcene è intervenuta Caterina Boccato, astronoma, responsabile della didattica e divulgazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e membro del comitato scientifico del festival.

Quando e perché hai deciso di addentrarti in questa professione così particolare?

Da bambina volevo fare l’astronauta. Era il mio obiettivo primario e ho continuato a insistere finché non mi sono iscritta ad Astronomia. Crescendo ho capito che per fare l’astronauta bisogna avere delle doti – e soprattutto un certo coraggio – che non avevo, ma ho mantenuto la mia passione per lo studio di cielo, astri e pianeti. Ho cercato di mantenere quella strada perché ad affascinarmi era l’idea di studiare e conoscere lo spazio. Viviamo poi in un momento in cui sono state fatte tante scoperte scientifiche, è davvero esaltante da questo punto di vista.

Rievoluzione, Festival della Scienza.
RiEvoluzione, Festival della Scienza.

Perché hai deciso di farti coinvolgere nell’avventura del Festival della Scienza?

Ho studiato Astrofisica, mi sono laureata, ma poi ho capito che mi piaceva comunicare questa scienza al pubblico. Credo molto nella divulgazione e comunicazione scientifica. Quindi è molto importante, e i Festival della Scienza in generale sono fondamentali. Apprezzo moltissimo questo grande sforzo che hanno fatto le organizzatrici di questo festival: nel Veneto manca questo tipo realtà, e quindi ho chiesto subito di venire ammessa a questo evento.

Che attività sta svolgendo INAF in particolare?

Abbiamo avuto dei ricercatori e ricercatrici presenti, che hanno parlato e che si possono rivedere su Marte e sull’esplorazione spaziale e su quello che avviene nei grandi osservatori della Terra. C’è molta presenza femminile nel campo dell’astrofisica: siamo il Paese con la più alta percentuale di donne che fanno questo mestiere, ci tengo a sottolinearlo. Anche per noi però esiste il tetto di cristallo: ci sono tante donne che intraprendono la carriera astrofisica ma molte meno rispetto ai colleghi uomini che riescono ad arrivare alle posizioni apicali. Nei prossimi giorni avremo Stefano Sandrelli; ci sarà poi Federica Duras, una giovane astronoma, che invece presenta ciò che facciamo noi per la scuola e la società, attraverso il magazine mensile di didattica e divulgazione. Abbiamo fatto un laboratorio per ragazzi delle scuole, qualche giorno fa, nel quale dovevano delineare l’identikit di un alieno: uno stimolo per conoscere meglio i pianeti e le loro caratteristiche fisiche.

Qual è stato il riscontro del pubblico?

Ci hanno fatto tanti complimenti, segno che il Festival si sta rivelando una bella piattaforma su cui insistere e su cui investire. Speriamo che il prossimo anno lo si riesca a fare in presenza: è una spetto che manca tanto. Se la modalità virtuale apre le porte a tutta Italia, rimane il fatto che è molto importante per la nostra Regione e la nostra città avere un’iniziativa culturale di questo tipo. 

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