La Lega rivendica la presidenza di Agsm

Dopo le dimissioni di Daniele Finocchiaro dalla presidenza di Agsm in agosto, e passate le elezioni regionali, ora la Lega rivendica una guida politica per l'azienda.

Vito Comencini - Anna Grassi - Lega - Agsm

L’estate è stata bollente per Agsm, con le dimissioni del presidente Daniele Finocchiaro a inizio agosto, dopo mesi di tensioni sulle aggregazioni. In particolare per la possibile partnership con A2a. Dopo una presidenza “tecnica”, quale era quella di Finocchiaro, presidente del Consiglio di amministrazione dell’Università di Trento, ora la Lega chiede di nuovo una guida politica per l’azienda.

«Per mesi e mesi ci è stato raccontato che Agsm fosse un’azienda bollita e non più competitiva. La notizia che Agsm Energia si sia aggiudicata gran parte del bando nazionale da 2 miliardi di euro di Consip, per la fornitura di energia elettrica alle pubbliche amministrazioni, è solo l’ennesima riprova che la società è un orgoglio del nostro territorio. Occorre saperla valorizzare e metterla nelle condizioni di essere protagonista sul mercato». Lo affermano il deputato della Lega e consigliere comunale di Verona Vito Comencini e la capogruppo della Lega in Consiglio comunale Anna Grassi.

«Agsm Energia è in crescita, merito in particolare del direttore operativo Floriano Ceschi e del suo team, a cui vanno i nostri complimenti per l’importante risultato raggiunto» aggiungono Comencini e Grassi, che sottolineano: «La Lega ha fermato la svendita di un patrimonio del nostro territorio e ne rivendica la paternità: siamo gli unici ad avere sempre creduto con i fatti nel potenziale di Agsm e se oggi la società è ancora in mano ai veronesi è grazie alla strenua battaglia della segreteria provinciale».

«Adesso più di prima – continuano i due esponenti leghisti – occorre una guida politica che abbia le idee chiare sul futuro dell’azienda. Lo sviluppo del territorio non passa solo dalla buona gestione amministrativa del Comune, ma anche attraverso una valorizzazione consapevole delle partecipate, che sono una risorsa fondamentale per Verona».

Il punto di vista delle minoranze

Federico Benini, Elisa La Paglia, Stefano Vallani
Federico Benini, Elisa La Paglia, Stefano Vallani

Secondo il gruppo consiliare comunale del Pd «vengono a profilarsi scelte al ribasso come il ritorno di Paolo Paternoster in Agsm, che in passato non ha mai brillato e che è portatore di una linea isolazionista» dicono Federico Benini, Elisa La Paglia, Stefano Vallani.

«Oppure quella di Roberto Mantovanelli, già criticato dallo stesso Sindaco per la gestione di Acque Veronesi, ma che fa parte del cerchio magico del vicesegretario nazionale leghista Lorenzo Fontana ed è per questo indicato addirittura come possibile assessore regionale» è la visione dei dem.

Anche secondo Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, «il leader leghista Lorenzo Fontana preme per piazzare i suoi fedelissimi nelle partecipate, a partire da Mantovanelli la cui chiamata a Venezia in veste di assessore appare assai improbabile vista la provenienza salviniana del suo protettore politico».

Secondo Bertucco, inoltre, «l’arrivo di un leghista alla guida di Agsm sarebbe la pietra tombale di ogni ipotesi di partner industriale strategico per la multiutility veronese».

Per il consigliere comunale di Traguardi Tommaso Ferrari «il Comune continua a prorogare la nomina del Presidente, dopo le dimissioni di Finocchiaro, e regna un silenzio assordante sulle strategie industriali e operative in questo momento cruciale come un’aggregazione industriale».

«Agsm è stata lasciata sola e non si può pensare che solamente la qualità dei dirigenti colmi il vuoto della posizione di comando. Vuoto che ci auspichiamo venga colmato da una personalità con esperienza e capacità e non dal primo politico in attesa di sistemazione» dice Ferrari.

Rimpasti e nomine

Oltre alla nomina del presidente di Agsm, i gruppi di minoranza del consiglio comunale dipingono il quadro generale della situazione politica veronese, dal proprio punto di vista.

Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona

«Sboarina ha già finito di gioire per la vittoria di Zaia alle regionali» dice Bertucco: «fuori dal suo ufficio il gruppo dei casalesi continua a reclamare due nuovi assessorati; il leader leghista Lorenzo Fontana preme per piazzare i suoi fedelissimi nelle partecipate, a partire da Mantovanelli la cui chiamata a Venezia in veste di assessore appare assai improbabile vista la provenienza salviniana del suo protettore politico. Allo stesso modo improbabile appare l’ipotesi di un assessorato a Polato al quale la condanna in primo grado rimediata per la vicenda delle firme false rischia di tarpare le ali».

«Tutto questo groviglio politico si innesta in un quadro amministrativo di stasi ed inconcludenza che può solo volgere al peggio: l’arrivo di un leghista alla guida di Agsm sarebbe infatti la pietra tombale di ogni ipotesi di partner industriale strategico per la multiutility veronese; il filobus è nel guado di una delicata transizione che il Sindaco ha annunciato ma che non è in grado di risolvere; il resto delle aziende partecipate rimangono dei poltronifici ad uso e consumo della politica; il pums sta già mostrando tutta la sua aleatorietà e incapacità di incidere in meglio sul futuro della città; la politica urbanistica continua a svendere territorio a vantaggio di pochi».

Simile la visione del Pd: «Le elezioni regionali che avrebbero dovuto aiutare Sboarina a risolvere il risiko delle poltrone all’interno della maggioranza hanno finito invece per complicarlo mettendo a nudo la debolezza della sua amministrazione».

«Dei 4 assessori candidati solo uno, Polato, che negli ultimi tempi era stato peraltro messo ai margini ad esempio sulla fusione Agsm, è passato di slancio. Ma la sua condanna nella vicenda dell’autenticazione delle firme sta già facendo discutere nel resto del Veneto. Per Rando, che pure partiva da una posizione di pole position all’interno della lista personale del presidente uscente Zaia, l’elezione rischia di saltare. Edi Maria Neri è arrivata ottava su nove sempre dall’interno della lista personale del presidente. Zanotto da vicesindaco solo sesto nella lista della Lega…» registrano Benini, La Paglia e Vallani.

«Questo rappresenta già un giudizio dei veronesi sull’amministrazione Sboarina, ritenuta poco dinamica e poco incisiva. Un’amministrazione che ha mancato tutti gli obiettivi annunciati in campagna elettorale nel 2017 e che continua a deludere e a creare disagi con i tagli al trasporto scolastico, lo stallo senza fine dei cantieri del filobus, il rinvio degli investimenti necessari a completare la rete di piste ciclabili, riorganizzare il verde pubblico e incrementare la vivibilità dei quartieri» è l’analisi dei consiglieri comunali del Pd.

Tommaso Ferrari traguardi
Tommaso Ferrari, consigliere comunale di Traguardi

Secondo Tommaso Ferrari di Traguardi «la logica è quella di sempre: sistemare i politici qua e là per riequilibrare i pesi delle forze di maggioranza, senza guardare invece al bene delle aziende e della città. L’esempio di Agsm è lampante: l’azienda più importante lasciata senza guida mentre l’aggregazione con Aim va avanti».

«Stessa dinamica – secondo Ferrari – sta emergendo, purtroppo, nel dibattito attorno ad Acque Veronesi. Inutile sottolineare quanto sia strategico il suo ruolo, anche e soprattutto a seguito dei fenomeni di allagamento che hanno colpito il nostro territorio. E invece si parla di avvicendamenti di consiglieri e cambio di presidente, solo in base ad esigenze di bandiera e colore politico» continua Ferrari.

«È evidente che l’attitudine di questa maggioranza è dividersi le poltrone senza guardare alla competenza dei singoli individui. Riteniamo sia necessario un cambio di rotta per il bene della città e delle sue aziende».