Agsm, tutti contro l’integrazione con A2a

Il Tar della Lombardia ha bloccato la fusione fra la multiutility brianzola Aeb e A2a. Ordinanza accolta con favore da chi sottolinea i parallelismi con la partita veronese e auspica un futuro lontano dal colosso lombardo per Agsm e Aim.

Il sindaco di Verona Federico Sboarina e il presidente di Agsm Daniele Finocchiaro
Il sindaco di Verona Federico Sboarina e il presidente di Agsm Daniele Finocchiaro

Insieme alle vicende societarie di Cattolica Assicurazioni, alle discussioni sull’aeroporto Catullo e al cambio di rotta sulla filovia, un altro dei temi più caldi per la politica veronese è il futuro di Agsm. Da tempo si discute di un’aggregazione con la vicentina Aim, ma la rotta segnata dal sindaco di Verona Federico Sboarina e dal Cda della multiutility sembrava essere quella di una partnership con la lombarda A2a.

Venerdì è stata pubblicata dal Tar della Lombardia l’ordinanza che sospende la fusione della multiutility Aeb (Ambiente Energia Brianza) con la stessa A2a, sottolineando la necessità di una procedura a evidenza pubblica. Fra le motivazioni, il Tar respinge il concetto di “infungibilità”, cioè l’eventualità che per Aeb la fusione con A2a sia l’unica strategia industriale possibile.

«Non è infatti pacifico che quell’operazione di integrazione strutturale sia “l’unica possibile strategia di crescita” per il gruppo capeggiato da A.E.B. s.p.a., non essendo stata dimostrata, con l’esperimento di un’adeguata indagine di mercato, l’impossibilità di perseguire modelli alternativi ed equipollenti di crescita mediante la partecipazione di altri soggetti» si legge nell’ordinanza per l’annullamento della deliberazione del Comune di Seregno che apriva le porte alla fusione.

Ora anche a Verona diversi pezzi della maggioranza si stanno mettendo di traverso, tentando di evitare un’operazione bollata come l’ennesima “svendita” di un’azienda fondamentale per il tessuto socio-economico scaligero. In generale, i critici lamentano mancanza di chiarezza nelle operazioni di avvicinamento ad A2a, il ritardo con cui si sono coinvolte altre realtà e l’eccessiva politicizzazione delle aziende partecipate.

Gli ex presidenti di Agsm Michele Croce e Gian Paolo Sardos Albertini

Gli ex presidenti di Agsm Michele Croce e Gian Paolo Sardos Albertini portano l’attenzione sul tema dell’infungibilità: «Il Tribunale amministrativo sottolinea anche come gli elementi valorizzati dal piano strategico e dal piano industriale congiunto non siano idonei a giustificare l’infungibilità dell’operatore economico individuato senza confronto competitivo. E l’infungibilità, da noi sempre contestata, è anche la supposta ragione fondante della scelta di A2A da parte di Agsm».

Michele Croce e Gian Paolo Sardos Albertini
Michele Croce e Gian Paolo Sardos Albertini

«Ora è davvero imprescindibile, da parte dei vertici di Agsm, l’abbandono di ogni via che non sia quella della gara a evidenza pubblica» aggiungono. «Di certo non basta promuovere una consultazione informale come è stato fatto: si tratta di una “foglia di fico” del tutto insufficiente a coprire scelte scellerate che ci si è ostinati a portare avanti anche quando la loro infondatezza dal punto di vista legale era palese».

L’ex sindaco Flavio Tosi

Non ha mai risparmiato critiche all’amministrazione l’ex sindaco di Verona e consigliere comunale Flavio Tosi. Nuovo attacco diretto al sindaco: «Sboarina è un mistificatore, tra l’altro sleale nei confronti dei suoi stessi alleati, che adesso arriva addirittura a ricattare. Nessuno è contrario all’aggregazione di Agsm, assieme ad Aim Vicenza, con altri partner industriali. Noi come Lista Tosi e Fare! Verona chiediamo solamente un percorso corretto, nell’interesse dei cittadini».

IMAGO 2019-Flavio Tosi
Flavio Tosi

Questa la rotta da seguire secondo Tosi: «Prima si conclude l’aggregazione con Aim già definita dalla mia amministrazione, perché essa rafforzerebbe Agsm che avrebbe il 58% delle quote nella nuova società. Solamente poi, e attraverso una gara europea, si deve creare un polo industriale con un’altra multiutility privata».

Quella di A2a, secondo Tosi, «non è la proposta più vantaggiosa per Agsm. Ci è stato propinato che avremmo anche l’inceneritore, ma A2a ci sbolognerebbe quello ancora da realizzare a Pavia, a oltre 200 km da Verona, non quello vicino di Brescia».

Mirco Caliari, vicepresidente Agsm (Verona Domani)

Fondamentale la posizione di Mirco Caliari di Verona Domani, vicepresidente di Agsm. «Ho espresso fin da subito le mie forti perplessità in merito ad un modo di procedere e ad una procedura che presentava evidenti profili di illegittimità. Una contrarietà più volte manifestata in relazione alla procedura di “infungibilità” della proposta del presidente Finocchiaro in merito alla aggregazione con A2a».

«Sono da sempre favorevole all’aggregazione tra AGSM Verona S.p.A. e AIM Vicenza, che poi senza condizioni, potranno valutare in un secondo momento come procedere, vale a dire se individuare un terzo partner industriale o altre forme di partnership».

Paolo Borchia, europarlamentare della Lega

Paolo Borchia
Paolo Borchia

«A Verona abbiamo una Camera di Commercio che distribuisce aiuti ai soliti noti e un aeroporto che non cresce, bloccato da chi ha promosso l’ingresso di Save: gli stessi che ora premevano per svendere Agsm a Milano» è il punto di vista dell’europarlamentare Paolo Borchia, in quota Lega.

«Il progetto di fusione con A2a – dice Borchia – è un pacchetto preconfezionato, calato dall’alto e mai condiviso in consiglio di amministrazione, nascosto persino ai dirigenti; ha portato alla più clamorosa spaccatura mai vista tra i sindacati, con le rsu aziendali che hanno smentito i segretari provinciali, favorevoli alla fusione a tre. La Lega, anche in consiglio d’amministrazione, ha denunciato più volte la scarsa trasparenza dell’operazione».

Lega e Verona Domani sulla stessa linea

«Il presidente di Agsm Finocchiaro, sostenuto da Confindustria, si ostina a portare avanti un percorso già clamorosamente bocciato dal Tar della Lombardia» dicono con un comunicato congiunto il commissario provinciale della Lega di Verona Nicolò Zavarise e il presidente di Verona Domani Matteo Gasparato. «Quella sentenza ha smontato il moloch dell’infungibilità, a cui si erano aggrappati i fautori della maxi fusione. Quanto ai sindacati, che guardavano alla fusione a tre, ci hanno già pensato le rsu a smentirli».

«Siamo favorevoli a percorsi di aggregazione, così come anche il consigliere di minoranza espresso dal Pd. Il fatto che tutti e tre questi consiglieri si siano rifiutati di votare in consiglio dovrebbe dirla sufficientemente chiara sulla natura dell’operazione».

Partito Democratico

«Dopo centinaia di migliaia di euro di consulenze, Sboarina e la sua maggioranza sono tornati al punto di partenza: la fusione a due con la sola Aim, un’opzione per noi insufficiente a far fare ad Agsm il salto di qualità richiesto, come del resto avevano certificato gli stessi consulenti» dicono i consiglieri comunali del Pd Elisa La Paglia, Federico Benini, Stefano Vallani.

I dem chiedono un cambio di direzione sul sistema di governance delle partecipate: «Ritorniamo alla stratificazione dei consigli di amministrazione zeppi di politici, alla veronese, o prendiamo la strada di Vicenza che ha azzerato i cda mettendo i dirigenti esistenti a capo delle aziende sottocontrollate in qualità di amministratori unici? Nel primo caso è evidente che per Vicenza significherebbe non uno, ma dieci passi indietro, mentre per Verona sarebbe la croce su ogni speranza di cambiamento. La Lega, che sta dirigendo le danze, punta ad una nuova partnership industriale o ad un nuovo accrocchio politico? Ci uniamo per liberare energie o per unire le debolezze?».

Michele Bertucco, Sinistra in Comune

Contro quello che definisce “cda lottizzato” si scaglia anche il consigliere comunale Michele Bertucco. «Per l’ennesima volta Agsm è condannata a restare una vecchia zitella a causa di una politica matrigna incapace di fare delle scelte trasparenti e condivise. E continuerà ad essere così fintanto che non si agirà alla radice dei problemi che da decenni si ripresentano di amministrazione in amministrazione: un cda lottizzato che invece di rispondere alla città risponde soltanto ai propri referenti politici; partiti che pensano soltanto all’occupazione delle poltrone; un sindaco che non è stato in grado di gestire nessuna partita importante; un presidente dimezzato che non ha saputo convincere nessuno, nemmeno i propri consiglieri di amministrazione».

bertucco
Michele Bertucco

«A conferma che Sindaco e Presidente ed Agsm fossero sulla strada sbagliata interviene la sospensione definitiva e motivata dal parte del Tar della Lombardia della delibera del Consiglio comunale di Seregno che aveva approvato in fretta e furia e senza trasparenza la fusione della propria multituility, AEB, con A2A. Nel dispositivo i giudici amministrativi ribadiscono il diritto dei consiglieri comunali di essere informati e di essere messi nelle condizioni di fare tutte le necessarie verifiche su ciò che l’amministrazione porta al voto. Ciò che non è avvenuto né a Seregno né a Verona, dove di carte noi consiglieri comunali non ne abbiamo mai viste».

Volt Verona

Luca Nisidi Volt Verona
Luca Nisidi

Anche Volt Verona lamenta le ingerenze politiche nelle aziende partecipate. «È evidente il differente trattamento che il sindaco di Verona, osteggiato all’interno della sua stessa maggioranza, riserva alle differenti offerte in base non tanto alla loro posizione sul mercato ma al loro posizionamento politico» afferma Luca Nisidi, city lead di Volt Verona.

«Basta politica nelle aziende! Evitiamo quello che è successo a suo tempo con l’aeroporto Catullo, esempio lampante dei disastri nel mischiare la politica con le logiche di mercato» prosegue Nisidi. «Se qualcosa si deve fare è individuare con sollecitazione pubblica il partner con le caratteristiche ed il progetto strategico più interessante, posto che Volt Verona auspica la privatizzazione e lasciare che sia il mercato a decidere».

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