Giorno del Ricordo, Gioseffi: «La memoria di queste vicende va tenuta viva»

Per parlare del Giorno del ricordo delle vittime degli eccidi delle foibe, è intervenuto ai nostri microfoni Loredana Gioseffi, presidente della sezione veronese dell'Associazione Venezia Giulia-Dalmazia.

Oggi parliamo del giorno del ricordo: domani infatti l’Italia ricorderà le vittime degli eccidi di militari e civili nelle zone della Venezia Giulia, del Quarnaro e della Dalmazia durante la seconda Guerra mondiale e nel dopoguerra. Le vittime stimate tra i ritrovamenti nelle foibe e coloro che morirono nei campi di prigionia jugoslavi si attestano introno tra le tremila e le cinquemila. Al massacro delle Foibe seguì l’Esodo Giuliano Dalmata, cioè la migrazione di oltre 300mila cittadini italiani da quegli stessi territori. In questo 2021 ricordare questo frammento triste della storia italiana assume un significato più importante, alla luce del fatto che la pandemia rende più difficile organizzare eventi e commemorazioni.

Per parlare dell’argomento è intervenuta ai nostri microfoni Loredana Gioseffi, presidente della sezione veronese dell’Associazione Venezia Giulia-Dalmazia. «Era una nostra preoccupazione quest’anno non poter celebrare il ricordo, un evento che ormai commemoriamo da 17 anni, perché proprio nel 2004 una legge dello Stato ha istituito questa giornata».

«Grazie però alla collaborazione delle Istituzioni e della Prefettura, ci siamo attivati per far partecipi gli studenti e la comunità veronesi della commemorazione che a porte chiuse è stata tenuta nell’Auditorium della Gran Guardia qualche giorno fa e che sarà trasmessa domani in streaming dalle 11. Abbiamo così salvato la memoria» prosegue Gioseffi. «Una storia che per sessant’anni è stata mistificata, tenuta nascosta per opportunismi politici, per condizionamenti ideologici. Il silenzio alle vicende ha aggiunto dolore al dolore. Grazie alla tecnologia e alle Istituzioni anche quest’anno riusciamo invece a ricordare».

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«Una data che ricorda il 10 febbraio 1947, quando a Parigi le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale decisero il destino dell’Istria, della Dalmazia e di Fiume assegnandole alla Jugoslavia di Tito» continua. «L’Italia aveva perduto la guerra e doveva pagarne il prezzo. Ma a pagare furono soprattutto i giuliano-dalmati e bisogna dire che la Guerra Fredda condizionò molto la conoscenza delle vicende. Gli esuli rappresentavano l’immagine di un’Italia sconfitta e questo era qualcosa che era da eliminare».

«La storiografia ufficiale e i libri tacquero per sessant’anni, tre generazioni di studenti furono privati della conoscenza delle nostre vicende come se non si trattasse di storie nazionali ma solo localistiche e da dimenticare. Tutto è cambiato con l’istituzione del Giorno del Ricordo. Noi come associazioni di esuli siamo molto impegnati nel farle conoscerle, soprattutto nelle scuole» afferma. «Sessant’anni di silenzio pesano molto, questa non conoscenza della storia e della geografia di quella parte d’Italia. La presenza degli esuli, preziosi testimoni oculari nelle scuole ha aiutato molto a fare memoria. La memoria va tenuta viva perché queste tragedie non vadano più a ripetersi».

«Dobbiamo far conoscere ai giovani queste vicende, le associazioni si sono anche attivate per istituire un tavolo con il Ministero dell’Istruzione perché nei libri di testo ci siano almeno dei cenni alla nostra storia, ancora molto poco rispetto a quanto c’è da dire e ricordare» conclude.

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