Francesca Briani: «A questo assessorato ho dato anima e corpo»

Francesca Briani, assessore alla Cultura uscente, e non ricandidata, traccia un bilancio di questi cinque anni che l'hanno vista impegnata a tutto tondo per ricoprire un ruolo istituzionale, alla vigilia, nel 2017, tanto atteso. «È una delega che ti consente di operare e dialogare a livelli diversi. Io ho agito con un punto di vista che non è mai stato politico, ma dettato dalla passione e dall'amore per questa città».

Francesca Briani
Francesca Briani

L’intervista a Francesca Briani

Francesca Briani, assessora alla Cultura, Pari opportunità e Politiche giovanili, ripercorre la sua carriera politica ai nostri microfoni e fa il punto in merito al potenziale culturale ancora inespresso di Verona.

La sua passione politica nasce qualche anno fa, avvicinandosi al partito di Forza Italia, giusto?

Sì, nel 2000 feci la prima tessera da appassionata, per poi candidarmi per la prima volta nel 2002 per la 1^ Circoscrizione. Fui eletta in minoranza come consigliere anziano ed ebbi la fortuna di presiedere la Commissione Turismo e Commercio. Allora la mia assessora di riferimento era Francesca Tamellini, con cui ci fu subito un grande accordo. Ricordo il progetto Verona for kids, una pagina del sito del Comune di Verona ancora attiva e molto frequentata e recentemente aggiornata.

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Dal 2007 passiamo al 2012, quando non riuscì a entrare in Consiglio Comunale con Forza Italia, e poi cinque anni di pausa. Fino al 2017 e l’ingresso in Verona Domani e l’elezione in Consiglio, tra l’altro donna più eletta del centrodestra…

Esatto. Devo dire che ho vissuto l’elezione con soddisfazione, dato che non ero uscente da alcun incarico politico. Ho affrontato con soddisfazione le deleghe che mi erano state assegnate. La cultura, soprattutto, l’ho sempre sentita più affine a me. Sono stati cinque anni molto intensi dove ho scoperto una parte di città che non conoscevo nel profondo. L’assessorato alla Cultura copre anche la direzione dei musei civici, che a Verona sono otto, e i teatri, con tre stagioni gestite interamente dal Comune: l’Estate Teatrale, il Grande Teatro e L’Altro Teatro. C’è poi tutto il settore delle biblioteche, che sono 13, con un enorme valore che abbiamo il dovere di rendere fruibile a tutti i cittadini.

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Cos’ha provato al suo ingresso in Sala Arazzi e alla consegna dell’assessorato della Cultura?

Tanta emozione e la consapevolezza dell’importanza del mio ruolo. Devo dire che gli uffici della Cultura sono stati di grandissimo supporto, soprattutto nella gestione degli aspetti tecnici. In questo mandato è stato fondamentale per me mantenere una buona relazione con i miei collaboratori, sempre attenti e presenti. Fin dal primo giorno sono stata tempestata di mail e richieste di appuntamenti che mi ha creato molta gioia: lì ho infatti compreso quanta vivacità e voglia di esprimersi che avevano e hanno tuttora i cittadini. Uno dei ruoli principali dell’assessorato alla Cultura è dialogare e valutare le iniziative che vanno finanziate e supportate secondo la propria visione. Ciò che mi è piaciuto molto è stato sostenere aree della cultura veronese che magari non erano pienamente coperte.

Una delle critiche che viene mossa più spesso all’attuale amministrazione è la carenza di eventi e spettacoli che hanno caratterizzato questi anni. Come smentisce queste affermazioni?

Subito ho pensato che forse non avessimo comunicato bene. Le iniziative sono state veramente tante, soprattutto per quanto riguarda le mostre. La vocazione c’è sempre stata, lo hanno dimostrato i numeri delle mostre su Giacometti, su Caroto e tante altre. Abbiamo svolto poi un grande lavoro su Dante in occasione dei settecento anni dalla sua morte. Se non ci fossero stati i due anni di pandemia, quindi, l’operato svolto dall’amministrazione sarebbe stato sicuramente più riconosciuto.

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Secondo lei, la città di Verona dovrebbe credere di più nella cultura e nel suo potenziale?

I numeri dei visitatori nei nostri musei sono in realtà molto alti e spesso superiori a realtà museali di altre città molto più noti. Castelvecchio, per esempio, è un museo molto apprezzato e conosciuto a livello mondiale. Verona ha molte potenzialità inespresse, certo. La mia idea è molto chiara: manca a Verona un vero progetto su un palazzo delle esposizioni, che dovrebbe essere Palazzo della Ragione. Secondo me bisognerebbe riportare la GAM a Palazzo Forti e creare così una struttura che possa ospitare le mostre principali, e lasciare la Gran Guardia agli eventi istituzionali.

Il 12 giugno, Francesca Briani ci sarà?

Ci sto riflettendo. Non so però se ripeterò quest’esperienza, nonostante sia stata per me positiva e importante.

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