Covid hotel? Sì, ma a pagamento

Dopo la prima manifestazione di interesse dello scorso novembre 2020, il tema dei Covid Hotel sembra essere passato in secondo piano, complice forse il calo dei contagi nella Regione Veneto e quindi la mancata attivazione del progetto. Eppure a Verona i Covid Hotel ci sono, così come le richieste da parte di chi vorrebbe passare la quarantena fuori di casa. A differenza, però, di quanto accaduto ad aprile, ora i costi sono a carico degli stessi ospiti.

covid hotel
Foto d'archivio.

Per chi l’ha seguita, la vicenda dei Covid Hotel si era fermata allo scorso novembre, con la richiesta da parte della Regione Veneto alle diverse Aulss del territorio di verificare quali hotel fossero disposti a ospitare pazienti Covid, come avvenuto anche durante la prima ondata di contagi a marzo 2020. Sul territorio veronese erano tre gli hotel che si erano dimostrati aperti a questa richiesta: l’Hotel Postumia di Villafranca, l’Hotel City di San Giovanni Lupatoto e l’Ark Hotel di Verona. A distanza di un paio di mesi da quel primo contatto, tutto sembrava essersi cristallizzato in attesa di nuove indicazioni che tardavano ad arrivare. Eppure, nel frattempo, qualcosa è stato fatto, anche se non se n’è più parlato. Il 3 dicembre scorso, infatti, l’Ulss9 Scaligera aveva pubblicato un bando per un’altra manifestazione di interesse rivolta agli operatori del settore alberghiero «in attesa della definizione da parte delle Regione Veneto delle caratteristiche e condizioni uniformi del servizio di “Covid Hotel”». 

La richiesta era la stessa, sapere chi avrebbe voluto ospitare pazienti con obbligo di sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario, ma la modalità era ben diversa: il soggiorno, infatti, non sarebbe stato a carico sanità regionale, bensì a carico degli stessi ospiti. Un bel cambio di passo, che ha lasciato alcuni albergatori perplessi. Tra questi c’è anche la stessa proprietaria dell’Hotel City, Paola Lo Presti, che nonostante avesse manifestato interesse nella prima fase di indagine, ha deciso di non dare la propria disponibilità per questo secondo bando, scaduto lo scorso 16 gennaio: «Dopo una decina di giorni dal primo bando è arrivata un’altra richiesta chiedendo che costo noi volessimo applicare alla camera. I parametri richiesti sono gli stessi: bisogna garantire la sanificazione ogni volta che il paziente se ne va, colazione pranzo e cena dall’esterno, servizio di lavanderia e smaltimento rifiuti, ma è tutto praticamente a carico dell’ospite. Io come hotel non ho voluto aderire, perché stando ai costi previsti, il prezzo per gli ospiti sarebbe lievitato. Solo per la disinfestazione a fine soggiorno si parla di 50 o 80 euro, poi ci sono i pasti, la lavanderia e il personale che deve essere presente 24 ore su 24. Se si fa il conto si può andare anche oltre i 150 euro a notte e come fai a chiedere questi soldi a qualcuno che sta male con la crisi che c’è?» ha spiegato Paola.

Il bando ha raccolto le manifestazioni di interesse degli alberghi veronesi, che sono stati poi riuniti in una lista pubblicata su un portale online, che avrà validità fino al termine del periodo emergenziale per Covid-19, previsto al momento per il 30 aprile 2021. Non si conoscono, quindi, gli hotel che effettivamente hanno aderito alla richiesta, anche se la proprietaria dell’Hotel City sospetta che non siano molti, soprattutto alla luce delle numerose le chiamate che la struttura sembra ricevere ogni giorno da parte di chi vorrebbe passare la quarantena in albergo: «Anche nei giorni scorsi mi sono arrivate delle richieste, ce ne sono tante ma devo rispondere che non possiamo aiutarli. Ci sono coppie che hanno a casa i figli e non vogliono infettarli, oppure badanti che sono tornate in Italia dopo Natale e devono farsi obbligatoriamente 15 giorni di quarantena. Ma chi li può spendere ora 1500 euro?» sottolinea Paola.

Tra le criticità evidenziate dall’albergatrice anche la gestione degli ospiti, che comunque dovrebbero essere asintomatici o paucisintomatici, in caso di necessità: «Se prima avevo un appoggio da parte dell’Ulss, anche minimo, adesso mi si può presentare chiunque e se stesse male qualcuno non saprei cosa fare. A me hanno chiesto persone che arrivavano dall’Inghilterra. Se poi arriva una persona che non riesco a controllare e gira per l’albergo, è preoccupante. Mi ha chiamata un papà che continuava a prendere il virus dai quattro figli e non riusciva a tornare a lavorare ed era l’unico a lavorare in famiglia: come faccio io a chiedergli 80 euro a notte?» 

Chiaramente ora la palla passa alla Regione Veneto, che sul tema dei Covid hotel non ha più parlato e non ha più fornito indicazioni alle stesse Aulss, forse anche in vista di un calo di contagi che non lasciava presagire la necessità di adibire gli alberghi del territorio a luoghi per l’isolamento di soggetti positivi al Covid. Eppure le richieste sembrano esserci, eccome: «È un servizio che tanta gente chiede – conclude Paola – e potrebbe essere un bell’introito per me, ma ci sono troppi rischi».

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