«Atto gravissimo» in consiglio comunale a Verona: chi ha votato al posto di Bacciga?

Tosi, Pd e Bertucco si scagliano contro la pratica di votare a "telecamere spente" in consiglio comunale. Poi scoppia il caso: chi ha votato al posto di Bacciga, mentre lui era assente? Fatto denunciato alla Polizia Postale.

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Furto di identità digitale ai danni di un consigliere comunale di Verona. Pronta la denuncia alla Polizia Postale da parte del presidente del Consiglio comunale Leonardo Ferrari, firmata questa mattina.

Il fatto risale a venerdì sera, 23 luglio 2021, durante la seduta per l’esame degli emendamenti alla Variante 29. Intorno alla mezzanotte, qualcuno avrebbe votato da remoto l’emendamento numero 805 al posto del consigliere Andrea Bacciga, impossessandosi illegalmente della sua identità digitale.

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«Bacciga infatti aveva lasciato il sistema Concilium, che identifica elettronicamente i consiglieri presenti alla seduta e consente loro di votare i provvedimenti anche da remoto, alle ore 20.13 per impegni personali, giustificando la sua assenza. Per tornare a collegarsi alle 1.40 di notte» ricostruiscono da Palazzo Barbieri. «Chi ne ha rubato l’identità è entrato con il suo nome dalle 23.45 alle 23.46 e poi dalle 23.51 alla mezzanotte e 42 secondi, scollegandosi subito dopo il voto di astensione dell’emendamento».

Presenza e voto cruciali che avevano già fatto discutere. Prima dell’illustrazione del documento, infatti, il consigliere comunale Flavio Tosi aveva sollevato il dubbio sulla difficoltà di ricondurre il voto ai consiglieri viste le telecamere non attive su molti dispositivi. E poco prima del voto aveva chiesto al presidente Ferrari se il consigliere Bacciga risultasse presente.

L’indagine interna: indentificato il dispositivo da cui è partito il voto

Ogni operazione effettuata nel sistema Concilium è tracciabile dalla società di gestione che, dalle verifiche interne, ha permesso di rintracciare in poche ore l’identificativo del dispositivo dal quale è stato effettuato il voto “sotto accusa”.

Dispositivo che – fanno sapere da Palazzo Barbieri – l’anno scorso era stato utilizzato da un consigliere di minoranza per partecipare ad una seduta dell’aula e quindi a lui riconducibile. Fatto che ora sarà la Polizia Postale ad appurare, verificando i reati di “Sostituzione della persona”, articolo 494 del Codice Penale, e “Falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici”, articolo 476.

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Minoranze contro le telecamere spente

Questione, quella delle “telecamere spente“, su cui ieri è stato duro l’attacco degli esponenti delle minoranze Stefano Vallani, Elisa La Paglia e Federico Benini (Partito Democratico) e Michele Bertucco (Verona e Sinistra in Comune).

Michele Bertucco e Federico Benini
Michele Bertucco e Federico Benini

«Ancora una volta i consiglieri della maggioranza del Sindaco Federico Sboarina mostrano scarso rispetto per le istituzioni e per i cittadini. La grande maggioranza di quelli che si collegano a distanza in queste sedute-fiume del consiglio comunale sulla Variante 29, fanno trascorrere ore e ore di dibattito senza mai palesarsi attraverso l’accensione della telecamera, dunque senza dare la certezza, nei confronti di chi assiste o partecipa al dibattito, di essere effettivamente presenti» denunciavano ieri gli esponenti del Pd.

Rincara la dose Bertucco: «Al di là del caso Bacciga, la cosa grave è che da parte dei consiglieri di maggioranza continua ad esserci una inspiegabile reticenza a palesarsi, almeno durante il momento del voto, attraverso le telecamere. Abusando, politicamente parlando, della buona fede delle minoranze e di un regolamento per le sedute a distanza che manca o è del tutto lacunoso, la gran parte dei consiglieri di Sboarina non accende mai la telecamera. E, come si può verificare ascoltando le registrazioni della seduta precedente, Bacciga era uno di questi».

I consiglieri di maggioranza oggi in conferenza stampa sul "caso Bacciga"
I consiglieri di maggioranza oggi in conferenza stampa sul “caso Bacciga”.

Fronte comune della maggioranza

Questa mattina il sindaco Federico Sboarina e il presidente del Consiglio comunale Leonardo Ferrari hanno fatto il punto dei fatti e delle indagini interne avviate. Erano presenti il vicepresidente del Consiglio comunale Paolo Rossi, il capogruppo di Battiti per Verona Domani Daniele Perbellini, di Forza Italia Paola Bressan, della Lega Nord Anna Grassi e, in rappresentanza di Fratelli d’Italia, Nicolò Sesso. In sala Arazzi seduti anche l’assessore all’Informatica Stefano Bianchini e i consiglieri Andrea Velardi, Laura Bocchi, Matteo De Marzi.

Federico Sboarina, sindaco di Verona
Federico Sboarina, sindaco di Verona

«Un fatto gravissimo che non ha precedenti a Verona e per il quale si configurerebbero gravi ipotesi di reato» ha detto Sboarina. «Inaccettabile che una persona eletta dai cittadini, con importanti responsabilità davanti alla comunità e nel ruolo di pubblico ufficiale, durante l’esame di una delibera, decida di compiere un illecito. Se le indagini dovessero confermare il tutto, moralmente sarebbe un problema di serietà verso l’istituzione ma sarebbe soprattutto un pesante problema di legalità. Nessuno può permettersi un tale disprezzo per le regole e per i cittadini che rappresenta».

«Ognuno, infatti, risponde delle proprie azioni, ora le indagini faranno il loro corso e vogliamo andare fino in fondo perché nella nostra vita pubblica i furbetti non sono ammessi. Quello che è certo è che non è sicuramente un problema di fragilità del sistema di voto tanto che quello stesso sistema ci ha permesso in poche ore di effettuare le verifiche interne e individuare il device del consigliere di minoranza dal quale sarebbe stato fatto il voto irregolare. Siamo qui per rappresentare onestamente gli elettori, la dialettica politica anche con toni forti e sostenuti è normale, specialmente su provvedimenti che riguardano il futuro di Verona, ma è inammissibile usare modalità illegali. Adesso, in coscienza, tutti i consiglieri di minoranza devono decidere e dichiarare se il loro posto è dalla parte della legalità, e quindi dei cittadini, o della furbizia di chi sarebbe disposto a commettere persino dei reati».

Anche il consigliere Bacciga, assente questa mattina, ha voluto rilasciare una dichiarazione, inviando una nota scritta. «Torno a ribadire che l’episodio che mi ha visto coinvolto mio malgrado è di estrema gravità e penalmente rilevante. Con rammarico assisto alla totale mancanza di solidarietà da parte dei consiglieri di minoranza che, anzi, hanno voluto insinuare e fare illazioni sulla mia integrità morale e professionale nell’esercizio di una funzione pubblica. La verità verrà fuori, e quel giorno attendo le dovute scuse».

Il consigliere Andrea Bacciga
Il consigliere Andrea Bacciga

Si attendono sviluppi

Da verificare l’esito delle indagini interne e delle eventuali conferme o scoperte della Polizia Postale. Intanto le forze di minoranza saranno ricevute dal Prefetto. Aggiunge Michele Bertucco: «Domani come minoranze verremo ricevuti dal Prefetto di Verona al quale abbiamo esposto il caso del consigliere Bacciga che sostiene di aver subito un voto “a sua insaputa” dalla propria piattaforma informatica».

«Gli esporremo anche il comportamento dei consiglieri di maggioranza che si rifiutano, malgrado le sollecitazioni dello stesso presidente del Consiglio comunale, di palesarsi sulla piattaforma informatica impedendo così di capire chi è che effettua la votazione».

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