Verona, caso del “voto fantasma” in consiglio: «Tosi e Meloni si dimettano»

Il consigliere Flavio Tosi ha ammesso di aver chiesto al collega di votare al posto di Bacciga, a suo dire per dimostrare le falle del sistema. Critiche dure e trasversali.

consiglio comunale verona ricorda puliero
Una seduta "pre-Covid" del consiglio comunale di Verona

Il “voto fantasma” in consiglio comunale ora ha un nome

La maggioranza chiede le dimissioni di Paolo Meloni (Fare Verona) e Flavio Tosi (Lista Tosi), i quali sarebbero l’esecutore e il mandante del “voto fantasma” in consiglio comunale a Verona, venerdì sera. Un voto effettuato con le credenziali del consigliere Andrea Bacciga (Lega), in quel momento assente giustificato.

LA REPLICA DI TOSI: «Non ce l’ho con Bacciga, il mio era “ethical hacking”»

A un solo giorno di distanza dalla precedente conferenza stampa, durante la quale in sindaco di Verona Federico Sboarina e numerosi consiglieri della maggioranza si schieravano in modo compatto contro il presunto responsabile del voto (di astensione) al posto di Bacciga, oggi un nuovo capitolo nella resa dei conti.

Sull’Arena di oggi è infatti apparsa una confessione dell’ex sindaco Flavio Tosi, che avrebbe chiesto a un consigliere del proprio gruppo di agire in quel senso. «Il reo confesso Flavio Tosi si configura a tutti gli effetti come mandante di un reato» è la dura risposta della maggioranza, oggi per voce del vicepresidente del consiglio comunale Paolo Rossi (Battiti per Verona Domani).

L’intento di Tosi, a quanto pare, era di dimostrare l’inaffidabilità del sistema di voto, messo in dubbio dallo stesso ex sindaco anche durante la seduta.

«Una giustificazione che, una volta colto con le mani nella marmellata, appare ridicola» è il punto di vista espresso da Rossi. Le giustificazioni di Tosi, secondo Romaggioranza, sono inconsistenti in quanto il sistema avrebbe dimostrato di essere in grado di risalire all’identità del votante in breve tempo.

Per domani il consigliere Tosi ha convocato una conferenza stampa dal titolo eloquente: “Altro che identità rubate, il problema è la reiterata violazione della norma nazionale che impone la preventiva verifica dell’identità di chi vota. Su questo presenteremo denuncia”.

Il consigliere Andrea Velardi (Lega) ha chiesto inoltre le scuse dai consiglieri che, nelle scorse giornate, avrebbero insinuato delle colpe o delle mancanze da parte del consigliere Andrea Bacciga. «Per tutto il resto, la giustizia farà il suo corso» ha chiosato Velardi.

«Come faceva Tosi a conoscere le credenziali di accesso del consigliere Bacciga?», si chiede Nicolò Sesso (Fratelli d’Italia). Una domanda che, per ora, non ha una risposta.

Altre reazioni

Gianmarco Padovani
Gianmarco Padovani, vicepresidente di Federfarma Verona

Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Gianmarco Padovani lamenta le «ore e ore di opposizione svilente, sciocca, condita di ridicole prese in giro» nel corso del dibattito sulla Variante 29, teatro della “scena incriminata”. «Ore trascorse, a spese dei cittadini spesso inconsapevoli, col solo fine di rallentare, sminuire, inficiare fino a quando si è arrivati alla spregevole apoteosi: la finzione, il furto di identità, il reato» dice Padovani.

«Sia da monito quanto successo, perché mai più si possa ripetere, possa nascere dalle ceneri di questo accadimento una buona, corretta politica».

Duro anche il commento di Tommaso Ferrari di Traguardi: «Peggio di chi vota al posto di un altro consigliere comunale, c’è solo Flavio Tosi che prova a far passare un illecito come una provocazione a fin di bene. Un po’ come rapinare una banca per dimostrare che non è custodita a sufficienza».

Tommaso Ferrari traguardi
Tommaso Ferrari, consigliere comunale di Traguardi

«Il tentativo dell’ex sindaco di indossare i panni del giustiziere solitario malcela un atto grave, da censurare e condannare, indice della superficialità che governa certa politica, dove tutto può diventare gioco, scherzo o battuta».

«Siamo dell’idea che serva serietà nel partecipare alle votazioni da remoto, in primis dando prova della propria presenza accendendo la telecamera (nonostante il regolamento per le sedute a distanza sia lacunoso sotto questo aspetto), ma è indubbio che dai propri rappresentanti istituzionali i cittadini meritino tutt’altro esempio rispetto a quello di cui Tosi ha dato prova».

Per Michele Bertucco «quanto avvenuto in consiglio comunale è un fatto gravissimo che è lontano mille miglia da come noi di Verona e Sinistra in Comune concepiamo la lotta e lo scontro politico che possono essere anche duri ma che non possono mai sfociare nella illegalità. Commettere un reato per dimostrare che chiunque dei consiglieri poteva votare con l’account di un altro consigliere non è un’azione politica, è una vaccata gravissima, inconcepibile e imperdonabile perché getta un’ombra non solo sul sistema di voto, ma sulla istituzione stessa e sulla manovra emendativa che alla fine ha dato i suoi frutti costringendo l’amministrazione a venire a patti sulla Variante 29».

michele bertucco
Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune.

«Se davvero il consigliere Flavio Tosi avesse voluto dare soltanto una dimostrazione della relativa inaffidabilità del sistema di voto elettronico da remoto (commettendo comunque sempre un reato) avrebbe potuto palesarsi un minuto dopo la violazione dell’account del consigliere di maggioranza coinvolto, invece l’ha fatto soltanto quando è stato praticamente scoperto» aggiunge Bertucco.

«La giustizia farà il suo corso nei confronti di Tosi e del consigliere che si è scioccamente prestato a questa azione grave e inutile. Come Verona e Sinistra in Comune promuoveremo e condivideremo con tutte le forze autenticamente democratiche del consiglio una proposta di delibera di iniziativa consiliare per introdurre nel regolamento del voto a distanza l’appello nominale e l’obbligo di votare a telecamera accesa» dice Bertucco.

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