AstraZeneca, Dott. Rossanese: «Vaccino sicuro, ecco come funziona»

Il Dott. Rossanese, del dipartimento di malattie infettive e tropicali dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, è intervenuto su Radio Adige Tv per parlarci di come procede la campagna vaccinale e del funzionamento del vaccino di AstraZeneca.

La campagna vaccinale anti-covid ha preso il via il 27 dicembre scorso in Italia. Prima gli operatori sanitari e socio-sanitari, poi i residenti delle RSA, poi ancora gli ultraottantenni e gli insegnanti: queste sono le principali categorie che ad ora hanno o stanno ancora ricevendo i vaccini approvati: Pfizer-Biontech, AstraZeneca, Moderna e quello di Johnson e Johnson, che dovrebbe arrivare in Italia da aprile. Nelle ultime settimane si è discusso molto di uno di questi vaccini in particolare, quello anglo-svedese di AstraZeneca, dopo che alcuni casi di morti per trombosi dopo la somministrazione e lo stop da parte del Governo all’uso del vaccino, avevano allarmato la popolazione. La settimana scorsa, EMA e AIFA hanno confermato che AstraZeneca è sicuro e la campagna vaccinale è ripartita regolarmente. Ma perché si è creato questo caos e, soprattutto, a che punto siamo in Italia con le vaccinazioni? A spiegarcelo è stato il dott. Andrea Rossanese, del Dipartimento di Malattie infettive e tropicali dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore don Calabria di Negrar.

Dottore, innanzitutto la prima domanda che le vorrei porre è: come sta procedendo la campagna vaccinale? Sappiamo che dall’8 marzo anche il sacro cuore di Negrar è diventato centro vaccinale per la popolazione

«Nel complesso la campagna sta procedendo bene: eravamo partiti subito secondo le indicazioni che avevamo ricevuto. Ci eravamo rimessi nella disponibilità dell’ASL 9 e avevamo ricevuto tutti gli elenchi delle persone che si sarebbero dovute recare presso la nostra struttura per la vaccinazione. Prudentemente anche al Sacro Cuore abbiamo sospeso le vaccinazioni con il vaccino AstraZeneca, dal momento che ne era stato deciso lo stop cautelativo da parte degli organismi nazionali e sovranazionali. Con questa settimana riprende regolarmente la campagna con AstraZeneca».

Passiamo ora a parlare nello specifico dei vaccini: non più tardi di un paio di mesi fa ci aveva spiegato come funzionavano i vaccini di Pfizer e di Moderna, che sono praticamente uguali. Ora le chiediamo: come funziona il vaccino di AstraZeneca? È diverso dai primi due?

«Il vaccino di AstraZeneca è sensibilmente diverso, sia per lo sviluppo della tecnologia che sta dietro, sia per il meccanismo che viene sfruttato. In questo caso abbiamo l’utilizzo di un virus non patogeno nell’uomo, nella fattispecie si tratta di un virus che causa il raffreddore nello scimpanzè, assolutamente incapace di dare malattia nell’uomo, che è stato geneticamente modificato in laboratorio per inserire al suo interno un pezzo di DNA che è in grado di portare l’informazione per la proteina Spike del Coronavirus, grazie alla quale il virus può entrare nelle cellule bersaglio. Succede che il virus dello scimpanzè si inserisce in alcune cellule bersaglio del nostro organismo, i nostri sistemi leggono il codice genetico veicolato con questo virus e producono la proteina Spike che viene riconosciuta dal sistema immunitario e contro la quale viene montata la cosiddetta risposta anticorpale. Questo consente al nostro organismo di essere pronto nel momento in cui dovesse venire in contatto con la proteina Spike vera del coronavirus».

Sui casi di trombosi che hanno messo in discussione il vaccino di AstraZeneca, cosa ne pensa? Insomma, l’EMA ha detto che il vaccino è sicuro, ce lo conferma anche lei?

«Assolutamente sì. Vale ancora una volta la pena di sottolineare un aspetto: nell’era in cui ci troviamo, dei social, qualsiasi tipo di informazione rimbalza alla velocità della luce da un campo all’altro del Paese e anche alcune osservazioni che meriterebbero degli approfondimenti hanno avuto una eco mediatica di quella che avrebbero meritato. In questo modo, cautelativamente, le autorità sanitarie hanno preferito sospendere per alcuni giorni la somministrazione del vaccino allo scopo di compiere gli accertamenti in merito a una connessione causa-effetto (tra vaccino ed eventi avversi) per poter tranquillizzare la popolazione che non si recava volentieri alla somministrazione del vaccino. Tenete conto che si parlava di 25 casi dubbi su 25 milioni di dosi somministrate in tutta Europa e significa, in proporzione, di un caso per milione, che è straordinariamente più basso di quanto non accada con gli effetti avversi della malattia stessa. Quindi c’è totale rassicurazione: il vaccino è sicuro. Noi medici siamo stati comunque consigliati dalle autorità regolatorie di applicare un ulteriore criterio di cautela e di considerare alcune specifiche categorie di soggetti come potenzialmente a rischio di sviluppare eventi trombotici, per poi indirizzarli verso un vaccino diverso. Ma questa considerazione spetta al medico che compie l’anamnesi in sede pre-vaccinale».