Affidi illeciti, l’autore di “Veleno” Pablo Trincia: «Continuiamo a indagare»

Il tema del giorno è un argomento delicato che sta scuotendo al territorio e la provincia, ovvero gli affidi e in particolare i presunti affidi forzati. Ne abbiamo parlato con Pablo Trincia, giornalista e podcaster, che ha indagato su un caso di affidi illeciti negli anni '90 nella bassa modenese, un fatto di cui non si è più parlato per anni ed è stato riportato alla luce grazie ad un grande lavoro di inchiesta.

Il tema del giorno è un argomento delicato che sta scuotendo il territorio e la provincia, ovvero gli affidi e in particolare i presunti affidi forzati. Secondo la dottoressa Marcella Parise, già Dirigente del Servizio di Psicologia territoriale dell’Ulss 9 Scaligera, infatti, si sarebbero verificati in diversi casi. Ne abbiamo parlato con Pablo Trincia, giornalista e podcaster, che ha indagato su un caso di affidi illeciti negli anni ’90 nella bassa modenese, un fatto di cui non si è più parlato per anni ed è stato riportato alla luce grazie ad un grande lavoro di inchiesta.

«Nel 2017, insieme ad Alessia Rafanelli, ho dato vita a Veleno, un podcast giornalistico basato sull’inchiesta del caso del Diavoli della Bassa Modenese, in cui 16 bambini furono tolti alle proprie famiglie e dati in affido. Il caso emerse grazie alla testimonianza di uno di questi giovani. Era una storia diversa dalle altre, che mi aveva colpito perché aveva a che fare con aspetti che i giornali poco trattano, seppur importanti» afferma.

«Questi bambini avevano raccontato orribili episodi, accaduti sia in casa che nei cimiteri della zona. Non sapevo che assistenti sociali potessero influenzare la mente dei bambini per far loro raccontare ricordi così grotteschi. Era secondo me giusto indagare» prosegue. «Sia io che Alessia eravamo abituati a storie difficile, avendo lavorato a Le Iene. La storia era molto dura e le situazioni molto difficili sia per i genitori che per i ragazzi. L’idea che questi bambini potessero raccontare una nuova versione dei fatti una volta adulti era difficile da accettare. Ci siamo posti il dilemma morale ma poi siamo andati avanti».

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«Subito dopo lo scoppio del caso di Bibbiano, nel 2019, si era parlato che negli anni passati nel veronese ci fossero stati affidamenti un po’ dubbi» continua. «Rispetto a quella volta però che l’accusatore era anonimo, ora qualcuno è disposto a metterci la faccia».

«La richiesta della revisione del processo di Federico Scotta, uno dei genitori condannato per pedofilia, non è stata accolta, nonostante la testimonianza di alcune ragazze coinvolte che affermavano di esser state costrette ad affermare accuse verso persone nonostante non le conoscessero. Per ora la Corte di Appello di Ancona ha affermato che non ci sono elementi per richiedere la revisione, c’è bisogno di molto tempo. Noi abbiamo molte prove e sappiamo che quella storia è completamente distorta».

«Esiste una parte della psicologia che si occupa di abusi e testimonianze che utilizza metodi ritenuti non scientifici. Nel momento in cui si ritiene che ci sia un grande numero di bambini abusati, si è portati a cercare gli abusi anche quando non se ne è parlato. Credo ci sia un’ideologia non scientifica che è puramente un’ideologia, senza che ci siano prove della loro esistenza. È molto pericoloso perché rischia di creare situazioni sbagliate» conclude.