Affidi illeciti, Franceschini: «Troppi i compiti delegati al servizio sociale»

Il tema del giorno è un argomento delicato che sta scuotendo al territorio e la provincia, ovvero gli affidi e in particolare i presunti affidi forzati. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Cristina Franceschini.

Il tema del giorno è un argomento delicato che sta scuotendo al territorio e la provincia, ovvero gli affidi e in particolare i presunti affidi forzati. Secondo la dottoressa Marcella Parise, già Dirigente del Servizio di Psicologia territoriale dell’Ulss 9 Scaligera, infatti, si sarebbero verificati in diversi casi. Ne abbiamo parlato anche con l’avvocato Cristina Franceschini

Qual è l’iter di un affido di un minore in Italia?

Ci sono varie motivazioni per cui un bambino può essere affidato all’esterno della famiglia. Le ragioni più comuni sono relative a problematiche di tipo familiare come violenza e abusi, ma i report segnalano anche cause minimali. La maggior parte dei bambini viene allontana per questione di idoneità genitoriale. nell’ambito di questa inidoneità genitoriale può essere compreso tutto: dai problemi salutari dei genitori ai problemi economici. Le nostre leggi vietano tuttavia di allontanare i figli per motivi economici, prevedendo la crescita del bambino nell’ambiente familiare e con il supporto finanziario del Comune e dello Stato. Tra i motivi di allontanamento rientra la violenza domestica: durante le indagini il bambino viene infatti messo in sicurezza. A mio avviso si lascia troppa discrezionalità al servizio sociale, demandato dal giudice per le opportune valutazioni. Il servizio sociale è infatti l’ente che può far allontanare il figlio, prima ancora del giudice. Ci sono troppi compiti delegati dalla magistratura al servizio sociale che in primis può segnalare una coppia genitoriale, fa allontanare il figlio e in una fase successiva valuta il caso, suggerisce al giudice dopo lunghi percorsi (lunghi anche anni) il tipo di affidamento più consono al bambino. C’è una sorta di conflitto di interessi allargato e una delega a volte troppo ampia. Anche le separazioni violente vengono degradate a conflitti di coppia: per la decisione finale dunque ci si basa su quello che suggerisce il servizio sociale, e questo non va bene. Il giudice si spoglia della sua funzione, in un certo senso. Non è un attacco alla categoria dei servizi sociali, il loro è un lavoro che serve, ma va disciplinato con norme che specifichino il loro ruolo nel dettaglio. 

A Verona, già nel 2019 c’erano state delle testimonianze riguardo presunti affidi illeciti. La testimonianza della dott.ssa Parise della settimana scorsa ha riportato tutto a galla. Come è stato possibile arrivare a questo punto anche a Verona?

In realtà mi occupo di affidi ingiustificati – nel senso che prima di togliere il bambino alla famiglia, potevano venire varate altre soluzioni – ormai da più di dieci anni. Non è una tematica nuova, in tempi abbastanza recenti è venuto a galla il caso di Bibbiano, prima ancora quello dei diavoli della Bassa, poco tempo fa è emerso un altro caso a Massa Carrara. Non è un problema di una città, è il sistema in sé che permette che certi abusi di potere avvengano. Se è vero che ci sono operatori che lavorano benissimo, comunità che rasentano l’eccellenza e persone che vogliono aiutare la famiglia, è anche vero che c’è un enorme buco normativo e un libero arbitrio al servizio sociale che può venire abusato.

Quanti casi controversi ha trovato sulla sua strada in questi anni?

Già nel 2012-2013 collaboravo con la Commissione bicamerale parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza e in quella sede avevamo raccolto una serie di segnalazioni di un centinaio di famiglie. Erano stati proposti disegni di legge proprio per l’eccessivo numero di allontanamenti definiti illegittimi perché non giustificati. Nel mio lavoro, ho aiutato tutte le famiglie che ho assistito. Se si interviene e si riesce a rivedere il progetto, non capisco perché non si possa agire prima.

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