Il nuovo oro nero delle imprese: i big data

Paolo Errico, presidente Piccola Industria di Confindustria Veneto e CEO di Maxfone, fa il punto ai nostri microfoni in merito all'innovazione e alla tecnologia, focalizzandosi in particolare sui big data e sull'importanza che avranno nel nostro futuro.

In occasione del quarto appuntamento della XVI Settimana Veronese della Finanza, dedicato al mondo della tecnologia e dell’innovazione, è intervenuto Paolo Errico, presidente Piccola Industria di Confindustria Veneto e CEO di Maxfone.

Saranno davvero così diffuse le nuove tecnologie?

Ne stiamo parlando già ora, quindi è già presente. I termini delle nuove tecnologie sono termini a cui ci stiamo abituando sempre di più. IoT e Big Data sono due ambiti che segneranno lo sviluppo attuale e futuro di tutte le imprese, non soltanto quelle che nascono per fare innovazione. Abbiamo delle innovazioni che ormai stanno diventando delle commodities, come la connettività. Ce ne sono altre che stanno arrivando, come il 5G, che cambierà in maniera molto drastica il nostro approccio alla connettività e non soltanto il nostro: con il 4G siamo stati tuti connessi, con il 5G sarà tutto connesso. Cambierà quindi in maniera esponenziale il numero di dati prodotti, e con l’IoT ci saranno tantissimi device collegati in rete. Ci sono tante innovazioni che evolveranno e arriveranno nel futuro. I dati di Infocamere stabiliscono una regola precisa: se non si è digitali si è morti. Bisogna quindi avvicinarsi a questo mondo ormai presente.

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Dal vostro osservatorio, quello della Piccola Industria di Confindustria, che momento è questo? Quali sono i parametri che state monitorando con maggiore attenzione?

Sicuramente ci sono dei parametri che hanno a che vedere con la finanza e la patrimonializzazione delle micro e piccole imprese. Diciamo che già il Governo Draghi sta adottando delle misure che sosterranno le imprese da questo punto di vista: l’importante è salvare le imprese che hanno delle potenzialità per essere salvate. Sicuramente è abbastanza chiaro che il digitale sta facendo la differenza: mentre prima si riempiva questo “scaffale” di parole, oggi bisogna andare sul concreto. Per esempio: il nostro ambito, i Big Data, è una cosa che non si può più rimandare. O le aziende imparano a usare i dati per sostenere il business e conoscere meglio i propri clienti attraverso questi dati, o perderanno competitività. Le nuove imprese nascono già in modo digitale e sono già abituati a questo tipo di digitalizzazione. Diventa così fondamentale la formazione: quello che il Covid ci lascia è che il modello di business non sarà più lo stesso. Per le micro e piccole imprese c’è un vantaggio competitivo: si parte da zero e si esplora questo nuovo mondo, dando la possibilità ai giovani imprenditori di intraprendere nuove iniziative con nuove idee che possono essere supportate.

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Le imprese faticano a trovare personale qualificato in questi ambiti?

Che ci sia una problematica cronica in Italia di tecnici di queste nuove figure specializzate è un dato conclamato, ma mi sembra che ormai siamo arrivati a un punto in cui non si possa più aspettare. Il tema della formazione degli ITS, per esempio, è ora al centro dell’agenda anche del Governo: fino a poco fa gli ITS vengono sovvenzionati di anno in anno dalle Regioni, soltanto in Veneto spendiamo otto milioni e mezzo. Finalmente si è capito che questi ITS svolgono un ruolo fondamentale, e in Veneto potremmo implementarli ancora di più. Oggi la consapevolezza c’è: partirà quest’anno una laurea magistrale in Data Analysts all’università di Verona, per esempio. Si sta spingendo molto sulle materie STEM, un’area di studi che ora si sta ampliando sempre di più. Chiaro che l’impresa manifatturiera ha una grande impresa e assorbirebbe un gran numero di queste risorse. Io sono un po’ fanatico del tempo: il tempo è scaduto e bisogna agire adesso. Sentire Draghi che parla di ITS è sicuramente un buon auspicio. Il digitale è uno degli asset del nuovo PNRR e quindi abbiamo una chance importante, bisognerà spendere bene questi fondi.

Perché i dati sono e saranno così importanti in futuro?

Oggi il marketing ha fatto proprio il concetto di intelligenza artificiale. In realtà dietro a un sistema di AI e apprendimento automatico (machine learning) queste macchine vengono alimentate da un bene che sarà l’oro nero del futuro: i dati. Senza i dati non possiamo far ragionare l’intelligenza artificiale. Nella nuova normativa europea sono stati recepiti alcuni emendamenti dove è previsto che possano sorgere dei data provider che siano in grado di raccogliere ed erogare dati: la filosofia data driven diventa essenziale. Senza l’accesso ai dati non potremo competere con l’accesso ad alcune tecnologie.

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