CGIA: «Per risollevare le imprese servono misure choc»

«I ristori non servono a niente, sono tardivi e insufficienti. Bisogna cancellare le tasse per tutto il 2021 e introdurre dei rimborsi per le imprese costrette a chiudere per decreto». A dirlo è il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre Paolo Zabeo.

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«Basta pannicelli caldi, servono misure choc in grado di risollevare le sorti delle nostre imprese. Di fronte a una persona che subisce un arresto cardiaco, nel bagnargli la fronte sicuramente gli daremo un po’ di sollievo, ma l’intervento non sarà sufficiente a farlo rinvenire. In casi estremi, invece, è necessario utilizzare un defibrillatore per rianimarlo. Attraverso l’erogazione di forti scariche elettriche, infatti, possiamo consentire al cuore di tornare a battere con regolarità. Lo stesso bisogna fare con l’economia del nostro Paese. Dopo dieci mesi di pandemia che ha provocato la più dura crisi economica degli ultimi 75 anni, i ristori, che sono risultati essere tardivi e insufficienti, non servono più a nulla. Bisogna, invece, cancellare le tasse per tutto il 2021 e introdurre dei rimborsi che coprano fino all’80% delle perdite di fatturato delle imprese costrette a chiudere per decreto». A dirlo è il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre Paolo Zabeo.

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La sua posizione che viene rafforzata anche dal Segretario della CGIA, Renato Mason, che afferma: «In linea di massima, nel mese di dicembre il settore della ristorazione fattura a livello nazionale attorno agli otto miliardi di euro. Ebbene, dopo che nei primi venti giorni di questo mese questi operatori hanno lavorato solo metà giornata e ora, dopo il decreto di Natale, sono costretti a chiudere praticamente fino all’Epifania, il Governo come li sostiene? Mettendo a disposizione una prima tranche di ristori pari a 645 milioni di euro. Praticamente nulla. La tempestività delle risorse a sostegno delle imprese è determinante. Questi imprenditori non possono aspettare febbraio o marzo per ottenere il resto degli aiuti. O li ottengono subito, altrimenti il futuro di questo settore e di moltissime altre attività è irrimediabilmente segnato. Con buona pace di chi sostiene che le misure di sostegno alle imprese approvate dall’Esecutivo fino ad ora sono state tempestive e più che sufficienti».

La CGIA ricorda che i ritardi nell’erogazione dei sussidi a sostegno delle attività penalizzate dal Covid sono diventati quasi una regola. Con il decreto Agosto, ad esempio, il governo ha messo a disposizione della attività commerciali e artigianali ubicate nei centri storici dei comuni che hanno subito una forte caduta delle presenze turistiche straniere, un contributo a fondo perduto di 500 milioni di euro. Questo consentirà alle attività economiche che operano in queste realtà di ricevere almeno mille euro di contributo a fondo perduto. Ebbene, a distanza di quattro mesi dall’approvazione del decreto, gli operatori devono presentare la istanza all’Agenzia delle Entrate tra il 18 novembre 2020 al 14 gennaio 2021, sei o sette mesi dall’approvazione della misura.    

In termini di gettito, l’Ufficio studi della CGIA stima che l’eventuale cancellazione delle imposte per il 2021 per tutte le Pmi con meno di un milione di fatturato farebbe venir meno alle casse dell’erario 28,3 miliardi di euro così suddivisi: 22,7 miliardi di Irpef; 4,2 miliardi di Ires; 779 milioni di imposta sostitutiva versata dalle partite Iva che hanno aderito al regime forfettario e 500 milioni di euro circa di Imu sui capannoni. In base alla proposta della CGIA, le attività con meno di un milione di euro di fatturato non pagherebbero più le imposte erariali, pur continuando a pagare quelle locali per non mettere in ulteriore difficoltà i Comuni e le Regioni. Questi ultimi, pertanto, continuerebbero a incassare le loro spettanze che ammonterebbero a tre miliardi di Irap; 2,5 miliardi di Imu; 1,6 miliardi di addizionale regionale Irpef e 610 milioni di euro di addizionale comunale Irpef. Nel complesso, quindi, le Pmi con meno di un milione di fatturato l’anno prossimo verrebbero così a versare alle Autonomie locali 7,7 miliardi di euro.