Gli esercenti scendono in Bra: «Fateci aprire!»

Un grido di allarme per la grave condizione che affligge negozianti e piccoli medi imprenditori a causa della pandemia da Covid: oggi le loro voci si sono alzate in piazza Bra, durante la protesta organizzata, dalle 15 alle 18, da un gruppo spontaneo di esercenti, appartenenti a diversi settori economici, ma uniti dalla rabbia per la crisi innescata dall'emergenza sanitaria.

Presente anche il sindaco di Verona Federico Sboarina, che ha risposto alle accuse da parte di un gruppo di manifestanti sottolineando come le chiusure non siano da imputare ai sindaci delle città, che si impegnano a mantenere vivo e in equilibrio il complesso assetto sanità-attività economiche-siti strategici per il turismo per il bene futuro della comunità, bensì alle misure imposte dai dpcm, che tutto il territorio nazionale ha dovuto applicare. Marco Scandogliero, tra gli organizzatori della manifestazione, ci ha ricordato le richieste degli imprenditori per garantire l’oggi e il domani delle attività commerciali.

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Le parole del consigliere regionale Stefano Valdegamberi sulla manifestazione

«Vale Verona è scesa in piazza oggi a fianco dei commercianti veronesi, portando una proposta concreta: la diminuzione delle bollette elettriche sulle attività commerciali, più care a Verona del resto dell’Italia, per colpa degli oneri di Megareti».

«Un commerciante o chiunque abbia un’attività chiusa per mesi in città di Verona, con un’utenza elettrica per usi diversi, ad esempio, di soli 20Kw, si trova a dover continuare a pagare una bolletta molto cara ad agsm anche se ha consumi ridotti a quasi a zero. Tuttavia Megareti, società dell’Agsm che distribuisce in via esclusiva l’energia elettrica nella sola città di Verona, a differenza di quanto fanno altre società, come AIM Vicenza – con la quale ci dovremmo fondere – ed E-Distribuzione (Enel), fattura NON in base ai picchi di consumo ma in base alla potenza impegnata, a partire dai 17 Kw di potenza in su. Megareti applica la regola solo se l’utente ha un contatore di 35 Kw e non 15 kw come Aim o 17 come Enel, a prescindere dal periodo Covid. Per cui, per le attività veronesi rimaste chiuse o con attività e consumi ridotti, la differenza per il contribuente può essere anche di diverse centinaia o addirittura migliaia di euro pagati in più, pur senza aver effettivamente consumato, rispetto alle stesse attività in provincia di Verona o nella città di Vicenza! La fatturazione di Megareti, per il tramite dei fornitori (qualsiasi essi siano), è abnorme, in quanto anche in presenza di consumi modestissimi la “spesa per trasporto e gestione contatore” e la “spesa per oneri di sistema” è del tutto sproporzionata ed eccessiva. A questa si aggiungono poi le imposte e l’iva!»

«È una politica “predatoria” nei confronti delle piccole imprese che hanno necessità di avere solo occasionalmente dei picchi di potenza più elevati per la loro attività. Questo comportamento, diverso dagli altri distributori, penalizza ulteriormente le utenze relative alle attività proprio della città di Verona, addossando costi impropri in bolletta, proprio in questo momento di crisi e di grande difficoltà per le chiusure imposte dal Covid. Vale Verona chiede, pertanto, a Megareti, società del gruppo Agsm, di rivedere il calcolo delle tariffe adeguandosi ad Aim Vicenza o di trovare delle forme di compensazione con gli utenti che hanno continuato a pagare bollette elevate, pur con consumi molto ridotti o quasi nulli!»

Traguardi: «Cautela sulle riaperture, ma necesserie misure concrete dal Comune»

«Il movimento civico Traguardi esprime la sua piena solidarietà alle categorie più colpite dalla crisi economica e dalle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria. Sulle riaperture occorrono cautela e buonsenso, una forte accelerata alla campagna di vaccinazioni e provvedimenti basati sui dati scientifici che indicano contagi e luoghi a rischio. Serve però che le istituzioni più vicine ai cittadini si adoperino per fare arrivare il loro aiuto dove possibile».

«Per questo insistiamo nel chiedere che il Comune faccia la sua parte per fornire un aiuto concreto a chi è costretto a non lavorare, scontando l’aliquota IMU ai proprietari che riducono gli affitti ai commercianti messi in ginocchio dalla crisi, come abbiamo proposto a partire dalla primavera scorsa».

«L’Amministrazione avrebbe la possibilità di dare una mano all’economia veronese, ma la maggioranza in Consiglio comunale insiste nel bocciare proposte di questo genere. Anziché esprimere a parole la propria solidarietà, il sindaco farebbe meglio a dar luogo ad azioni concrete. Serve un patto di solidarietà e responsabilità tra cittadini ed istituzioni per uscire al più presto da questa situazione e ripartire».

In piazza anche i rappresentanti della Lista Tosi

Flavio Tosi  e i Consiglieri Alberto Bozza e Daniela Drudi di Lista Tosi e la Capogruppo di Fare Verona Patrizia Bisinella con il Consigliere Paolo Meloni erano in piazza oggi pomeriggio per la manifestazione di ristoratori, titolari di bar, centri estetici e palestre, commercianti e liberi professionisti.

«Tante città italiane hanno varato provvedimenti concreti di milioni di euro del loro bilancio per aiutare commercianti ed esercenti – ha detto Tosi – penso alle vicine Treviso, Venezia e Vicenza, o a Bologna, Genova, Torino, Ravenna. Milioni destinati a contributi a fondo perduto e-o forti riduzioni della Tari. Lo stesso hanno fatto diversi Comuni della provincia di Verona, da Villafranca a Cerea, passando per Bussolengo, Bardolino, Monteforte e Torri. Dal Comune di Verona invece nulla di tutto questo, nonostante avanzi di bilancio giganteschi negli ultimi due anni, 35 milioni nel 2019 e 29 milioni più altri 5 milioni di trasferimenti (quindi 34 milioni) nel 2020. Sboarina ha questi soldi in cassa, a disposizione, eppure non ha messo nulla per dare ossigeno e liquidità alle attività chiuse o fortemente penalizzate dalla restrizioni. Quello che gli manca è capacità, visione e coraggio. La mia amministrazione nel 2016, anche contro il parere dei dirigenti, con una delibera sforò di 5 milioni perché allora c’era urgente necessità di manutenzioni; lo facemmo perché sapevamo che a fine di quell’anno avremmo comunque avuto avanzo di bilancio. Oggi c’è il Covid, un problema ovviamente ancora più drammatico, a maggior ragione serve coraggio: Sboarina invece i soldi della collettività li tiene in cassa, con che faccia può essere qui in piazza oggi?».

«A Torino hanno scontato la parte variabile della Tari del 75% a settore ricettivo, cinema, teatri, palestre, agenzie di viaggio, tour operator, discoteche e sale da ballo; e del 42% a pizzerie, ristoranti, botteghe artigiane ed è stata accolta la proposta di azzerarla alle associazioni no profit. A Genova hanno annullato le locazioni agli impianti sportivi e ridotto la Tari a tutti del 18,37%. Ravenna ha messo 5 milioni per riduzioni Tari dal 70 all’80% e 1,5 milioni per aiuti a fondo perduto. A Bologna sulle riduzioni Tari hanno messo 10 milioni, con sgravi dal 25% al 50% per le attività”. Poi “ci sono le città venete, Venezia, che ha messo 16 milioni per ridurre la Tari a famiglie e imprese; Vicenza che ha scontato la Tari fino al 25% a oltre 5 mila attività, e Treviso che ha azzerato le tariffe dei plateatici e creato il Treviso Fund per finanziare le imprese”. In provincia di Verona, ha concluso Tosi, “c’è Bardolino che ha messo 900 mila euro di riduzione di Tari e tassa suolo pubblico, fa 7 mila abitanti, significa che in proporzione Verona avrebbe dovuto mettere 27 milioni. Cerea, 16 mila abitanti, ha dato 250 mila euro a fondo perduto, Verona avrebbe quindi dovuto mettere 4 milioni in proporzione. La piccola Torri, 3 mila abitanti, ha messo 200 mila euro per le partite Iva, in proporzione Verona avrebbe dovuto mettere 16 milioni. Monteforte, 9 mila abitanti, ha stanziato 100 mila euro. Fortissime riduzioni della Tari poi ci sono state a Villafranca e Bussolengo».

Sui casi regionali di Treviso e Venezia ha parlato Alberto Bozza, anche Consigliere regionale. «Venezia, come Verona, è città a vocazione culturale e turistica. Ma Venezia, a differenza di Verona, ha messo 16 milioni di euro del suo bilancio per le attività economiche in sofferenza. A Treviso hanno azzerato la tariffa dei plateatici per tutto il 2021, ponendo le condizioni per prolungare fino al 2022 e hanno lanciato il Treviso Fund che ha già finanziato dai 10 mila ai 35 mila euro decine di imprese solo nella prima tranche. Il Treviso Fund arriverà a finanziare per 2,5 milioni di euro le attività. Sboarina invece scrive le lettere a Zaia e Draghi, tuttavia evitando accuratamente di guardare in casa sua. Lui cosa ha fatto per dare dei segnali concreti a chi è in difficoltà? Puoi scrivere tutte le letterine che vuoi, anche a Santa Lucia e Babbo Natale, ma quale credibilità puoi avere se tu da Sindaco non muovi un passo?»

Patrizia Bisinella si è soffermata «sulla necessità di liquidità che hanno oggi i nostri commercianti ed esercenti. Vanno aiutati adesso, sono in ginocchio e vanno aiutati a rialzarsi e resistere. Dei 34 milioni dell’ultimo avanzo di bilancio, almeno 15 milioni il Comune può tranquillamente impiegarli per stanziare contributi a fondo perduto alle attività economiche. A Bussolengo è stata ridotta del 40% la parte variabile della Tari delle utenze non domestiche; a Villafranca per venire incontro alle attività danneggiate dalle chiusure, hanno rimodulato la Tari applicando la tariffa giornaliera. Spero che dopo Pasqua, quando in Consiglio si approverà il bilancio di previsione, si possa finalmente aggiustare il tiro. Noi ci saremo con le nostre proposte».

Daniela Drudi ha evidenziato «quanto ha fatto Ravenna per il bonus baby sitting per venire incontro ai genitori che lavorano; quanto ha fatto Genova per il mondo sportivo azzerando i canoni di locazione comunali degli impianti; quanto ha fatto Torino che ha ridotto la parte variabile della Tari fino al 75% per tutte le attività colpite dalla restrizioni, comprese teatri e cinema. Noi con Flavio Tosi stiamo proponendo soluzioni e modelli concreti, il muro contro muro della maggioranza deve finire, il bene della città è superiore»