Paralimpiadi Tokyo 2020: pioggia di medaglie per il Veneto e per Verona

Tripletta di medaglie oggi per altrettanti veneti: i due veronesi, Xenia Palazzo e Stefano Raimondi hanno vinto un argento e un bronzo nel nuoto, mentre Bebe Vio ha vinto l'oro nel fioretto individuale.

Xenia Palazzo
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Sono ben tre le medaglie portate a casa oggi da Xenia Palazzo, Stefano Raimondi e Bebe Vio. Per i primi due, entrambi veronesi, è arrivato, rispettivamente, un argento e un bronzo. Oro, invece, per Bebe Vio nel fioretto.

Parole di orgoglio da parte del Governatore del Veneto, Luca Zaia: «Un raccolto straordinario, quello che i nostri atleti veneti stanno mietendo a Tokio in questi giorni. Oggi Xenia porta a casa la prima medaglia femminile della nostra regione in questa Paralimpiade e ci regala un’altra storia di quelle da cui si può soltanto prendere lezione». Così Zaia su Palazzo, che si è aggiudicata l’argento nei 200 metri misti femminili SM8. Un argento che si colloca tra l’americana Jessica Long e la russa Mariia Pavlova.

Xenia ha esordito a Rio 2016, dove ha conquistato due finali con un 6° e 8° posto nei 200 stile e nei 100 dorso. Campionessa europea nel 2018 nei 200 misti e 400 stile, argento ai Mondiali di Londra 2019 nei 400 stile libero, ha staccato il pass per Tokyo vincendo ben 7 medaglie (3 ori, 2 argenti e 2 bronzi) agli Europei Open Funchal 2021.

«La carriera di Xenia ci assicura che con lei avremo ancora altri momenti magici – conclude il Governatore -. Le sue sono medaglie che premiano la capacità di non porsi limiti e la volontà di guardare avanti. Medaglie che idealmente ci piace vedere condivise con i suoi genitori per il successo che ha coronato il loro amore e i loro insegnamenti».

Stamattina è arrivata anche un’altra medaglia, la seconda di Stefano Raimondi che, dopo l’oro nei 100 Rana, ha vinto il bronzo nei 100 Stile Libero S10: «Dopo averci regalato il primo oro veneto di queste Paralimpiadi col successo strepitoso di giovedì nei 100 Rana SB9, oggi Stefano Raimondi arricchisce il suo medagliere con un bronzo. Non ho parole per esprimere a nome di tutti i Veneti l’entusiasmo di fronte a questi risultati che premiano sì un risultato sportivo, ma sono anche la sintesi dell’impegno di chi non si arrende ed è un modello di vita oltre che di agonismo» ha detto Zaia.

«Ringrazio Stefano per questi momenti indimenticabili che ci sta donando e per portare tanto in alto i valori sportivi della nostra Regione – aggiunge il Governatore -. Era un vincente, sul podio nel nuoto fin da giovanissimo, talento autentico con una grande carriere davanti a sé, finché un incidente in moto non ha cambiato i suoi sogni in incubi. grazie alla spinta e al sostegno dei suoi genitori si riprende dallo shock emotivo e affronta nuovamente la piscina. La carriera che si credeva interrotta riprende: torna alle gare più forte di prima, abbatte i propri record, cambia la tecnica di nuotata per sopperire alla debolezza delle gambe e torna ancora a mietere allori. I successi di questi giorni confermano nella sua persona un vero esempio di campione nello sport e nella vita».

Zaia è poi intervenuto anche per commentare l’oro leggendario di Bebe Vio, che ha vinto contro la cinese Zhou che già aveva sconfitto a Rio: «La pioggia di medaglie che ha toccato oggi il Veneto si è conclusa con la tempesta Bebe Vio. La veneta portabandiera degli Azzurri si è affermata ancora una volta, aggiudicandosi l’oro anche a Tokyo. Quando, alle Paralimpiadi di Londra, Bebe fu scelta per rappresentare gli atleti del futuro, fu una designazione profetica. Oggi rappresenta al massimo livello mondiale lo sport e i suoi valori. Per la sua storia e i suoi risultati c’è tutto l’orgoglio di noi veneti».

«Bebe oggi si consacra nella leggenda dello sport – prosegue il Governatore – un personaggio riconosciuto universalmente per il suo valore di atleta ma non solo. Se lo sport insegna il raggiungimento degli obbiettivi, Bebe, con la sua forza d’animo e di volontà lo ha dimostrato oltre ogni aspettativa. La patologia che le ha procurato gravissime amputazioni, a causa della necrosi degli arti quando era ancora una bambina, non ha fermato la passione per la scherma che nutriva da quando aveva appena 5 anni. Oggi è uno dei massimi simboli di questo sport. Se la lotta con le difficoltà fosse una disciplina sportiva, Bebe meriterebbe ancora una volta l’oro. A lei dico grazie per i risultati e le emozioni che ci dona».  

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