Lupoli & Venturini, professione “preparatore dei portieri”

Luigi Lupoli e Nicola Venturini ci hanno trascinato nel mondo dei preparatori dei portieri, facendoci immergere alla scoperta degli aspetti chiave di questa figura. Abbiamo anche analizzato e riflettuto su come l'evoluzione del calcio moderno ha plasmato il ruolo del portiere durante il passare degli anni.

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A sinistra Luigi Lupoli; a destra Nicola Venturini.

«Il portiere deve parare». Così Luigi Lupoli e Nicola Venturini intitolerebbero un loro ipotetico libro per spiegare al mondo del calcio il gesto atletico più semplice, importante e difficile al tempo stesso che un estremo difensore deve compiere: la parata. Due preparatori dei portieri che sanno di cosa parlano, appartenenti ad una categoria non sempre compresa nell’ambiente calcistico, dove solo pochi allenatori e società riescono ad ascoltare e colmare la distanza con i portieri e con chi li allena.

I protagonisti

Luigi Lupoli, classe 1982, alcuni anni fa ha intrapreso l’avventura come preparatore dei portieri; in possesso dell’Abilitazione FIGC Allenatore Portieri Dilettanti Settore Tecnico (più comunemente definita UEFA B) è partito dal basso, con una gavetta iniziata in Seconda Categoria e arrivata fino all’Eccellenza, dove in questi giorni ha iniziato un nuovo percorso con il Castelnuovo Calcio di mister Gianni Canovo.

Nicola Venturini, invece, di esperienza ne ha un po’di più. Classe 1970, ha iniziato nel 2002 il suo cammino come preparatore dei portieri, una strada che l’ha portato recentemente ad ottenere il patentino UEFA PRO (può allenare fino alla Serie A). Passato dalle giovanili del Chievo, poi al Villafranca in Eccellenza la scorsa stagione, Venturini è approdato quest’anno nello staff di mister Venturi nel Chievo Verona Women, in Serie B Femminile.

I due condividono molte idee del loro mestiere; entrambi cercano il confronto reciproco e di imparare l’uno dall’altro. È Nicola Venturini a “parare” per primo il nostro microfono: «Il calcio lo stanno rendendo complicato, invece è molto semplice. Dicono che il portiere deve saper giocare con i piedi e tante altre cose, ma molti si dimenticano che il portiere deve parare. Tra un portiere con i piedi buoni e uno che para io scelgo sempre il secondo».

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La cura nei dettagli

Un preparatore dei portieri qualificato è in grado di vestirsi e svestirsi da esperto di fisica e matematica nel giro di pochi secondi, e non lo fa improvvisandosi, ma con una preparazione e uno studio alle spalle che può essere in grado di migliorare la carriera di un portiere.

Venturini mette il camice da fisico e ci sfata il mito riguardante la posizione dell’estremo difensore in una situazione di un tiro in porta da fuori area: «In questo tipo di circostanza il portiere deve stare sulla linea. Vi spiego: Se teniamo conto l’altezza dell’area di 16 metri, un pallone che viaggia a 100 km/h, calciato da circa 20 metri, fa 27,7 metri al secondo. Il portiere se sta con i piedi sulla linea guadagna spazio e ha più tempo di reazione, se invece va avanti ha meno tempo».

Luigi Lupoli nella nostra redazione

Lupoli a riguardo commenta: «Concetti del genere, se spiegati correttamente, possono rendere la vita più facile ad un portiere. È necessario spiegarlo ai nostri numeri uno, farglielo vivere, mostrargli come funziona, creare delle situazioni reali e correggere eventuali errori». Poi puntualizza: «Una difficoltà è far capire quello che spiegava Nicola agli allenatori. Occorre che loro si fidino di quello che gli dice un preparatore qualificato». Proprio Venturini afferma: «A molti mister ho consigliato di fare il corso per preparatori dei portieri, affinché tocchino con i loro occhi gli aspetti fondamentali del portiere. Per loro sarebbe un modo interessante per capire l’evoluzione che ha avuto questo ruolo nel calcio, forse la figura dello schieramento che negli anni è cambiata più di tutti».

Luigi Lupoli nella sua giovane ma intensa esperienza è stato protagonista di alcuni momenti che lo hanno forgiato. Ai nostri microfoni ci ha raccontato l’incontro con un preparatore dei portieri a Torino. «Mi ha fatto riflettere come la lettura delle situazioni segna il confine tra un portiere professionista e uno dilettante. È veramente fondamentale. Se un estremo difensore riesce a leggere correttamente una situazione porta a casa quel decimo di secondo gli permette di fare la parata. Il posizionamento delle braccia, la postura del corpo, la posizione, gli spostamenti con i piedi sono tutti aspetti che fanno la differenza in un portiere».

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L’allenamento, il metodo e l’analisi

Entrambi sottolineano l’importanza di impostare un allenamento ricreando concretamente le situazioni di campo, quelle che la domenica accadono veramente. Venturini su questo tema puntualizza: «A volte molti preparatori fanno esercizi che non hanno un fine e una logica mirati alla partita. Un portiere, ad esempio, compie statisticamente tre parate consecutive nella stessa azione una volta ogni sei anni, quindi perché andare ad allenare situazioni del genere?»

Lupoli è convinto che il lavoro in allenamento sia da modulare secondo alcune caratteristiche come l’esperienza maturata e la capacità tecnica del portiere. «Uno che milita dalla Promozione in su il 90% delle volte sa parare. Quindi il mio compito è metterlo nelle condizioni di farlo arrivare più veloce sulla palla e di pensare prima. Si curano più i dettagli, si cercano di migliorare cose già pienamente assimilate».

Nicola Venturini nei nostri studi

Venturini a riguardo tocca un aspetto importante: «Molti numeri uno hanno già le loro sicurezze e a volte è necessario spiegargli nuove tecniche che avanzano di pari passo con l’evoluzione del calcio. I portieri anni fa tendevano a parare in avanti, oggi invece parano in orizzontale o anche in negativo. Questo è dovuto alla capacità di reazione che è diminuita con lo sviluppo di questo sport: la velocità di gioco, la maggiore rapidità con la quale viaggia il pallone, il materiale con cui è composto quest’ultimo. Sono tecniche che si sono evolute, e se spiegate correttamente ad un portiere gli possono far guadagnare tre decimi in più che gli permettono di conseguire spazio e tempo».

Venturini conclude illustrando il suo metodo di analisi: «Ai miei portieri dico sempre di guardarsi gli highlights delle partite di Serie A per apprendere dai migliori. L’anno scorso a Villafranca ho avuto la fortuna di avere a disposizione i filmati delle partite. Così gli ritagliavo e li analizzavo successivamente assieme ai ragazzi». Poi all’unisono con Lupoli commenta. «La figura del preparatore deve indicare tutte le varie tecniche possibili, poi sta al portiere provare le varie opzioni mostrate e decidere come si trova meglio a parare o a posizionare le mani. Non deve né convincere né obbligare nessuno. È fondamentale confrontarsi con i propri giocatori. Non bisogna far vedere al portiere solo l’errore, è importante mostragli tutto, anche le cose corrette che ha fatto. In questo modo impara di più e fortifica le proprie sicurezze».

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