Fabrizio Cacciatore: «Dovrò essere bravo a capire il punto di forza della mia squadra»

Dopo la breve esperienza della passata stagione, il Calcio Caldiero Terme del presidente Filippo Berti ha riconfermato Fabrizio Cacciatore alla guida della propria squadra per la quarta stagione consecutiva in Serie D. Il mister ci ha raccontato come sta vivendo la panchina e cosa si aspetta dal prossimo campionato.

Credits: Foto Roby

Fabrizio Cacciatore è pronto a continuare l’avventura sulla panchina del Caldiero Calcio. Con il club termale aveva giocato, da calciatore, quindici incontri, impreziositi da una rete nel match perso 5-2 contro il Cartigliano. Il 19 aprile scorso, la società gialloverde decise di affidargli la conduzione tecnica della squadra, a seguito dell’esonero di mister Tommaso Chiecchi. Cacciatore disputò come primo allenatore gli ultimi incontri della stagione, che contribuirono a fare arrivare il Caldiero in sesta posizione nella classifica finale, a solo cinque punti dalla quinta piazza che avrebbe valso i playoff. La preparazione alla prossima stagione partirà il 25 luglio, e mister Cacciatore non vede l’ora di ricominciare.

LEGGI LE ULTIME NOTIZIE DI SPORT

Un cambio importante

Come ha vissuto il cambio di ruolo allenatore-giocatore?

La voglia di allenare è maturata negli anni. Purtroppo, dopo l’ultima stagione che avevo giocato a Cagliari, ho fatto fatica a trovare una squadra per alcune ingiustizie (di certe persone) insite nel mondo del calcio. Mi sono visto costretto a scendere di categoria, fino arrivare a Caldiero. Qui ho trovato una grande famiglia. Mi hanno fatto dimenticare un po’ tutto quello che avevo passato negli ultimi due anni.

Poi durante i mesi con loro ha preso piede in me la voglia di allenare. Nacque quasi un po’ per gioco. Poi a causa di un mio infortunio, e parlando con la società e i veterani dello spogliatoio siamo arrivati a questa decisione. Non mi sarei mai aspettato di diventare allenatore della prima squadra già nelle ultime partite dell’anno scorso. 35 anni è un’età dove per giocare sei vecchio (ndr ride) mentre per iniziare ad allenare sei giovane; hai anche più possibilità di sbagliare ed imparare.

Come cambia la prospettiva da allenatore rispetto a quando era giocatore?

È tutta un’altra cosa, un altro mondo. Prima eri in campo, adesso la squadra dipende da te; devi gestire trentacinque teste, programmare gli allenamenti, amministrare le partite. È un ruolo affascinante, bello e stimolante.

Crede che le tornerà la malinconia del “prepartita da calciatore”?

In verità non mi è ancora passata (ndr ride). Soprattutto per come è finito, non è il finale che volevo per la mia carriera. Forse questa era la mia strada, doveva andare così. Come si dice, si chiude una porta, si apre un portone. Questa è una grande chance per me. Non tutti hanno il privilegio di finire la carriera da giocatore ed iniziarne subito una da allenatore in un ambiente come Caldiero. Spero di contraccambiare la fiducia e di creare qualcosa di importante.

La stagione che verrà

Che campionato è la Serie D?

È un campionato bello e difficile, soprattutto il nostro girone che senza dubbio sarà uno dei più forti della categoria. Questo è sicuramente motivo di stimolo per i ragazzi a dar sempre di più. Mi piace competere con squadre più forti di noi. Voglio un collettivo che rompa le scatole a tutti; che inizi con i piedi per terra e guardi partita dopo partita.

Avete appena annunciato la conferma per la prossima stagione di Zerbato, Manarin, Filiciotto e Boldini. Quanto sono importanti dentro lo spogliatoio e in campo questi quattro giocatori?

Sono un punto fermo. Abbiamo voluto tenere l’ossatura della squadra. Loro sono fondamentali per il percorso che il Caldiero sta portando avanti da qualche anno a questa parte. In più saranno di vitale importanza per l’inserimento dei nuovi giocatori e per l’affiancamento ai nostri giovani. Zerbato, Manarin, Filiciotto e Boldini dovranno cercare di aiutare anche me. Io porto il mio vissuto professionale e loro dovranno apportare l’esperienza e la conoscenza che hanno della Serie D. Lavorando insieme ci sarà da divertirsi.

Gli arrivi di Boni e Fiumicetti dal Pescantina Settimo e di Miloradovic dalla Virtus Cornedo come li giudica?

Miloradovic ha fatto un gran campionato in Eccellenza con la Virtus Cornedo. Ha tanta voglia di emergere e di aumentare il suo livello, arriverà con l’entusiasmo giusto. Fiumicetti lo conosciamo. Nella Primavera dell’Hellas aveva fatto benissimo. Ha tanta voglia di rimettersi in gioco per dimostrare il suo valore. Stesso discorso per Boni che si vuole confermare anche in un campionato superiore di quello da dove proviene (ndr Eccellenza). La mia esperienza spero possa dare loro una mano ad inserirsi in questa categoria.

La prossima sarà la quarta stagione che il Caldiero disputerà in Serie D. Crede che si siano costruite le basi per provare ad entrare nel panorama professionistico in futuro?

Sicuramente dietro al Caldiero c’è una società sana e delle strutture importanti di alto livello. È un club intelligente, che cerca sempre di fare i passi giusti. Hanno intrapreso un percorso qualche anno fa che continuano a coltivare. C’è il prospetto e la voglia di fare il meglio possibile ogni anno. Il potenziale a livello globale c’è, e le prospettive ci sono, ma sempre da vedere in maniera graduata.

Quale filosofia calcistica adotterà?

Forse ho più una mia “idea”. Quest’ultima si basa sempre sulla squadra che ho a disposizione, alle sue caratteristiche tecniche e agli avversari che incontreremo durante il percorso. Dovrò conoscere i nuovi giocatori per valutare la squadra nel complesso, e cercare di darle un’identità di gioco.

LEGGI ANCHE: I controlli della velocità a Verona dal 15 al 21 agosto

Chi la ispira di più nel panorama degli allenatori dei vari campionati italiani?

Non ho modelli precisi. Dei nomi possono essere Italiano, Dionisi o Juric, che in questi anni stanno facendo bene. Io cerco di prendere il meglio un po’ da tutti, per poi globalizzare le mie idee e la mia idea di gioco. La base sicuramente la fa la squadra. Un allenatore deve essere bravo a capire il punto di forza del proprio collettivo, per far rendere al meglio i propri giocatori. Deve plasmare la sua idea in base ai calciatori che ha a propria disposizione.

Quest’anno probabilmente troverà nel suo stesso girone Massimo Donati, nuovo allenatore del Legnago e suo ex compagno di squadra all’ Hellas Verona nella stagione 2013-2014. L’ha sentito in queste settimane?

Ancora no, anche perché bisogna capire se il Legnago verrà ripescato o meno in Serie C. Sicuramente ci sentiremo più avanti quando il loro futuro sarà un po’ più chiaro. Massimo ha fatto grandi numeri da giocatore, e per me sarà un grande stimolo e una grande soddisfazione affrontarlo. Intanto gli faccio un grosso in bocca al lupo per la sua prossima esperienza.

Con la città di Verona lei ha un legame forte. Due campionati con l’Hellas Verona e tre stagioni e mezzo con il Chievo. Che ricordi la uniscono ai due club scaligeri?

Con l’Hellas sicuramente la vittoria del campionato di Serie B e la stagione successiva in Serie A. Riportare la squadra nella massima serie dopo undici anni è stato strepitoso; l’anno dopo riconfermarci in Serie A è stato altrettanto qualcosa di straordinario. Con il Chievo è stata un’esperienza bellissima con tre ottimi campionati. È la squadra dove ho passato più tempo nella mia carriera e per questo sono molto legato. Ho ricordi positivi da entrambe le parti.

Ricevi il Daily! È gratis

👉 VUOI RICEVERE OGNI SERA IL QUOTIDIANO MULTIMEDIALE VERONA DAILY?
👉 È GRATUITO!
👉 CLICCA QUI E SEGUI LE ISTRUZIONI PER RICEVERLO VIA EMAIL O WHATSAPP
(se scegli WhatsApp ricorda di salvare il numero in rubrica)

OPPURE
👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI AL CANALE TELEGRAM

radio adige tv