Massimo Donati: «Voglio che questo Legnago mi assomigli»

Manca poco all’inizio dell’avventura di Massimo Donati come nuova guida del Legnago in Serie D. Il neoallenatore friulano, reduce da una carriera da calciatore che ha vissuto tra Italia e Scozia, ha scelto la squadra veronese per continuare la sua carriera da tecnico.

Massimo Donati durante l'esperienza come viceallenatore con il club scozzese del Kilmarnock
Massimo Donati durante l'esperienza come viceallenatore con il club scozzese del Kilmarnock

Massimo Donati, come già annunciato la scorsa settimana, la prossima stagione siederà sulla panchina del Legnago Salus in Serie D. L’ex calciatore dell’ Hellas Verona, dopo la breve esperienza dell’ anno scorso alla guida della Sambenedettese ed ai microfoni di DAZN, torna a respirare l’aria del campo e chiede al suo Legnago che abbia la sua stessa fame.

Massimo, inizia la sua nuova avventura alla guida del Legnago Salus. Che ambiente ha trovato?

Sicuramente per me è un’occasione importante. Ho incontrato una società sana, fatta di persone sane che hanno voglia di tornare a fare bene dopo la retrocessione dell’anno scorso. Apprezzo sempre quando c’è un gruppo di persone di questo tipo che lavorano dietro. È una società ben organizzata con delle ottime strutture. Mi è bastato poco per dire di si ad un’opportunità del genere. Non sarà una stagione facile, però già da adesso stimo cercando di costruire una squadra che possa fare bene. Ho tantissima voglia di iniziare.

Un campionato quello di Serie D che ha assaggiato alla guida della Sambenedettese l’anno scorso. Cosa si aspetta da questa categoria?

È un campionato difficile. Noi ci stiamo preparando ad affrontare la Serie D nel migliore dei modi. Siamo alla ricerca di giocatori affamati, che vogliano emergere e che abbiano voglia di fare strada. Aldilà dei nomi io cerco giocatori che mi assomiglino. Ambiziosi, lavoratori e concentrati. Ci sono tante squadre che stanno investendo molto per costruire squadre attrezzate per fare una grande stagione. Non è detto però che investire molto voglia dire vincere, ed investire meno significhi non vincere. Sappiamo che sarà un campionato duro però stiamo cercando di fare le cose per bene.

Cosa trasmetterà ai suoi giocatori?

Credo che un allenatore raggiunga il suo obiettivo quando la squadra gli assomiglia. Vorrei dei giocatori che abbiano fame, che abbiano voglia di arrivare a raggiungere gli obiettivi e superare ogni limite. Questo va oltre all’aspetto tecnico o tattico, di bravura o non bravura.

Il calciomercato invece?

Stiamo facendo delle valutazioni con la proprietà e con il direttore. Tra qualche giorno decideremo sia sui possibili nuovi acquisti sia sui giocatori della passata stagione. Abbiamo le idee chiare però non ancora definitive.

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Quali allenatori la ispirano di più del panorama italiano attuale?

Sicuramente Gasperini e la sua Atalanta. È una squadra bella da vedere, sia che vinca sia che perda. Poi senza dubbio anche Antonio Conte, che purtroppo non ho avuto come tecnico durante la carriera, ma che ammiro tantissimo. Il suo lavoro e la passione che mette durante gli allenamenti e nell’affrontare le partite mi piacciono tantissimo. Vuole che i giocatori vadano ai mille all’ora, sempre concentrati e sul pezzo, come alla fine è lui del resto. Di allenatori ne ho avuti tanti nelle mie esperienze tra Italia e Scozia. Quando giocavo ho cercato di imparare e di prendere il meglio da ciascuno di loro, anche se poteva succedere che non avevo le stesse idee.

E proprio a riguardo della Scozia, quanto l’hanno forgiata le esperienze al Celtic, dal 2007 al 2009, e poi a fine carriera con l’Hamilton e il Kilmarnock?

Mi hanno dato tanto. In totale ho fatto sei anni in Scozia, mi sento un po’ uno di loro. Al Celtic ero in uno dei club più importanti al mondo in quell’epoca. Era una società grandissima, sia come organimma, sia come tifosi. Fu un’emozione unica giocare a Celtic Park, indescrivibile. Quando poi sono ritornato nel 2016 all’Hamilton ho iniziato ad allenare anche nelle giovanili e al tempo stesso giocavo. Li ho imparato tanto. Ho capito il modo in cui s’intende il calcio da quelle parti, ed è bello. Si vive questo sport in maniera diversa rispetto a qua, si dà più valore al campo rispetto a tutto quello che gira attorno al risultato.

La famosa gavetta degli allenatori. Crede che per emergere sia più formativo partire da una prima squadra in Serie C o nei dilettanti, oppure dalle giovanili delle squadre professionistiche?

Non credo ci sia un percorso giusto o sbagliato, o migliore o peggiore. Entrambe i percorsi credo vadano bene. Ognuno fa la sua strada. Io personalmente preferisco iniziare con esperienze nelle prime squadre, però ammetto che anche le squadre Primavera di oggi, per come sono strutturate e per i giocatori già pronti e completi che hanno a disposizione, possono essere un ottimo trampolino di lancio per arrivare a condurre in futuro una prima squadra.

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Dazn. Una grande esperienza. Cosa le ha lasciato?

Ho avuto la fortuna di lavorare con un gruppo di lavoro straordinario. A partire dai vertici fino ai cameramen. Persone competenti e soprattutto squisite. Una grande famiglia. È stato un piacere lavorare con loro. Forse da commentatore non ho vissuto chiaramente tutti i momenti che si percepiscono da calciatore. Per come sono fatto io, che ho passato tutta la mia vita sul campo, ho bisogno dell’odore dell’erba, della tensione e del sudore prepartita. Sono cose che mi fanno sentire vivo.

E tornando a Massimo Donati come calciatore, cosa ricorda dell’annata che ha trascorso con la maglia dell’Hellas?

Una stagione pazzesca. Avevamo una squadra straordinaria. Toni, Iturbe, Jorginho, Maietta. Un gruppo forte che funzionava benissimo, che fin da subito viveva sulle ali di un entusiasmo favoloso e che ci ha accompagnato per tutta la stagione.

E il momento più bello di quella stagione?

Ce ne sono stati tanti. Ma se ne devo ricordare uno è quello che mi lega alla prima giornata di campionato contro il Milan, quando vincemmo con la doppietta di Toni. È stata la prima di tante vittorie e partite straordinarie di quella stagione.

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