Chievo Fortitudo Women, la favola in rosa del calcio veronese
Un cammino di crescita da percorrere insieme. È fresca di quest’estate la collaborazione tra ChievoVerona e Fortitudo Mozzecane: complice anche l’uscita di scena dal «femminile» del «Valpo» (ex Fimauto Valpolicella), il sodalizio clivense ha deciso di unire le forze con la storica realtà mozzecanese, una delle prime nel territorio a promuovere i valori del calcio in rosa.
Così, dopo qualche riunione conoscitiva, all’alba di luglio è sorto il Chievo Fortitudo Women, inedito sodalizio che, oltre alla Prima Squadra, abbraccia anche tutto il Settore Giovanile.
Insieme al vice presidente gialloblù Alice Bianchini abbiamo ripercorso la cronistoria di questo matrimonio sportivo. «Con tutta onestà siamo rimasti a bocca aperta – commenta la dirigente – non pensavamo che la sinergia col Valpo potesse concludersi così repentinamente, quindi questa partnership è stata per noi una piacevole sorpresa. Ad inizio luglio ci siamo trovati assieme a Massimiliano Rossi e a Sergio Pellissier, trovare l’intesa, poi, è stato davvero molto semplice».
«Per quello che stiamo osservando in questi primi mesi di lavoro congiunto, il Chievo è un mondo che, oltre all’immagine, dà tanto anche a livello organizzativo: i loro dirigenti non ci fanno mancare il supporto, seguendo da vicino la crescita della società. E questo, in un calcio femminile sempre più al rialzo, è un aspetto sempre più fondamentale».

Oltre alla Serie B, impegnata in un girone unico sempre più ricco di insidie, è stato posto in essere un grande progetto di sviluppo e valorizzazione di tutto il vivaio villafranchese.
«Dall’Under 17 ai Pulcini siamo iscritti con la denominazione “Chievo” – prosegue Bianchini – conservano invece la matricola “Fortitudo” i Primi Calci, considerata la giovane età delle bambine che ne fanno parte. Possiamo contare su un bacino abbastanza importante: abbiamo centotrenta tesserate, numeri inferiori probabilmente solo a quelli dell’Hellas Verona Women».
Un pianeta in continua espansione. Con l’entrata in scena delle realtà professionistiche maschili, il calcio femminile sta allargando i propri orizzonti in ambito nazionale e non solo. Con l’alzarsi dell’asticella è richiesto però un impiego di risorse più ingente ed efficace sotto ogni punto di vista.
«Tanto è stato fatto e tanto si può ancora fare – conclude il vice presidente – personalmente ritengo che la particolarità più caratteristica del nostro pallone sia la genuinità, una prerogativa in parte incrinata dall’avvento dei procuratori, ma che comunque a mio avviso non è destinata a tramontare. Quale aspetto potrebbe essere migliorato? Per fare un ulteriore passo in avanti non possiamo prescindere da un importante aiuto a livello federale. Penso che un sostegno più concreto da parte della FIGC, in termini sia operativi che economici, sia indispensabile per il salto di qualità definitivo del nostro calcio».

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