Associazioni sportive, Carlin: «Il nostro settore è poco considerato»

Maria Rosa Carlin, presidente di AICS Verona, è intervenuta ai microfoni di Radio Adige Tv per raccontare l'anno difficile del settore delle associazioni.

Il tema del giorno sono le associazioni sportive, che da mesi, alcune da un anno intero, stanno lottando contro l’emergenza sanitaria. Per parlare di progetti in cantiere e situazione attuale abbiamo intervistato Maria Rosa Carlin, presidente di AICS Verona

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Cos’è AICS Verona?

AICS Verona è un comitato provinciale di AICS nazionale. È un ente di promozione sportiva e solidarietà. È strutturata a livello nazionale. A Verona abbiamo più di duecento associazioni sia sportive che di promozione sociale. Lavoriamo soprattutto sui settori danza, pattinaggio, ma ci occupiamo di tanti altri sport. 

Quanto è stato difficile gestire l’emergenza?

È stato parecchio difficile, anche se nell’immediato ci siamo strutturati molto bene, grazie anche alla Covid manager regionale, che poi è diventata nazionale, con cui abbiamo studiato i protocolli e abbiamo lavorato a livello di contatti e ministero per la sicurezza del nostro comitato. Sono stati fatti degli investimenti sia nella formazione, sia nello strutturare le nostre palestre, i luoghi di ritrovo per gli anziani e per i giovani. Questo ha permesso di ripartire nell’immediato. Poi ci sono stati degli altri blocchi e a oggi ritengo sia stato preso poco in considerazione il nostro settore, alla base di una comunità. L’associazionismo è molto importante, permette l’educazione dei figli, l’inclusione dei ragazzi con disabilità, combatte la solitudine degli anziani. A mio avviso queste realtà sono state dimenticate. Non genera solo benefici sociali, ma anche economici.

Da parte dello Stato è arrivato qualche aiuto alle associazioni?

Questi ristori hanno parzialmente dato una mano ai collaboratori e agli istruttori, ma non alle associazioni, che hanno dovuto in qualche modo sopportare affitti, nonostante ci siano stati degli accordi e delle diminuzioni durante il lockdown. Sopravvivere è stato molto difficile, poi alla fine è stato concesso solo in ambito sportivo la possibilità di fare sport solo a livello agonistico, quindi chi pratica solo sport di base veniva ignorato, nonostante fosse ugualmente importante.

Quanta voglia c’è di ripartire e come si può fare?

La voglia è tantissima, non soltanto per un fattore economico ma soprattutto per la socialità dei nostri ragazzi, che ne hanno estremamente bisogno. I nostri giovani, trovando le palestre e le associazioni sportive chiuse, si ritrovano ammassati senza nessun controllo. Ben venga la volontà di ripartire, noi non aspettiamo altro. Sono convinta che sia un po’ un “copia-incolla” dell’anno precedente. La riapertura deve esserci, ma deve essere quella totale: i nostri ambienti sono sicuri e i nostri protocolli molto rigidi. Il nostro settore è fondamentale per il benessere dei cittadini.

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