Venerdì e sabato doppio debutto all’Arena di Verona

Il 25 giugno alle ore 21 debutta all'Arena di Verona "Cavalleria Rusticana" e "Pagliacci". Invece, sabato 26 giugno ci sarà la prima dell' Aida, che è già sold-out. Per l'occasione il Festival areniano è pronto a mostrare al pubblico il ritorno dell’Opera.

Arena
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Nel fine settimana debuttano i nuovissimi allestimenti scenici del 98° Festival, con l’Opera che torna finalmente nella sua forma più completa unendo la spettacolare tradizione areniana e, per la prima volta, innovative scenografie digitali.

Il Festival areniano è pronto a mostrare al pubblico il ritorno dell’Opera nella sua forma scenica completa: regia, scenografie, costumi, luci sono firmate interamente del comparto artistico areniano, integrate dalle innovative scenografie digitali realizzate in collaborazione con D-wok per il video-design. Venerdì 25 giugno l’Opera Festival vede quindi il ritorno del potentissimo dittico verista Cavalleria rusticana – Pagliacci. Le due opere, atti unici composti a breve distanza per la musica di Pietro Mascagni e Ruggero Leoncavallo.

I due appuntamenti in Arena

Il primo appuntamento all’Arena di Verona sarà venerdì 25 giugno, alle ore 21, tocca ai due capolavori del Verismo: Cavalleria rusticana di Mascagni in coppia con Pagliacci di Leoncavallo, le cui immagini riuniscono cinque istituzioni museali Italiane e Vaticane, spaziando dai paesaggi siciliani ad un inedito omaggio al cinema di Federico Fellini e aprendo una finestra internazionale sulla Bellezza del Paese. Marco Armiliato dirige un cast di stelle internazionali.

Invece, sabato 26giugno, sempre alle ore 21, il giovane maestro Diego Matheuz debutta con grandi voci verdiane per la prima volta in Arena nella nuova produzione in forma scenica di Aida, in collaborazione col Museo Egizio di Torino.

Lo spettacolo “Cavalleria rusticana”

Il capolavoro di Mascagni è nato in breve tempo sui versi di Menasci e Targioni-Tozzetti e riproduce fedelmente la trama della novella di Giovanni Verga. In Sicilia, la giovane Santuzza promessa a Turiddu, si vede rifiutata dall’amato, il quale preferisce intrecciare una relazione con Lola, moglie del carrettiere Alfio. Dopo un drammatico confronto con Turiddu che ne sancisce la rottura definitiva, Santuzza decide di svelare tutto a Alfio.Con il patrocinio del Ministero della Cultura, durante le prime note e il coro Inneggiamo sfileranno le immagini digitali di tre importantissime istituzioni culturali coinvolte: ai paesaggi senza tempo del Parco Archeologico e Paesaggistico Valle dei Templi di Agrigento si uniscono le riproduzioni di affreschi e disegni storici provenienti dai Musei Vaticani e dalle collezioni della Biblioteca Apostolica Vaticana.

La rappresentazione “Pagliacci

Il dramma verista verrà presentato in una dimensione meta-teatrale, sin dal prologo che invita lo spettatore alla compassione per i personaggi in scena, ispirati ad un fatto di cronaca reale che segnò l’autore. Leoncavallo racconta la vicenda di Nedda e Canio, coppia di artisti girovaghi che riproducono ogni sera il buffo tradimento di Colombina ai danni di Pagliaccio. Le cose si complicano nella vita reale, quando Silvio, il vero amore di Nedda, la invita a fuggire insieme lontano da questa vita e Canio li scopre, grazie alla soffiata del deforme e non corrisposto Tonio. Per portare in scena questo mondo circense e surreale ma terribilmente vero nella sua finzione, i creativi della Fondazione Arena si sono rivolti all’immaginario di Federico Fellini, in particolare a La Strada (1954). Per l’intermezzo dell’opera saranno fondamentali le immagini del cineasta riminese, di cui è appena ricorso il centenario, grazie alla collaborazione del Museo Nazionale del Cinema (Torino) e del Fellini Museum Rimini, che sarà inaugurato in agosto.

L’inaugurazione dell’opera lirica “Aida

L’Arena di Verona inaugura anche Aida sabato 26 giugno, alle ore 21, la sua seconda produzione nuova per il Festival 2021. Il giovane maestro Diego Matheuz, proveniente dal rivoluzionario Sistema venezuelano, si alternerà col maestro Daniel Oren nel corso delle 11 recite del capolavoro verdiano fino al 4 settembre 2021. Già alla prima l’immenso palcoscenico schiera un invidiabile cast verdiano: come protagonista fa il suo esordio il soprano americano Angela Meade, accanto alla regale Amneris di Anita Rachvelishvili e all’esperto Radamès di Jorge de Leòn; torna il baritono Luca Salsi come Amonasro, il basso Michele Pertusi debutta in Arena come Ramfis accanto ai giovani Re degli Egizi di Simon LimMessaggero di Riccardo RadosSacerdotessa di Yao Bohui. Con l’Orchestra e il Coro c’è anche il Ballo dell’Arena di Verona. Inoltre, le nuove scenografie incontrano le immagini digitali in collaborazione con D-wok e, sul Preludio, sfilano i tesori custoditi al Museo Egizio di Torino.

Gli interventi di Sboarina e Gnassi

«L’opera nella sua forma scenica torna in Arena, arricchita di una importante novità – afferma il Sindaco Federico Sboarina, Presidente di Fondazione Arena. – Il nostro palcoscenico e questo 98° Festival non smettono così di riservare sorprese. Scenografie e costumi quest’anno si sposano con l’innovazione digitale. La rappresentazione di Cavalleria e Pagliacci si avvale del contributo del Parco Archeologico di Agrigento, Musei Vaticani, Biblioteca Vaticana, Museo Nazionale del Cinema e Fellini Museum. Le immagini a tema di queste prestigiose istituzioni fanno del nostro teatro il fulcro della valorizzazione culturale italiana». 

«Con questa finestra che la Fondazione Arena di Verona spalanca sulle eccellenze museali italiane. – commenta il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi – Una collaborazione fra cultura e cinema dove i linguaggi si mescolano e si incrociano con una città, Rimini, che ha scelto di investire proprio su questa traiettoria, attraverso la chiave primaria dell’immaginazione, che attraversa ogni tempo. Il Fellini Museum sarà un luogo visionario in continuo divenire, dove l’apporto incessante di artisti si combina con l’innovazione per esaltare l’eredità poetica di Fellini. Un Museo che non intende interpretare il cinema di Fellini come opera conclusa da omaggiare ma come chiave del tutto si immagina, possibilità di collegare passato e presente, arte classica e contemporanea».

Le dichiarazioni dei vari direttori che collaborano al Festival

«L’Arena di Verona è la casa dell’Opera, il Teatro in Musica, che finalmente, dopo un anno di soli concerti, troviamo nella sua interezza, con un universo di professionisti in scena e dietro le quinte – dichiara Cecilia Gasdia, Sovrintendente e Direttore artistico della Fondazione Arena di Verona – Non era scontato che potesse tornare l’Arena come la conosciamo. La riportiamo, con un guizzo di novità in più. Una casa internazionale dove i migliori artisti del mondo possono tornare, anche per una sola serata, a dare il massimo».

«Dopo la magica anteprima del 19 giugno, contraddistinta dalla Direzione del Maestro Muti, ritorna l’Opera nella sua forma completa – specifica Gianfranco De Cesaris, Direttore Generale di Fondazione Arena – L’Arena di Verona, il più grande teatro operistico all’aperto del mondo, prosegue nel suo cammino di ripartenza con grande consenso da parte del pubblico, a testimonianza dell’apprezzamento del lavoro svolto dalla Fondazione Arena di Verona tutta».

Le istituzioni culturali coinvolte, tra cui Biblioteca Apostolica Vaticana, e il Parco Valle dei Templi grazie al collegamento in streaming della prima, hanno aderito con entusiasmo a questo Festival senza precedenti. Tra queste, i Musei Vaticani hanno collaborato alla produzione inaugurale cogliendo appieno lo spirito del Festival 2021, come afferma Barbara Jatta, Direttore dei Musei Vaticani: «Nella gioia per la ripresa dopo un difficile periodo, i Musei Vaticani sono lieti di condividere con la Fondazione Arena di Verona, le istituzioni culturali partecipanti e tutti gli spettatori il messaggio universale di speranza portato dalla bellezza dell’arte».

«Siamo molto contenti per questa collaborazione con l’Arena di Verona, che sottolinea la vicinanza tra i linguaggi artistici visivi e musicali – sottolinea Domenico De Gaetanodirettore del Museo Nazionale del Cinema di Torino. In questa occasione, il Museo presenta le proprie collezioni, considerate tra le più importanti al mondo, con alcuni scatti inediti che il fotografo Angelo Frontoni ha dedicato al maestro Federico Fellini. Il suo archivio, che conta oltre 546.000 fotografie, è stato acquisito nel 2004 dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e dalla Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma».

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