Fine vita, Forza Italia: «Materia competenza del Parlamento»
Redazione
Sul tema del fine vita intervengono i consiglieri regionali del Veneto di Forza Italia, la Capogruppo Elisa Venturini, il Vicecapogruppo Alberto Bozza e Fabrizio Boron, l’anno scorso determinanti con il loro voto contrario a rigettare la proposta della Giunta regionale, che aveva spaccato sia maggioranza che opposizione.
Con l’approvazione di una legge simile in Toscana, che regola le disposizioni del fine vita per malati terminali, si è riaperto il dibattito. E nuove critiche sono arrivate al presidente Zaia, soprattutto da Fratelli d’Italia. Zaia ha diffuso un videomessaggio in cui spiega il proprio punto: «È bene uscire da questa ipocrisia tutta nazionale nella quale si vuole far credere ai cittadini che il fine vita non esiste».
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Secondo i forzisti però «La questione va affrontata dal Parlamento, proprio perché c’è una sentenza della Corte Costituzionale. Quindi è a livello nazionale che si deve trovare una quadra sensata, che tenga conto delle libertà individuali, ma anche del rafforzamento delle cure palliative, e fissi un preciso perimetro per non scivolare nell’eutanasia, pratica che Forza Italia rifiuta totalmente. Forza Italia, infatti, non voterà mai una legge stile Toscana, l’Italia non può e non deve diventare la Svizzera dove si va a morire, rigettiamo quel modello».
Venturini ricorda: «La legge sulle cure palliative e terapia del dolore in tutti gli ambiti assistenziali fu introdotta dal Governo Berlusconi nel 2010, noi crediamo che quel sistema oggi vada rafforzato sul piano economico e organizzativo. Il tema è etico: il legislatore non può girarsi dall’altra parte di fronte alla disperazione delle persone, deve offrire un’alternativa».
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Bozza e Boron sottolineano: «Crediamo non servano forzature, in primis sul piano del metodo. Una questione come il suicidio medicalmente assistito, complessa sul piano giuridico, che tocca corde psicologiche delicatissime per chi soffre e i loro familiari, e che riguarda nel profondo le diverse convinzioni etiche di ogni cittadino, non può essere normata da un semplice regolamento regionale, ancora di più dopo il voto contrario del Consiglio regionale dell’anno scorso. Non vorremmo si perseverasse: è stata una forzatura portare il tema al voto in aula l’anno scorso, politicizzandolo; sarebbe una doppia forzatura ora delegittimare il Consiglio e disconoscere con surreale disinvoltura il suo voto affidandosi ai tecnici. Un regolamento poi derubricherebbe a mera questione amministrativa un tema etico di enorme portata».
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