Consiglio Veneto: non passa la legge sul suicidio assistito, maggioranza spaccata

Zaia e parte della Lega erano favorevoli, ma non arriva la maggioranza assoluta nel consiglio regionale del Veneto per la legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito.

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L'aula del Consiglio regionale del Veneto
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Nella seduta di oggi del Consiglio regionale Veneto non è stata approvata proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito (“Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito”), legge d’iniziativa popolare promossa dall’associazione “Luca Coscioni”. Diviso il centrodestra di maggioranza.

La legge non ha ottenuto il sostegno necessario per i primi due dei cinque articoli. In particolare dopo il voto sul secondo articolo (“Assistenza sanitaria in ogni fase del percorso di suicidio medicalmente assistito su richiesta della persona malata”), considerato cruciale, che ha visto 25 voti a favore e 25 tra contro e astenuti, il presidente Roberto Ciambetti ha proposto ritorno in commissione, proposta che è stata quindi accettata dall’assemblea con 38 voti favorevoli e 13 assenti.

Durante la discussione e la votazione, si è osservata una frattura all’interno del centrodestra, con Fratelli d’Italia e Forza Italia in opposizione alla legge, mentre il presidente Luca Zaia e parte della Lega, assieme alle opposizioni, si sono espressi a favore.

La proposta normativa, se non verrà affrontata in questi mesi, rimarrà incardinata all’ordine del giorno della prossima legislatura.

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La posizione di Forza Italia

Flavio Tosi, deputato e coordinatore regionale veneto di Forza Italia, spiega la contrarietà del partito azzurro alla legge d’iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito, oggi al voto del Consiglio regionale del Veneto. Una posizione ovviamente condivisa con il segretario nazionale Antonio Tajani.

Tosi afferma: «La questione deve essere affrontata a livello nazionale e non certo regionale. Di fatto questa procedura sanitaria, in determinate condizioni di sofferenza e con una prognosi infausta, accertate dai preposti comitati etici delle aziende ospedaliere, è già garantita da una sentenza della Corte Costituzionale; ci sono stati casi anche in Veneto».

Onorevole Flavio Tosi
Flavio Tosi

«La legge d’iniziativa popolare all’esame del Consiglio regionale veneto inciderebbe sui tempi della prassi prevista e obbligherebbe ad erogare la cosiddetta “dolce morte”: questo vorrebbe Luca Zaia, assicurare il fine vita e organizzarlo in tempi più rapidi delle altre Regioni. Noi riteniamo questo un colossale errore, con conseguenze anche etiche drammatiche: si creerebbe infatti una sorta di migrazione della sofferenza da una parte all’altra del Paese, verso i luoghi che garantiscono maggiore rapidità nella procedura».

Per questo, sottolinea Tosi, «la questione va affrontata a livello nazionale dal Parlamento, in base ai dettami della Corte Costituzionale, da un lato garantendo che non ci sia accanimento terapeutico e dall’altro tenendo conto che oggi già esistono le cure palliative che accompagnano il malato fino al trapasso, evitandogli inutili sofferenze».

Tosi pone poi una ulteriore riflessione: «La legge d’iniziativa popolare proposta dall’associazione Coscioni, quindi dai radicali di Cappato, al di là dei suoi risvolti tecnici, sta portando il dibattito su un terreno più politico, a favore o contro l’eutanasia. E Forza Italia è contraria all’eutanasia».

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Rigo (Lega): «Priorità è promuovere la vita»

«Come amministratore ritengo importante lavorare per promuovere la vita in tutte le sue fasi, anche in quella terminale. Inoltre, il testo presentato presenta importanti lacune a livello giuridico. Per questo ritengo che la strada da percorrere sia quella di garantire a tutti un percorso di fine vita il più possibile privo di sofferenze, attraverso le migliori prestazioni sanitarie, potenziando ulteriormente le cure palliative, le terapie del dolore e l’assistenza domiciliare». Così il consigliere regionale della Lega Filippo Rigo ha spiegato il proprio voto contrario al progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito. Un giudizio non solo morale, ma anche giuridico.

«Premesso che come ha ricordato l’avvocatura dello stato il tema è esclusiva competenza statale, e di conseguenza ogni provvedimento regionale sarebbe facilmente impugnabile» spiega Rigo «dopo aver affrontato il tema con i colleghi della Commissione e aver dedicato molta attenzione a tutte le audizioni, in particolare quelle dei medici palliativisti, resto convinto, in coscienza, che la priorità non debba essere quella del come morire, ma di come aiutare a vivere nelle migliori condizioni possibili, assicurando a tutti ogni tipo di cura».

Valdegamberi: «Ritornato il buon senso»

Il Consigliere della Regione Veneto Stefano Valdegamberi (gruppo Misto) esulta per l’esito della votazione: «Sarebbe stato uno stigma per il Veneto avere questo triste primato».

«Questa proposta di legge, pur viziata da palesi incostituzionalità, avrebbe aperto la strada a percorsi che all’estero hanno portato in pochi anni ad estendere l’eutanasia anche al mondo dei malati psichiatrici, dei disabilità e delle persone indigenti. Lo Stato e le istituzioni devono promuovere la vita, garantendo a tutti cure adeguate e non prendere facili scorciatoie di morte. C’è il rischio, come sta avvenendo in certi Paesi, che l’eutanasia diventi un mezzo per ridurre la spesa socio-sanitaria».

Stefano Valdegamberi
Stefano Valdegamberi

Continua Valdegamberi: «In Canada si sono avuti 40.000 casi in pochi anni (dal 2016 al 2022) e spesso la scelta è tutt’altro che libera ma condizionata da situazioni economiche, sociali e dal grado di offerta dei servizi socio-sanitari. Vanno rafforzate le terapie antidolore e le cure palliative, supportando adeguatamente le famiglie, come prevede un mio progetto di legge regionale di cui sollecito l’approvazione».

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“Ditelo sui tetti”: «W la vita, W la ragione, W il Veneto vivo»

«Decidere della vita e della morte, della tradizione di un popolo, dei servizi sanitari ai malati tirando i dati di un voto sotto pressione delle più varie circostanze è stato uno spettacolo triste». Così in una nota il network “Ditelo sui tetti” sulla bocciatura della proposta eutanasica di Cappato nel consiglio regionale del Veneto.

«In questo triste spettacolo, hanno però ancor di più brillato le persone che, in consiglio regionale e nella società, hanno rischiato in proprio, chiedendo ragioni, offrendo ragioni, contro l’urto del politically correct, dando più credito a una tradizione meravigliosa di solidarietà di cui il vero Veneto è esemplare testimone».

«Ora – continua il coordinatore Domenico Menorello – si apra una stagione di comprensione e dialogo con tutti, anche con chi ha voluto questa forzatura ideologica, senza paura di mettere a tema le visioni dell’uomo che sono alla base di ogni scelta, quotidiana come politica. Noi, come associazioni -concludono- e come società civile, fin dal prossimo giovedì chiediamo a tutti di dare un contributo al “care day” per dire ad alta voce che la vita va sempre servita, specie nella debolezza e nella fragilità, perché la promessa che la vita genera non ha mai condizioni. E chiediamo a tutti di guardare innanzitutto questa possibilità come più ragionevole. Come più umana».

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Soddisfazione dal Family Day

Massimo Gandolfini, presidente Family Day: «Il Family Day accoglie con grande soddisfazione il risultato della votazione in Consiglio Regione Veneto, che ha respinto un progetto di legge indegno di una nazione civile. Confermiamo la nostra volontà di lavorare perché le persone deboli e fragili possano essere curate come è loro diritto. La morte di stato è un’ assurdità sul piano umano e civile. Diritto alla cura e non diritto alla morte. I fautori della cultura dello scarto non fanno parte della tradizione e della cultura del popolo italiano. Grazie a tutti colo che hanno lavorato per fermare questa barbarie».