Zaia sui contagi: «Piccoli campanelli d’allarme»

La preoccupazione del presidente Luca Zaia: «Dobbiamo evitare di tornare a creare pressione ospedaliera».

Luca Zaia
Luca Zaia. Foto d'archivio.

C’è preoccupazione, da parte del presidente del Veneto Luca Zaia, per una risalita dei contagi. «Lo diceva questa mattina anche il ministro Speranza, ed è una preoccupazione diffusa. Non vogliamo dare indicazioni tragiche né ottimistiche: cerchiamo obiettività nel guardare i dati giornalieri».

L’altro ieri era stato registrato, per la prima volta da diverso tempo, un nuovo aumento nei contagi. «Se guardiamo ai dati del Veneto, tranne per una giornata, abbiamo sempre visto un calo. Anche oggi contiamo 30 persone in meno in area non critica: un calo continuo e inesorabile. Però vediamo fino a quando inesorabile».

Preoccupa infatti l’incidenza dei positivi sulla popolazione: «Se guardiamo il dato dei positivi, la percentuale era di 1,4-1,5 per cento ed è già arrivata quasi al 3. Il dato è quasi raddoppiato. Sono sempre numeri piccoli, ma c’è una tendenza all’aumento dei positivi. Siamo passati da 600 positivi al giorno a 1300».

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I bollettini dell’1 febbraio, per esempio, registravano una differenza di 322 nuovi positivi. Quelli del 24 febbraio ne registravano 1167. Le persone registrate come positive in Veneto l’1 febbraio alle 8 erano 33’820, il 23 febbraio alle 8 erano 22’297, questa mattina 22’949.

«Per quanto riguarda R(t), eravamo sotto lo 0,60, ora sopra lo 0,90. Sono piccoli campanelli d’allarme, in linea con quello che succede in Italia. Abbiamo una situazione “buona” rispetto ad altre regioni e province, ma la preoccupazione c’è: dobbiamo evitare di tornare a creare pressione ospedaliera».

«Ricordo tra l’altro che con R(t) a 1 si torna in zona arancione, e quindi restrizioni e chiusure».

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Le richieste al Governo

«Ho chiesto ufficialmente che il Cts si esprima formalmente e pubblicamente rispetto all’apertura delle scuole. La scuola è sacra e, come dissi quando firmai l’ordinanza, chiuderle è una sconfitta. Ma dal punto di vista epidemiologico si tratta di persone che stanno in una stanza: il Cts deve spiegarmi la differenza rispetto ad altre situazioni simili che sono considerate pericolose».

Con l’affacciarsi della diffusione della variante inglese «abbiamo necessità di essere più performanti. Sono convinto che a livello nazionale si debba tornare a fare una campagna di informazione e sensibilizzazione nei confronti dei cittadini. Non banalizziamo l’idea che noi cittadini abbiamo familiarizzato con questo virus».

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