Venerdì 4 giugno la Lunga notte delle chiese

Giunge alla sua sesta edizione, venerdì 4 giugno 2021, “La Lunga Notte delle Chiese”, una giornata in cui i luoghi di culto delle nostre città si animano di iniziative artistiche e culturali in una chiave di riflessione e spiritualità.

Giunge alla sua sesta edizione, venerdì 4 giugno 2021, “La Lunga Notte delle Chiese”, una giornata in cui i luoghi di culto delle nostre città si animano di iniziative artistiche e culturali in una chiave di riflessione e spiritualità. Nata nel 2016, in poco tempo ha avuto una notevole crescita, raccogliendo anno dopo anno numerosissime adesioni. Nel 2019, ultima edizione pre-pandemia, ha visto la partecipazione di oltre 90 diocesi italiane e della Comunità Valdese e Metodista. Dal Veneto alla Sicilia 150 chiese aperte, con oltre 40mila persone chehanno preso parte alle moltissime iniziative organizzate.

Poi tanto improvvisamente quanto repentinamente il Covid-19 ha stravolto ogni cosa e nel 2020 il festival si è svolto in “digitale” con la produzione di contenuti video, di dirette streaming. Una modalità che nonostante tutto ha permesso lo svolgersi dell’iniziativa, mantenendo unita e attiva la comunità partecipante. E’ tempo però di ripartire, e il 4 giugno prossimo saranno molte le chiese e le città a partecipare, da tutta Italia.

Si comporrà una giornata di concerti, testimonianze, riflessioni, alcune registrate, altre in presenza con tutte le dovute cautele. «I tempi sono sicuramente migliori, e il momento che stiamo vivendo ci porta a credere che finalmente, possiamo guardare al futuro con rinnovata speranza. Senza però dimenticare quanto abbiamo trascorso e stiamo ancora stiamo attraversando» spiegano dall’organizzazione. «Questa pandemia è stata infatti un’esperienza che ci ha travolti, sconvolti, consegnandoci l’immagine di una società convulsa, disordinata, mobile, complessa, variegata e imprevedibile».

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«Allo stesso tempo si è generata una crisi sociale ed economica di proporzioni immense che ha fatto emergere le contraddizioni della società moderna: la fragilità dei sistemi mondiali di fronte alla pandemia ha evidenziato tutte le incongruenze di un’economia che divide, che privilegia gli interessi personali, i bisogni momentanei, il consumo senza limiti.
Ha altresì messo in luce la spietatezza di un individualismo radicale, indifferente, che inganna facendoci credere che tutto consiste nel dare briglia sciolta alle proprie ambizioni senza limitazioni, ed in cui contano unicamente gli interessi dei singoli, ma invece innesca solo conflitti e violenze» aggiungono.

«Come porci allora di fronte a questi accadimenti, come reagire? All’inganno del “tutto va male” del “tanto nessuno può aggiustare le cose” l’allora Cardinale Jorge Mario Bergoglio rispondeva così ai suoi interlocutori: “E tu che fai?” – ”E noi che facciamo?” – proseguono – ebbene davanti a questi interrogativi, ci è venuta in aiuto la nuova Enciclica del Santo Padre “Fratelli tutti” basata sulla fraternità e sull’amicizia sociale. Ci ha chiaramente indicato la via: la “cura del prossimo”, e non poteva esserci momento migliore per proporre questa meditazione visto quanto accade nel mondo».

Il tema ufficiale della sesta edizione ha dunque come parola chiave “fragili” e l’interrogativo attorno a cui verterà una riflessione sarà “Ed io avrò cura di te?”«E’ evidente, diciamolo, ci siamo evoluti sotto tanti aspetti, ma siamo analfabeti nel curare e sostenere i più fragili e i deboli delle nostre società sviluppate» commenta Stefano Casagrande, coordinatore dell’evento. «Ci siamo abituati a girare lo sguardo, a passare accanto, a ignorare le situazioni finché queste non ci toccano direttamente. Un’inclinazione dell’essere umano a chiudersi nel proprio io, nel proprio gruppo, nei propri interessi meschini».

«Lo abbiamo visto spesso in questi mesi di lotta al virus ad esempio nelle immagini di abbandono delle persone anziane a una dolorosa solitudine» aggiunge. «Se poi basiamo l’economia sui criteri dell’efficienza, della competizione e sulla cultura dello scarto, è evidente che non c’è posto per i più fragili. Cosa ci ha insegnato quindi il Covid? Sicuramente ci ha permesso di capire che non possiamo essere egocentrici, che, come dice Papa Francesco “nessuno si salva da solo, che siamo tutti sulla stessa barca”, che la strada è l’incontro con l’altro, il costruire un cammino comune. C’é bisogno di una via d’uscita positiva dalle difficoltà globali».

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«Avere cura della fragilità significa per prima cosa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra società. Ognuno dovrebbe essere capace di mettere da parte qualcosa di sé, delle sue aspettative, dei suoi desideri di onnipotenza per il bene di tutti, davanti allo sguardo concreto dei più fragili» prosegue. «Anche l’arte vuol dire prendersi cura, non solo della fragilità di opere e monumenti, ma anche dell’anima. Perché l’incontro con la bellezza è sempre una cura per l’anima. Non per niente colui che lavora a stretto contatto con la bellezza si definisce curatore d’arte».

«Da una parte curiamo la bellezza e dall’altra la bellezza cura noi. In generale l’arte ci si presenta come espressione di un concetto, di un’idea, di un sentimento e quindi di una parte dell’artista. L’artista stesso include nell’opera il suo essere umano e fotografa in un momento una sensazione che per quanto siano finiti i sostegni su cui la produce continua a nascere negli occhi di chi la guarda» continua.

«Curare un’opera è curarsi anche di ciò che esprime e che potrà suscitare in chi la osserva. Così come Umberto Eco diceva del libro, cioè che è compito del lettore completarlo e riempirne gli spazi vuoti, così possiamo dire che l’arte, che come la letteratura è un linguaggio, ha bisogno di sguardi per vivere» conclude.

Da quest’anno l’iniziativa può contare sul sostegno di Cattolica Assicurazioni, unica compagnia assicurativa nel panorama italiano a poter vantare una Business Unit interamente dedicata agli Enti Religiosi ed Ecclesiastici e al Terzo Settore. Piero Fusco, Direttore BUERTS (Business Unit Enti Religiosi e Terzo Settore), commenta: «Abbiamo voluto sostenere la Lunga Notte delle Chiese perché crediamo fortemente nella necessità di salvaguardare e valorizzare il patrimonio artistico e architettonico dei luoghi di culto, limitando e gestendo i possibili rischi a cui opere, monumenti ed edifici sono esposti».

«Cattolica, sin dalla sua fondazione, ha deciso di avviare un dialogo costante e continuamente rinnovato con il mondo degli Enti Religiosi e del Terzo Settore per conoscere e riuscire a soddisfare nella maniera più adeguata le esigenze assicurative di questi mondi. Un rapporto basato sul confronto continuo, grazie anche al supporto del nostro Osservatorio, portale unico nel suo genere che si pone come strumento di comunicazione, cultura condivisa e arricchimento reciproco» conclude.

All’interno del sito internet ufficiale, tutte le informazioni, con l’aggiornamento in continua evoluzione dei luoghi di culto aperti con una breve scheda descrittiva e il programma.

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