Un anno fa lo scoppio della guerra in Ucraina

Il 24 febbraio 2022, quando a Mosca erano quasi le 6 di mattina (ore 4 italiane), Putin ha annunciato in tv l’attacco russo all’Ucraina. Da allora è trascorso un anno drammatico e un conflitto che a oggi non conosce fine.

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Foto del 4 marzo 2022.

Un anno fa, l’inizio di una tragedia che a oggi non conosce fine. Il 24 febbraio 2022, infatti, quando a Mosca erano quasi le 6 di mattina (ore 4 italiane), Putin ha annunciato in tv l’attacco russo all’Ucraina. Subito dopo, si sono avvertite forti esplosioni nelle città ucraine.

Le immagini di Kiev in fuga hanno rapidamente fatto il giro del mondo. Poi, il preoccupante appello del presidente russo Vladimir Putin all’Occidente. «La Russia non farà lo stesso errore due volte nel compiacere l’Occidente. Chiunque tenti di crearci ostacoli e interferire (in Ucraina, NdR) sappia che la Russia risponderà con delle conseguenze mai viste prima. Siamo preparati a tutto. Spero di essere ascoltato. Un’ulteriore espansione della Nato e il suo uso del territorio ucraino sono inaccettabili».

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Fuga da Kiev
La lunga fila di auto in fuga da Kiev, capitale dell’Ucraina

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha incontrato proprio martedì pomeriggio a Kiev il Presidente Volodymyr Zelensky, con il quale ha tenuto una conferenza stampa al termine della cerimonia di firma della Dichiarazione congiunta Italia-Ucraina. Successivamente, Meloni ha reso omaggio al Muro del Ricordo dei Caduti per l’Ucraina con la deposizione di una corona di fiori.
Nel corso della mattinata, le visite alla Chiesa Ortodossa di Sant’Andrea di Bucha e ai luoghi più colpiti dai bombardamenti della città di Irpin.

La presidente Meloni ha dichiarato: «L’invasione, che è iniziata in quello scorso 24 febbraio, nella mente di chi la muoveva doveva durare lo spazio di qualche giorno, ma le cose non sono andate come ci si aspettava. E non sono andate come ci si aspettava perché evidentemente è stata sottovalutata l’eroica reazione di un popolo disposto a fare tutto ciò che va fatto per difendere la propria libertà, la propria sovranità, la propria identità».

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Incontro Meloni-Zelensky a Kiev
Incontro Meloni-Zelensky a Kiev

E ancora: «La battaglia che combatte il popolo ucraino è una battaglia che combatte per ciascuno di noi ed è giusto che noi si faccia la nostra parte. È quello che l’Italia ha fatto dall’inizio, anche lavorando come abbiamo fatto anche oggi nelle nostre interlocuzioni sulla soluzione del conflitto, immaginare strade per arrivare a una soluzione del conflitto. Tutti vogliamo la pace, però bisogna intendersi su cosa pace sia, perché nessuna pace ingiusta per l’Ucraina può essere vera pace; nessuna pace che preveda una resa degli ucraini può essere vera pace, sarebbe banalmente un’invasione e un’invasione non è pace, è un’altra cosa; così come una vittoria della Russia non sarebbe pace ma sarebbe appunto un’invasione, e una sconfitta dell’Ucraina altro non rappresenterebbe che il preludio di una possibile invasione di altri Stati europei. Questo è quello che alcuni in Europa fingono di non capire. Io credo che le cose vadano chiamate con il loro nome».

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Il messaggio del Presidente del Veneto Zaia

«È già passato un anno da quando le forze armate russe hanno iniziato l’invasione dell’Ucraina, trovando una fiera resistenza. È una guerra vicino a casa nostra che, a distanza di ottant’anni dal secondo conflitto mondiale, ha riportato l’Europa in una grave e tragica realtà. La memoria corre alle immagini che in questi mesi ci hanno raggiunto tramite la televisione e i social media. I bombardamenti hanno devastato interi territori e hanno lasciato molti cittadini ucraini senza un tetto e senza alcuna certezza nel domani. Abbiamo visto città simili alle nostre distrutte, ci siamo riconosciuti in persone vestite secondo la nostra moda che abbandonavano le città, affollando stazioni ferroviarie che sembravano le nostre. In questo clima abbiamo assistito a una escalation di violenza ai danni del paese aggredito. Una realtà gravissima, la cui cessazione non può arrivare soltanto per opera delle armi, in una spirale distruttiva che sembra non potersi fermare. A differenza di altre guerre recenti, fino ad oggi è stata praticamente assente l’azione diplomatica. Personalmente auspico che parallelamente al sostegno verso gli Ucraini, i grandi della terra, a cominciare da Usa e Cina, lavorino per trovare una soluzione che ponga concretamente fine a questa terrificante carneficina».

Sono le parole con cui il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ricorda il primo anno dall’inizio della guerra in Ucraina, cogliendo l’occasione per stilare un bilancio di quanto è stato fatto in Veneto.

«All’indomani dell’invasione da parte della Russia ho definito criminale questa azione – aggiunge il Governatore -. Non è accettabile la realtà di un conflitto così cruento che oltre a procurare vere stragi rischia di radicalizzarsi, nonostante i molteplici appelli alla pace giunti da ogni parte del mondo. Fin dall’inizio sono state ore difficilissime che hanno costretto intere famiglie ucraine a scappare: molte di queste hanno raggiunto l’Italia e anche il Veneto. La nostra Regione, anche grazie al servizio di Protezione Civile, ha dato prova dell’accoglienza di cui sono capaci i veneti. Creando in breve tempo una rete di accoglienza trasversale a istituzioni e associazioni».

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Aiuti Ucraina treno Quadrante Europa
Un treno carico di aiuti per l’Ucraina in partenza dal Quadrante Europa di Verona. Aprile 2022

«Da subito la Regione ha avviato una raccolta fondi – ha sottolineato il Presidente Zaia – e l’ampia solidarietà dei nostri cittadini ha permesso, alla fine dell’anno scorso, di raccogliere donazioni per circa 900mila euro. Importante anche la disponibilità dei veneti all’accoglienza: i privati, che sono rappresentati prevalentemente da famiglie, hanno messo a disposizione – nei mesi cruciali di richiesta di ricovero da parte degli ucraini che fuggivano dalla guerra – più di 4mila alloggi per un totale di circa 13mila posti letto».

In questo contesto di ampia solidarietà veneta, il Presidente Zaia fa il punto anche di quanto è stato fatto dalla Regione del Veneto in collaborazione con le Prefetture, i Comuni, le Province e la Città metropolitana di Venezia, il Dipartimento di Protezione Civile e gli Enti del terzo settore.

«In Veneto – ha spiegato il Presidente Zaia – la popolazione ucraina presente è passata da circa 17mila a circa 22mila cittadini. La maggior parte di loro ha raggiunto la nostra regione trovando una collocazione autonomamente. Oltre 2500 persone, i casi più complessi, sono stati invece gestiti direttamente dalla Regione Veneto, tramite la struttura commissariale attivata ad hoc. Molti di questi profughi, alcuni dei quali bambini, hanno avuto bisogno di assistenza sanitaria e hanno effettuato l’accesso nei nostri ospedali. Altri sono stati accolti presso gli ex ospedali che erano stati impiegati durante l’emergenza COVID-19, o attraverso altre strutture del terzo settore convenzionate dal Dipartimento di Protezione Civile».

«Quando è scoppiata la guerra in Ucraina, – ha ricordato Zaia – abbiamo voluto dare, con concretezza, aiuto anche nelle zone di guerra. La nostra Protezione Civile, in accordo col sistema nazionale, si è attivata per il trasporto in loco di materiale sanitario, tra cui farmaci, dispositivi medicali e attrezzature».

OSPEDALE DA CAMPO qatar dal veneto covid per ucraina
L’ospedale da campo donato dal Qatar al Veneto durante l’emergenza Covid è stato consegnato alla Protezione civile, che lo ha inviato in Ucraina

«Un lavoro complesso – ha concluso Zaia – che ha ottenuto un buon risultato grazie all’impegno e alla dedizione di tutti, grazie alla solidarietà dei veneti, al fatto che la nostra Regione tiene sempre alta l’attenzione, per qualsiasi tipo di emergenza, anche non prettamente veneta. Un grande grazie ai veneti e a tutti coloro che si sono dati da fare, spesso con grande discrezione e senza alcuna visibilità, durante i mesi cruciali di questa tragedia: il volontariato, le Ulss e Aziende Ospedaliere, i Comuni, le Province e alla Città metropolitana di Venezia, le Prefetture e le strutture regionali dell’assessorato alla protezione civile e della struttura commissariale per l’emergenza Ucraina».

Negli ultimi mesi il flusso dei profughi ucraini in Veneto si è notevolmente ridotto fino a raggiungere poche unità a settimana. Oggi sono 170 i posti letto delle strutture della Regione del Veneto disponibili e liberi per una prima accoglienza oltre ad altri 100 messi a disposizione dal Terzo settore nell’ambito del sistema dell’accoglienza diffusa.

«Rinnovo l’auspicio che questa guerra termini presto – conclude il Presidente Zaia -. La voce delle armi deve lasciare spazio a quella della diplomazia. C’è un paese aggredito ed uno aggressore, è impossibile pensare che trovino da soli una soluzione. La comunità internazionale deve fare ogni sforzo possibile per salvare vite umane e sbloccare, non appena possibile, i progetti di ricostruzione e ripartenza, che coinvolgerebbero l’intera Europa»

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