«Teresa è morta in modo eroico» dice l’avvocato della famiglia

Arriva la ricostruzione della vicenda di Teresa Scavelli da parte dell'avvocato della famiglia. La donna è stata uccisa mercoledì 2 settembre in Svizzera mentre tentava di difendere i bambini che le erano affidati.

funerale teresa scavelli (1)

Arriva la ricostruzione della vicenda di Teresa Scavelli da parte dell’avvocato della famiglia. La donna è stata uccisa mercoledì 2 settembre in Svizzera, da una persona instabile secondo i primi rapporti, mentre tentava di difendere i bambini che le erano affidati. Originaria della Calabria, aveva vissuto nel Veronese, ma da qualche tempo si era trasferita in Svizzera. Lunedì 7 settembre si sono tenuti i funerali a Palù.

Di seguito la ricostruzione dell’avvocato Francesco Verri, in qualità di difensore della famiglia di Teresa Scavelli.

La nota dell’avvocato di famiglia

«Teresa Scavelli è morta in modo eroico. Ha salvato la vita di tre bambini svizzeri, due dei quali le erano stati affidati dalla famiglia presso la quale lavorava come governante e baby sitter, a costo della propria vita. Si è messa in mezzo fra l’aggressore e le vittime designate e ha pagato, per questo, il prezzo più caro. La famiglia di Teresa e il comune di Cotronei (in provincia di Crotone) in cui è nata si sono rivolti a me perché tuteli gli interessi della famiglia della povera donna che lascia tre figli e il marito».

«Teresa lavorava a San Gallo e sul lavoro, il 2 settembre, ha trovato inaspettatamente e ingiustamente la morte a 46 anni per mano di un assassino che la polizia svizzera non è riuscita a fermare. Sia i giornali italiani che quelli svizzeri hanno scavato nella vita dell’aggressore, un giovane di 22 anni. Viene descritto, sulla base di fonti ufficiali, come uno sbandato più volte ricoverato per gravi problemi psichici e noto alla polizia per abuso di droga. È stato analizzato il suo profilo Instagram che è stato definito come “lo specchio della sua instabilità”. Eppure era libero. Ed è stato libero di uccidere».

«Chiediamo al governo Svizzero e del cantone di San Gallo cosa abbiano intenzione di fare. Chiediamo che si prendano cura della famiglia di Teresa, dei suoi figli (fra i quali c’è una studentessa universitaria), del marito. Chiediamo che si occupino dei loro bisogni. La famiglia non ha ricevuto alcun messaggio da parte delle Autorità svizzere, neppure di cordoglio. Solo gli Inquirenti hanno interloquito con la figlia. La famiglia ha persino dovuto pagare le spese di trasporto della salma in Italia. E questo è francamente inaccettabile anche perché la Svizzera aveva il dovere di proteggere la vita di Teresa, aveva il dovere di curare adeguatamente l’aggressore, di non lasciarlo libero di compiere il suo gesto folle. La Svizzera possedeva le informazioni necessarie per prevenire il dramma che si è consumato a San Gallo. E aveva l’obbligo di farlo in base all’articolo 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che tutela il diritto alla vita delle persone».

«Chiediamo al Governo italiano di intervenire. Chiediamo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte di essere ricevuti. Teresa merita la medaglia d’oro al valor civile ma anche che l’Italia si interessi al suo caso e attivi i propri canali diplomatici per indurre la Svizzera ad assumersi le proprie responsabilità e a farsi carico delle esigenze dei prossimi congiunti di Teresa».

«Quel che è accaduto non si esaurisce in un ambito privato, non riguarda solo la famiglia di Teresa ma l’Italia e la Svizzera. Tre bambini svizzeri sono vivi perché una donna italiana si è sacrificata per loro. Teresa è morta perché un folle ha agito indisturbato
nonostante le turbe di cui soffriva e la sua storia ne avessero rivelato l’estrema pericolosità sociale».

«Continueremo a lavorare, a indagare sulle responsabilità e ad agire nell’interesse della famiglia di Teresa con l’aiuto dell’interprete messo a disposizione dal Comune di Cotronei e degli avvocati svizzeri che abbiamo coinvolto. Ci auguriamo di trovare attenzione e sensibilità e di non dover ricorrere alla Corte di Strasburgo contro la Svizzera per la violazione del diritto alla vita di Teresa».