Scuola in DAD e il peso dei “futuri diplomati Covid”

Per parlare del tema della scuola e della decisione presa dal governatore del Veneto Luca Zaia di prolungare la DAD al 100% negli istituti scolastici secondari di secondo grado abbiamo intervistato il preside dell'Istituto Salesiani San Zeno, Gianluca Rossini. Leggi anche: Salesiani San Zeno e l’arte del lavoro manuale In merito ai punti di forza…

Per parlare del tema della scuola e della decisione presa dal governatore del Veneto Luca Zaia di prolungare la DAD al 100% negli istituti scolastici secondari di secondo grado abbiamo intervistato il preside dell’Istituto Salesiani San Zeno, Gianluca Rossini.

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In merito ai punti di forza e alle criticità di questo sistema, Rossini afferma: «Nel nostro istituto avevamo già da qualche anno iniziato una sperimentazione di didattica digitale: ogni docente e ogni studente ha a disposizione un iPad con cui in tempi non sospetti si praticava la didattica a distanza. Questo a marzo ha semplificato le cose e siamo riusciti a portare avanti le lezioni con una certa regolarità e questo ci ha permesso di finire l’anno scolastico in maniera soddisfacente. Dunque eravamo già pronti ad affrontare la situazione. Come soluzione temporanea è stata meglio di niente, ma vediamo delle gravi criticità. La necessità di lasciare dei tempi di recupero ai ragazzi tra una lezione e l’altra, l’eccessiva esposizione dei ragazzi davanti a uno schermo, sono le problematiche più evidenti».

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Prosegue: «A lungo termine gli effetti sono preoccupanti, i ragazzi tendono a isolarsi e gradualmente hanno smesso di accendere la webcam. Un’altra difficoltà è data dalla valutazione e dal sostenimento di prove e verifiche, diventa difficile la garanzia dell’autenticità delle prove. Vediamo una fragilità nella preparazione dei ragazzi, che si accorgono che non avendo un contatto diretto con l’insegnante, si sentono i “futuri diplomati Covid”, con la conseguente percezione che il mondo del lavoro avrà su di loro. Questa modalità impedisce degli approfondimenti utili e pone ai ragazzi una grande incertezza. I ragazzi non sentono e non vedono parole e gesti che li rassicurino».

Riguardo le iscrizioni, in scadenza il 24 gennaio, per il nuovo anno scolastico: «Mi aspettavo una diminuzione di interesse ma al momento il trend è opposto. Abbiamo aumentato il numero di Open-day per poter accogliere gruppi più ristretti di ragazzi. Aspettiamo il termine del 24 gennaio per avere le iscrizioni ma dalla risposta che vedo mi pare che vi sia un incremento. Al momento sono ottimista».

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