Porto San Pancrazio, le curiosità del quartiere

Il fondatore di APS Quartiere Attivo, Davide Peccantini, è intervenuto su Radio Adige Tv per parlare del quartiere di Porto San Pancrazio e della sua storia.

Dal nome particolare al bombardamento massiccio che lo rase al suo, il quartiere di Porto San Pancrazio ha una storia incredibile da raccontare. A narrarcela è stato Davide Peccantini, fondatore di APS Quartiere Attivo.

«Il quartiere si posiziona tra la stazione di Porta Vescovo e Borgo Roma e la prima attestazione del quartiere l’abbiamo nel 1755 con la località di “Casette”, dove c’erano queste case in legno costruite in riva al fiume Adige lungo la fossa Morandina. Ed erano in legno perchè in caso di attacco nemico potevano essere dislocate, spostate in maniera più veloce» ha spiegato Davide.

«Il quartiere si chiama Porto perchè deriva dal fatto che una volta c’era un collegamento lungo il fiume con una sorta di zattera, che doveva portare dalla zona di Porto San Pancrazio alla zona del Saltuclo. Potevano svolgere questo lavoro solo le persone del posto ed era stata emanata una legge contro gli “abusivi delle zattere” e quindi non poteva svolgere questo lavoro chi abitava a San Giovanni Lupatoto, a San Michele o a Santa Maria di Zevio. Le famiglie certificate che potevano lavorare per il trasporto su zattera erano la famiglia Nadalini e Passatore».

«Con la costruzione della stazione di Porta Vescovo e la linea Venezia-Milano del 1847, viene costruito il “Buso del gato”, che oggi è un passaggio pedonale, ma una volta era un cunicolo dove venivano convogliate le acque degli scarichi di raffreddamento. Il problema della costruzione della stazione e del cimitero monumentale è che ha schiacciato lo sviluppo urbanistico del quartiere e quindi si è sviluppato in lungo all’inizio del 1900».

«Nel 28 marzo del ’44 durante il pranzo in 30 secondi il Porto fu interamente distrutto da 400 bombe perchè c’era la stazione e con il vento le bombe sono precipitate sul quartiere. – ha speigato Davide – Le case popolari di via Galileo Galilei erano rimaste in piedi solo con le facciate, la chiesa è stata completamente distrutta e ci furono 49 morti».

«Un’aneddoto è che negli anni ’50 è stato fondata un’associazione folkloristica dei “Ciclisti d’altri tempi”. Loro si presentano nelle manifestazioni carnevalesche con le bici fedelmente ricostruite con i pezzi originali. L’associazione ha partecipato all’apertura dei Campionati Mondiali di ciclismo, alla partenza del Giro d’Italia».