Pizzocaro, «Agli ospiti delle RSA manca l’aspetto affettivo»

Con Andrea Pizzocaro, direttore della Fondazione Casa di Soggiorno per anziani Giovanni Meritani di Sanguinetto e della Fondazione Villa Serena di Bardolino, nonché membro coordinamento dei centri servizi di Verona, abbiamo parlato delle difficoltà delle RSA e del grande lavoro del personale infermieristico.

In merito alla campagna vaccinale e al suo andamento nel veronese e alla fase di preparazione della seconda tranche di vaccinati, gli over ottanta. Abbiamo fatto il punto sui ritardi dell’approvvigionamento delle case farmaceutiche e la situazione va tenuta sotto controllo anche nelle RSA e proprio di quest’ultimo tema abbiamo parlato con Andrea Pizzocaro, direttore della Fondazione Casa di Soggiorno per anziani Giovanni Meritani di Sanguinetto e della Fondazione Villa Serena di Bardolino, nonché membro coordinamento dei centri servizi di Verona.

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In merito alla campagna vaccinale in corso: «Attualmente abbiamo vaccinato la quasi totalità delle strutture e sono escluse dai vaccini solo le strutture che hanno in corso focolai consistenti. Sono state somministrate le prime dosi nei prossimi giorni inizieremo con le seconde dosi. Sono stati vaccinati tutti gli ospiti che sono rimasti negativi da quest’ondata della prima settimana di ottobre che ha coinvolto purtroppo oltre il 90% delle strutture veronesi. Non sono stati vaccinati gli ospiti che si sono negativizzati da meno di trenta giorni, per indicazioni dell’Ulss. Ieri è stata però prorogata questa scadenza a sessanta giorni. La quasi totalità del personale è stata vaccinata, dunque nel giro di due settimane dovremmo avere una copertura totale del vaccino Pfizer».

La situazione nelle RSA: «Dopo che abbiamo vissuto la prima esperienza a marzo avevamo già previsto che nell’ondata autunnale-invernale senza lockdown saremmo stati investiti dal Covid e così è stato. L’apice si è avuto alla fine dell’anno, ora i focolai si stanno “spegnendo” ma abbiamo difficoltà, perché non si possono fare accoglimenti per i nuovi ingressi, a meno che non si possa garantire una perfetta compartimentazione tra ospiti “ancora negativi” e gli attuali positivi e gli entranti. Stiamo elaborando con l’Ulss un piano vaccinale per i nuovi ingressi. La vera criticità, oltre che economica, è che nel corso del 2020 abbiamo sostenuto spese ingenti per far fronte al contagio anche per via della carenza di personale infermieristico. L’azienda Zero a fine anno ha bandito un concorso e solo nel Veronese sono stati assunti più di quattrocento infermieri, parte dei quali viene dalle nostre strutture. Sul mercato è una figura che addirittura non si trova e stiamo valutando di chiudere qualche reparto per garantire l’assistenza infermieristica. L’altra problematica è legata alle visite dei familiari. In alcune strutture sono già riprese ma sono sempre in sicurezza con i plexiglass o le stanze degli abbracci. La verità è che gli ospiti dopo il periodo di isolamento prolungato, risentono tanto di questo aspetto. la soluzione potrebbe essere vaccinare i familiari, anticipando il target previsto dalle normative. Auspichiamo che sia possibile perché l’aspetto affettivo in queste fasi è fondamentale».

Forte il malumore tra il personale: «Tanti hanno fatto una guerra in questi mesi perché purtroppo la grande difficoltà di affrontare il Covid in una struttura per anziani è il dimezzamento del personale, gli infettati per quanto applicassimo misure strette anticontagio è stato alto e abbiamo perso parecchi operatori. Si esce da un periodo difficile; il vaccino ha aiutato sicuramente ma non ha aiutato la risonanza mediatica su alcuni giornali, focalizzata sui casi di decessi piuttosto che raccontare gli sforzi fatti per affrontare l’epidemia. In questi mesi ci siamo trasformati da strutture sociosanitarie a strutture sanitarie, applicare protocolli a cui non eravamo aiutati, ma è un momento difficile. Speriamo che con il passare del tempo si torni a una normalità, che passerò dalla riapertura delle strutture e dalla vaccinazione».