Montorio, ancora il dramma in cella

Un altro uomo si è tolto la vita mentre era detenuto nella casa circondariale di Montorio. È il quinto caso in quattro mesi a Verona. Solo una settimana fa la manifestazione delle associazioni.

Carcere Verona - Casa circondariale Montorio
Casa circondariale di Verona-Montorio

L’associazione “Sbarre di zucchero” ha segnalato un nuovo suicidio avvenuto nella casa circondariale di Montorio ieri sera, sabato 3 febbraio. Secondo quanto riferisce l’associazione, si tratta di un detenuto ucraino, dimesso da qualche giorno dal reparto psichiatrico dell’ospedale, dopo aver già tentato il gesto estremo nelle scorse settimane.

Il corpo dell’uomo, riferisce in una nota il sindacato Uilpa Polizia penitenziaria, è stato ritrovato ieri sera verso le 20 nella sua cella della sezione infermeria, dove era stato portato al rientro a Montorio. A nulla sono valsi i soccorsi degli agenti di custodia e del personale sanitario.

«Come è possibile che non si sia stati in grado di evitare questa morte? Come è possibile che tale disagio psichiatrico non sia stato adeguatamente intercettato e preso concretamente in carico? Cosa sta succedendo nel carcere di Montorio? Ma, soprattutto, cosa stanno facendo direzione ed amministrazione comunale per evitare che questo Istituto continui ad essere tristemente noto come “il carcere della morte”?» chiede Sbarre di zucchero in un comunicato firmato da Monica Bizaj, Micaela Tosato e Marco Costantini.

Sbarre di Zucchero è attiva per i diritti dei detenuti e segnala da tempo la serie di suicidi nel carcere di Verona: solo una settimana fa, domenica scorsa, insieme ad altri gruppi aveva partecipato a una manifestazione proprio davanti all’istituto di Montorio.

L’associazione annuncia anche un presidio davanti a Palazzo Barbieri: «Tutte queste domande le rivolgeremo direttamente a Sindaco e giunta comunale nel corso del presidio che a breve faremo di fronte al Municipio di Verona, perché questo totale immobilismo deve finire immediatamente».

«Nostro malgrado – commenta il segretario Uilpa Gennarino De Fazio – la carneficina nelle carceri del Paese continua, così come proseguono il malaffare, le risse, le aggressioni alla Polizia penitenziaria, il degrado e molto altro ancora. Pure un appartenente al Corpo di polizia penitenziaria due settimane fa si è tolto la vita. Apprezziamo che il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dopo le incaute dichiarazioni in occasione della relazione al Parlamento sull’amministrazione della giustizia abbia parzialmente corretto il tiro rispetto alla drammatica piaga delle morti in carcere, ma è ancora troppo poco».

LEGGI ANCHE: Meloni a Veronafiere, elogio al Made in Italy

Protesta carcere montorio
Manifestazione davanti alla casa circondariale di Montorio (28 gennaio 2024)

Dal Comune di Verona avviato il tavolo tecnico

Il sindaco di Verona Damiano Tommasi, la giunta e l’amministrazione tutta esprimono il loro «cordoglio per il dramma del quinto suicidio in pochissimi mesi, il sostegno al garante per le persone con restrizione della libertà, don Carlo Vinco, e a quanti vivono e lavorano nella Casa Circondariale di Montorio».

«Dopo questo triste giorno proseguirà ancora più incessante il lavoro di sensibilizzazione e approfondimento dei temi riguardanti la vita in carcere sin qui svolto con l’istituzione del tavolo tecnico tra assessorati, terzo settore e direzione del carcere, convocazione di commissioni consiliari, incontri con le associazioni che operano nel carcere, oltre che contatti con le massime autorità preposte recentemente invitate e attese per un confronto a Verona», dichiarano gli assessori Luisa Ceni, Italo Sandrini e Stefania Zivelonghi, che hanno avviato il tavolo tecnico nei mesi scorsi.

Luisa Ceni
L’assessora alle Politiche sociali e abitative e ai Tributi Luisa Ceni

Verona Radicale annuncia un presidio pubblico

Sul tema lancia l’allarme anche Verona Radicale: «Dall’inizio dell’anno è il secondo suicidio nel carcere veronese, il quattordicesimo a livello nazionale. In Italia, dagli anni settanta stiamo assistendo a un processo di carcerizzazione senza sosta, con un inaccettabile sovraffollamento rispetto ai posti letto ufficiali che è già costato al nostro Paese più condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, la quale ha parlato di “problema sistemico”».

«La situazione delle carceri italiane non è accettabile per uno Stato di diritto», affermano Marco Vincenzi, Fabio Fraccaroli e Laura Parotto di Verona Radicale. «Sul sovraffollamento pesano il ricorso eccessivo alla custodia cautelare, sopra la media europea, nonché le varie leggi repressive emanate negli anni che hanno creato picchi incarcerazione, come la Fini-Giovanardi in materia di sostanze stupefacenti o la Bossi-Fini sull’immigrazione. Basti pensare che, dei 56.196 detenuti presenti nelle carceri a fine 2022, oltre 19mila, uno su tre, erano persone alle prese con una condanna ai sensi del Testo Unico sulle Droghe».

Verona Radicale annuncia per questa settimana «l’organizzazione di un presidio pubblico al fine di porre l’attenzione sulla drammaticità della situazione carceraria italiana. Il presidio sarà aperto all’adesione di tutti i cittadini e di tutte le realtà politiche e associative che credono, riprendendo le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al momento del suo insediamento, che “Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti”».

«Come segnalato dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura, costruire nuove carceri non è un rimedio risolutivo», concludono gli esponenti di Verona Radicale. «Le istituzioni devono agire subito affinché il numero totale dei detenuti sia rapidamente ricondotto alla capienza legale. Occorre poi potenziare le misure alternative, ricorrendo alla pena detentiva solo come extrema ratio e favorendo opportunità pedagogiche e assistenziali, esperienze lavorative e formative che permettano il reinserimento sociale del condannato. Inoltre, va affrontato l’urgente problema della carenza di personale di ogni professionalità nelle carceri (agenti, educatori, direttori, assistenti sociali, mediatori culturali, medici e operatori sanitari, magistrati di sorveglianza), al fine di migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutta la comunità penitenziaria».

LEGGI ANCHE: Autovelox a Verona: ecco dove sono questa settimana

La consigliera Cugini attacca il ministro Nordio

«Le aveva definite “malattia ineliminabile” le morti che avvengono per suicidio in carcere, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, lo scorso 17 gennaio. Noi crediamo che l’unica cosa veramente ineliminabile, in questo inizio anno che conta già 15 persone morte nelle carceri per propria mano, sia la vergogna che dovrebbe provare il ministro alla notizia del secondo suicidio che avviene nella casa circondariale di Montorio» dichiara Jessica Cugini, consigliera comunale di In Comune per Verona Sinistra Civica Ecologista.

Jessica Cugini in consiglio comunale
La consigliera Jessica Cugini (In Comune per Verona) in consiglio comunale

«Le inaccettabili parole, dette da chi è a capo di un dicastero che dovrebbe salvaguardare le vite di chi sta scontando una pena, sigillano, salvandolo, un sistema fallimentare, basato solo ed esclusivamente sulla repressione. Senza alcuna presa in carico di quelle che sono da tempo oramai le evidenti fragilità e cancri di un organismo carcerario in cui la dignità umana viene calpestata quotidianamente».

In caso di emergenza, chiama il 118. Se ci sono amici o conoscenti con pensieri suicidi si può chiamare il Telefono amico allo 02 2327 2327, tutti i giorni dalle 10 alle 24.

👉 VUOI RICEVERE OGNI SERA IL QUOTIDIANO MULTIMEDIALE VERONA DAILY?
👉 È GRATUITO!

CLICCA QUI

PER RICEVERLO VIA EMAIL O WHATSAPP
(se scegli WhatsApp ricorda di salvare il numero in rubrica)

OPPURE
👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI AL CANALE TELEGRAM