Medici no-vax in servizio, gli Ordini dei sanitari veneti alla Regione: «Non cedete a ricatti»

Dopo il dietrofront della Regione Veneto sulla sospensione dei medici non vaccinati, gli Ordini delle Professioni Sanitarie del Veneto hanno inviato un comunicato unitario per chiedere alla Regione di seguire le direttive governative e di sospendere i medici no-vax con conseguente comunicazione dei nominativi ai rispettivi ordini.

Si legge lo sconforto nel comunicato congiunto degli Ordini delle Professioni Sanitarie del Veneto che esprimono preoccupazione e dissenso in merito alle dichiarazioni della Regione Veneto sul “congelamento” delle sospensioni dei sanitari per motivi organizzativi che non hanno adempiuto a quanto previsto dalla norma.

Gli ordini «in modo unanime ribadiscono il loro pieno appoggio in merito all’obbligo vaccinale per tutti i sanitari, sancito dal DL 44/2021, convertito nella L. 76/2021 recentemente richiamato dal Presidente del Consiglio Mario Draghi. Ricordano come la normativa in essere avrebbe dovuto portare ai primi provvedimenti sospensivi già dalla metà del mese di maggio e che il tempo intercorso doveva essere dedicato a programmare la riorganizzazione del sistema, visto anche il periodo estivo» si legge nel comunicato. 

«Ringraziano l’assoluta maggioranza dei loro colleghi che con senso di responsabilità hanno ottemperato alla legge e si sono vaccinati rispettando il mandato di tutela del paziente a loro affidato. Chiedono alla Regione Veneto una immediata inversione di rotta, senza cedimenti a ricatti o pressioni posti in essere da una piccola minoranza di soggetti, e l’applicazione della sospensione dal servizio in presenza o lo spostamento dal contatto diretto con soggetti fragili, come previsto dalla normativa nazionale».

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Gli Ordini delle Professioni Sanitarie del Veneto, «nella loro funzione di tutela della salute dei cittadini, chiedono infine che vengano comunicati con sollecitudine ai rispettivi Ordini i nominativi degli iscritti che hanno rifiutato la prevista vaccinazione, e sono quindi privi dei requisiti per esercitare la professione in situazioni che possano essere causa di contagio. Appare evidente che i cittadini hanno il diritto di esser messi a conoscenza se nelle strutture o negli studi professionali cui si rivolgono per esser curati possono invece correre il rischio di esser contagiati e di ammalarsi. La funzione primaria degli Ordini è la verifica del possesso degli adeguati requisiti all’esercizio della professione dei loro iscritti, a tutela dei cittadini e della salute pubblica» conclude il comunicato.

Il comunicato è firmato da:

  • Medici Chirurghi e Odontoiatri Belluno – Rovigo – Treviso – Venezia – Verona – Vicenza
  • Infermieri ed Infermieri Pediatrici
  • Farmacisti
  • Biologi
  • Veterinari
  • Psicologi
  • Ostetriche
  • Chimici e Fisici Sanitari
  • Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione.

Operatori sanitari non vaccinati in Veneto: oltre 18mila da verificare

Secondo la tabella diffusa oggi dalla Regione Veneto, aggiornata al 20 luglio 2021, sono 18mila 766 gli operatori sanitari, o con funzioni “di interesse sanitario“, oggetto di accertamento da parte dell’Ulss competente per luogo di residenza per quanto riguarda la vaccinazione. Le elaborazioni sono state condotte sugli elenchi forniti dai rispettivi ordini professionali.

Di questi oltre 18mila, 3643 sono nell’Ulss 9 Scaligera (la più estesa territorialmente). In Veneto i medici oggetto di accertamento sono 2574, gli infermieri 4480, i farmacisti 891, gli psicologi 1768, gli oss 540.

La critica di Anna Maria Bigon, consigliera regionale PD

Anche la consigliera regionale del PD, Anna Maria Bigon, sottolinea una problematica presente da tempo in Regione: la carenza di medici, strettamente legata al rifiuto di alcuni sanitari di vaccinarsi: «Per coprire le carenze di organico era necessario muoversi per tempo, avremmo contenuto i danni provocati dai sanitari che rifiutano il vaccino, nonostante una legge nazionale. Guardiamo l’esempio dell’Emilia Romagna: già ad aprile 2020 è uscita con un bando per lanciare una manifestazione di interesse per reclutare medici infermieri ed oss stranieri, replicandola lo scorso marzo, sfruttando l’articolo 13 del decreto Cura Italia. La Regione Veneto, invece, si è mossa soltanto a inizio luglio, troppo tardi: i medici stranieri li abbiamo lasciati al privato e adesso Zaia fa dietrofront sulle sospensioni» dice Bigon.

Le parole del sindacato FP CGIL Veneto

Dello stesso avviso anche il sindacato FP CGIL Veneto: «La deroga da parte di un Presidente di Regione all’applicazione di una norma nazionale presuppone che l’apparato tecnico, a cui è affidata l’esecuzione, si assuma più di qualche responsabilità in  ambito civile e penale. In primis nel non comunicare agli Ordini Professionali i nominativi dei sanitari che non hanno assolto l’obbligo vaccinale evitando così che gli stessi possano procedere con la  sospensione dall’Albo e conseguente inibizione dell’esercizio della professione. Solo così facendo  infatti si otterrebbe il risultato di poter continuare a mantenere in servizio il personale non  vaccinato».

«In secondo luogo le aziende sanitarie, mantenendo in servizio il personale non vaccinato,  anche se pur protetto con misure straordinarie (doppio tampone, aumento livelli di protezione)  come ipotizzato nei giorni scorsi dal DG della ULSS 2 La Marca Trevigiana dott. Benazzi, dovrebbero  assumersi responsabilità enormi di fronte al contagio del lavoratore o al primo caso di paziente contagiato da personale non vaccinato. Se, come dice il Presidente, i numeri dei sanitari non vaccinati sono irrisori (citata Vicenza con 38 tra  infermieri e OSS e 5 medici su 6000 dipendenti) si proceda applicando la legge salvaguardando così le regole, gli infermieri vaccinati e non ultimi i pazienti». 

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