Il collegio dei geometri rende omaggio a Flavio Melotti
Con Flavio Melotti se ne va una figura di spicco delle professioni della nostra città. Il geometra-alpino, così come veniva soprannominato, è stato ai vertici del Collegio Geometri di Verona dal ’92 al ’98, prima segretario e poi presidente dal ’94 al ’98. Egli stesso geometra professionista e consulente tecnico molto apprezzato, ha guidato la categoria oltre i propri confini, ad aprirsi al confronto con gli altri Ordini professionali e alla città. Molto grande l’impegno a favore della categoria sempre legato al suo amore straordinario per il territorio.
«Flavio Melotti ha incarnato i veri valori del geometra – ricorda Fiorenzo Furlani, presidente del Collegio di Verona –. Professionista preparato, grande conoscitore delle normative e, allo stesso tempo, capace di andare al concreto, al cuore del problema. Un uomo che sapeva prendere decisioni e un combattente che, nello spirito del geometra, sapeva mettersi a disposizione della propria comunità. Ci mancherà non poterlo abbracciare almeno un’ultima volta vista l’attuale situazione, ma appena possibile, il Collegio gli renderà omaggio in maniera adeguata, come si fa con le grandi persone. Ci stringiamo attorno alla sua famiglia».

Dopo gli incarichi istituzionali all’interno del Collegio, Flavio Melotti ha continuato nella sua attività professionale e a favore della sua comunità. La riscoperta e il recupero delle trincee di Malga Pidocchio va proprio in questo senso: un progetto che ha coinvolto i giovani, gli studenti dell’istituto Cangrande della Scala, i volontari e il territorio. Ma il legame con il Collegio non si è mai interrotto: quando, una decina di anni fa, raggiunse la vetta del Gokyo Ri, in Nepal, piantò a oltre 5.300 metri di altezza una piccola bandiera del Collegio Geometri di Verona con le firme del direttivo.
«Il progetto di Malga Pidocchio e del recupero delle trincee – ricorda Domenico Romanelli, già presidente del Collegio geometri e amico – era un impegno che Flavio pensava come mantenimento della memoria condivisa. Quell’intervento, ma soprattutto, l’attività di divulgazione e pubblicazione nascevano dalla volontà di tramandare la conoscenza del territorio contro l’oblio. Aveva una carica umana accesa che traduceva anche nella professione».

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