Disagio giovanile, Guadagnini: «Aumentati gli aspetti depressivi»

La psicologa e sessuologa veronese, Giuliana Guadagnini, è intervenuta stamattina ai microfoni di Radio Adige Tv per parlare del disagio psicologico che sta affliggendo le persone nella fascia d'età più bassa, dai bambini agli adolescenti, che in questi mesi si sono trovati a vivere più nel mondo virtuale, che in quello reale.

Sempre più spesso, soprattutto con la passata quarantena e l’uso intensivo della didattica a distanza, si sta ponendo molta attenzione sui giovani e sul disagio psicologico che questo 2020 ha portato nelle nuove generazioni. Parliamo di ragazzi che hanno sviluppato difficoltà rrecentemente, ma anche di giovani che soffrono di questo tipo di disturbi da più tempo, come i cosiddetti Hikikomori o ancora, i NEET, ragazzi che non studiano e non lavorano. Ne abbiamo parlato con la psicologa e sessuologa veronese, Giuliana Guadagnini.

«Ci sono alcune persone che faticano a distinguere i due mondi, reale e virtuale, e scordano che sono interconnessi, quindi assistiamo da parte di alcuni soggetti, come gli hikikomori, a vite totalmente virtuali e connesse dove il mondo sociale non esiste più. Si interfacciano con coetanei e adulti tramite dispositivi. – ha spiegato Guadagnini – La privacy è pubblica e ci sono webcam aperte e non si pensa alle conseguenze delle proprie azioni online. Il problema della moltitudine degli adolescenti, ma anche dei bambini, durante il lockdown, è stato l’utilizzo dei dispositivi da parte di individui che non hanno uno spirito critico e che non sanno gestire il rapporto con i social media».

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Sul «livello psicologico post-lockdown c’è un aumento degli aspetti depressivi negli adolescenti. Ci sono poi la sfera dei disturbi del comportamento alimentare, disturbi del sonno, dell’affettività, disturbi legati alla sfera della propria sessualità e conseguenze, che ora non riusciamo a misurare, rispetto all’uso dei propri dati personali nella rete: perchè quello che è stato postato online o la ricerca di affettività tramite “sexting”, non sappiamo se dall’altra parte ci fossero persone affettivamente coinvolte. Vedremo nel tempo se ci saranno nel tempo dei “revenge porn” a carico di ragazzi e ragazze».

Tra i risvolti negativi dell’isolamento per i più giovani, c’è anche la partecipazione sempre più frequente a cortei e azioni violente: «I ragazzi necessitano di un gruppo di riferimento per evolversi. Attualmente hanno difficoltà nell’uscire, nel metterci a confronto, a crescere con uno spirito critico adeguato e quindi abbiamo molti adolescenti che si lasciano coinvolgere online nell'”hate speech” e nella vita concreta nei cortei violenti coinvolgendo la coscienza del gruppo e non quella individuale.

«Chiedere aiuto è difficile sempre. Ci sono tantissimi sportelli nella nostra città a cui i ragazzi si possono rivolgere. – ha concluso la dott.ssa Guadagnini – Ci sono gli adulti di riferimento, come gli insegnanti. Bisogna poi favorire le relazioni autentiche rispetto a quelle virtuali».