Disagio giovanile, Don Fasoli: «Su adolescenti l’effetto del “jet-lag domestico”»

Don Giovanni Fasoli, docente IUSVE e psicologo dell'educazione, è intervenuto stamattina i microfoni di Radio Adige Tv per parlare dei giovani e degli effetti del lockdown sullo sviluppo psicologico degli adolescenti.

Isolamento, disturbi dell’alimentazione e del sonno, relazioni virtuali. Sono tante le insidie che in questo periodo stanno vivendo adolescenti e pre-adolescenti. Sono intere generazioni quelle che resteranno segnate dal lockdown e da ciò che esso ha comportato, tra cui l’assottigliarsi delle differenze tra vita virtuale e reale. A parlarci di questo è stato Don Giovanni Fasoli, Docente dello IUSVE e psicologo dell’educazione.

«Oggi noi possiamo parlare degli adolescenti parlando di “Lockdown psicologico“. Una ricerca dell’ospedale Gaslini e dell’Università di Genova dei primi mesi della pandemia parlava di un effetto particolare rispetto agli adolescenti: quello di un “jet-lag domestico“. – ha spiegato Don Fasoli – La situazione ha colto in maniera improvvisa soprattutto loro e li ha disorientati. Penso che per andare verso una visione positiva gli adolescenti hanno bisogno di poter pensare che noi ci siamo, avere qualcuno accanto che ci dia delle indicazioni».

LEGGI ANCHE: Disagio giovanile, Guadagnini: «Aumentati gli aspetti depressivi»

«Io credo che sicuramente il rinchiudersi e l’isolarsi è problematico. Il tema messo in atto dai social e dalle piattaforme di gaming online, non è come un vero e proprio ritiro: gli esperti lo chiamano “ritiro sociale web-mediato”. L’OMS durante la pandemia ha promosso l’hashtag “play apart together”. La dimensione dentro la quale vengono a collocarsi i ragazzi è ambivalente e gli effetti hanno variabili che non possiamo stabilire a priori. – ha continuato don Fasoli – Il periodo dello sviluppo è un periodo di grande instabilità e fragilità e, secondo ricerche internazionali, è emerso che il primo effetto sui giovani è stato quello di una grande irritabilità. Un altro aspetto è quello di avere “fiato corto”, sia dal punto di vista fisiologico che psicologico».

E sul futuro e le conseguenze di questo periodo: «Noi non stiamo vivendo un’esperienza circoscritta, ma stiamo vivendo un’esperienza che ha un’onda lunga e quindi ciò che gli adolescenti hanno vissuto in questo periodo non si fermerà all’interno di questo lockdown, anche se non possiamo stabilire ancora adesso quello che poi andremo a stabilire in futuro».