I 150 anni delle Penne nere in piazza Bra: «Giù le mani dagli Alpini!»
Celebrazioni discusse, sofferte, contestate. Questo 150esimo anniversario degli Alpini ha portato con sé una scia di polemiche. La mancata illuminazione dell’Arena con il Tricolore e lo spazio ridotto per le iniziative da parte della Sovrintendenza, con la risposta piccata dell’Ana, Associazione Nazionale Alpini, che ha annullato la “Cittadella Alpina”.
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La festa però è continuata, con il Tricolore acceso su Palazzo Barbieri e Gran Guardia e poi le celebrazioni di questa mattina. Tante bandiere, divise della Protezione Civile dell’ANA e ancor più penne nere, insieme a sindaci e istituzioni civili e militari, hanno sfilato dal Sacrario monumentale, dove si è svolta la cerimonia solenne in onore dei caduti, fino al salotto della città «che quest’anno a causa delle restrizioni imposte alla manifestazione, ieri e oggi non ha ospitato la Cittadella Alpina che avrebbe presentato alla città e ai veronesi le molteplici anime degli alpini veronesi» dice la nota dell’Ana Verona.
Dai gradoni di Palazzo Barbieri, il presidente dell’ANA Luciano Bertagnoli ha ribadito l’importanza degli alpini per la collettività, per la memoria, per la storia: «La targa del 6° reggimento alpini qui sulle Mura riporta: “Alle Aquile del Sesto alpini che le penne insanguinarono su tutte le cime a prova di ferro, fuoco e valanghe, per un più libero volo”. Per questo libero volo, in Italia e nella nostra Verona, mi viene da urlare “Giù le mani dagli alpini!”».
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Bertagnoli ha portato un lungo elenco di servizi operati dall’Ana: «Chi è partito la sera stessa dell’alluvione nelle Marche con mezzi e attrezzature di ogni genere per andare a spalare il fango? Chi insieme ai vigili del fuoco e alle forze dell’ordine parte a spegnere gli incendi per salvaguardare i nostri boschi e le nostre case? Chi sorveglia insieme al Magistrato delle acque i corsi di fiumi e torrenti, controlla e monitora gli argini e prepara i sacchi di sabbia in caso di esondazioni? Chi copre l’80 per cento dei supermercati e delle farmacie durante le giornate di raccolta alimentari e farmaci? Chi con i droni e i cani da maceria si muove con le forze dell’ordine per ricercare le persone scomparse? Chi durante l’infinita emergenza della pandemia ha svolto oltre 54mila ore di servizio? Cari amici, la lunga lista potrebbe continuare».
«Tutto questo perché gli alpini sono di tutti e per tutti. E vorremmo che la popolazione fosse per gli alpini e con gli alpini: noi lo siamo anche per coloro che, inspiegabilmente, ci hanno negato di esporre il tricolore che esprime il totale amore e l’appartenenza alla nostra patria!», ha tuonato Bertagnoli, ricevendo applausi e sostegno.
È intervenuto anche il sindaco Damiano Tommasi: «In nome della comunità vogliamo dirvi grazie per esserci stati e per esserci sempre. Al contempo, Verona mi sento di dire che al fianco degli alpini c’è sempre stata: le tante fasce tricolori presenti sono il termometro di quanto l’ANA e le Truppe alpine sono nella nostra comunità un qualcosa di più. Personalmente, sono legato alla penna nera e ritengo che la città di Verona possa tranquillamente dire di essere orgogliosa di ospitare qui questa festa. Manifestiamo la vicinanza delle istituzioni».
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Molto decise le parole del comandante del 4° Reggimento Alpini paracadutisti Ranger Fulvio Menegazzo. «Ricordo questa piazza quando il Verona ha vinto lo scudetto, avevo 10 anni: ricordo come si festeggia in questa piazza. Poco conta, dunque, se qualcuno non ritiene decoroso illuminarla con il tricolore: noi alpini saremo comunque sempre qui, a disposizione della nostra città. Il compito degli alpini, in divisa e non, è difendere i diritti di ogni essere umano alla vita e alla pace», ha sottolineato Menegazzo.
Dopo gli interventi delle istituzioni, la mattinata è proseguita con la celebrazione della messa, officiata nuovo vescovo di Verona, monsignor Domenico Pompili, insieme al cappellano sezionale don Rino Massella e a don Bruno Fasani.


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